L'Ultima difesa pontificia di Ancona . Gli avvenimenti 7 -29 settembre 1860

Investimento e Presa di Ancona

Investimento e Presa di Ancona
20 settembre - 3 ottbre 1860

L'Ultima difesa pontificia di Ancona 1860

L'Ultima difesa pontificia di Ancona 1860
Società Editrice Nuova Cultura. contatti: ordini@nuovacultura.it

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Onore ai Caduti

Onore ai Caduti
Sebastopoli. Vallata di Baraclava. Dopo la cerimonia a ricordo dei soldati sardi caduti nella Guerra di Crimea 1854-1855. Vedi spot in data 22 gennaio 2013

Il combattimento di Loreto detto di Castelfidardo 18 settembre 1860

Il combattimento di Loreto detto di Castelfidardo 18 settembre 1860
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La sintesi del 1860

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Il combattimento di Loreto, detto di Castelfidardo 18 settembre 1860

Il Volume di Massimo Coltrinari, Il Combattimento di Loreto detto di Castelfidardo, 18 settembre 1860, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2009, pagine 332, euro 21, ISBN 978-88-6134-379-5, è disponibile in
II Edizione - Accademia di Oplologia e Militaria
- in tutte le librerie d'Italia
- on line, all'indirizzo ordini@nuova cultura.it,
- catalogo, in www.nuovacultura.it
- Roma Universita La Sapienza, "Chioschi Gialli"
- in Ancona, presso Fogola Corso Mazzini e press o Copyemme

domenica 19 giugno 2011

Il Barone d'Anethan l'inizio della collaborazione 1977

La sessione XI (Gennaio – Giugno 1977) del Nato Defence College fu veramente interessante. Il Comandante Benvenuti, superiore diretto, in una conversazione mentre si prendeva l’aperitivo in attesa dell’arrivo del Comandante, Sir Lancellot Bell Devis, affermava che la sera prima, in un incontro all’ambasciata belga aveva conosciuto un funzionario del Ministero degli Esteri belga che discendeva dal generale morto sul campo di battaglia di Castelfidardo. La notizia ebbe una certa risonanza, in quanto da quanto ero arrivato al College, nel rispetto della regola che a mensa o ai ricevimenti son si doveva assolutamente parlare di servizio, sport e politica, il mio cavallo di battaglia era la descrizione degli avvenimenti del settembre 1860 nelle Marche. Il Comandante Benvenuti portava altri particolari. Il funzionario conosceva perfettamente lo svolgersi degli avvenimenti sia diplomatici che militari del settembre 1860, di gran parte nella versione pontificia. Conosceva perfettamente l’organizzazione dell’esercito pontificio ed aveva una grande ammirazione per coloro che avevano preso le armi in difesa del potere temporale dei papi. L’arrivo dell’Ammiraglio Bel Devis, pose fine all’interessante raccolta di informazione. Ma ormai la cosa era avviata.

In breve, dopo l’inizio del corso, e dopo le rituali presentazioni, la collaborazione con il funzionario belga annunciato dal Comandante Benvenuti si avvio immediatamente. Era questi il Barone Ernest d’Anethan, che aveva sposato la pronipote del Generale de Pimodan, morto il 18 settembre 1860 al casino Sciava, per ferita. Era questi Auguste-Marie-Elie Georges de Rarecourt de la Valèe de Pimodan, secondo figlio di Camille, marchese de Pimodan, capitano di cavalleria, gentiluomo onorario della camera del Re e de Claire de Frénilly.

Lo scambio di informazioni e di documenti fu intenso per tutto il periodo della sessione, soprattutto per quanto riguarda la parte pontificia. Ebbi modo di mettere in contatto d’Anethan con i miei amici impegnati in queste ricerce, da Alberto Arpino, Direttore del Museo Centrale del Risorgimento a Roma, Piero Crociani, esperto uniformologo, Massimo Brandani, grande disegnatore e riproduttore di disegni uniformologhi, Carlo De Vita, Direttore del Museo Storico del Vaticano, che a sua volta ci mise in contatto con un altro appassionato, il professore Jean Coen,dando vita ad un altro filone di ricerca. Insieme, vi fu uno scambio intenso, e per noi fu una buona raccolta di materiali di origine pontificia, che era veramente scarso. In quei tempi pochi erano i dati raccolti.

Al termine del corso, nel cementare formarsi di una bella amicizia, non potevo non invitare D’Anethan ad Ancona, mio ospite. Nel veek-end del 13-14luglio 1977, visitammo tutti i luoghi del campo di battaglia di Castelfidardo. A dire il vero, fu una vera e propria presentazione del degrado in cui quei anni erano tenuti il Monumento al Cialdini, la Selva, e l’Ossario, oltre al fatto che non vi era nulla che ricordasse gli avvenimenti, tranne le targhe sulla facciata municipale. Una ben magra figura fatta agli occhi di questo belga innamorato della nostra terra, e della nostra storia. La visita alla Basilica di Loreto salvò un poco la situazione, ma non tanto. Da un mese, il 14 giugno 1977, era nata la primogenita, Laura, che impedì a mia moglie Anna Maria di seguirci nelle visite sui luoghi storici. In compenso, era presente al Ristorante “Il Passetto”, ove concludemmo le belle giornate passate insieme. Ma tutto fu rovinato dal solito cameriere “anconetano”, che come i suoi colleghi “commessi” hanno decreto di essere scortesi, villani e maleducati per definizione. Al termine del pranzo, nel momento di passare al caffè il malcapitato d’Anethan , come faceva da mesi alla mensa del Nato Defense College senza rilevare problemi, chiese al cameriere un cappuccino. La reazione fu un misto di rimprovero, predica e disgusto e diniego, e, grazie al mio intervento, si riuscì ad avere quanto desiderato.

Del resto, d’Anethan, come tutti quelli dell’upper class belga ed internazionale vestiva in modo molto dimesso, con abiti non certo confacenti al gusto del cameriere che sicuramente in cuor suo l’aveva sicuramente già classificato come “un cuntadì”. Rimane nelle storie familiari questa cena al Passetto, un ricordo di belle giornate passate parlando di storia, riconttracambiate quanto per ragioni di lavoro si capitava a Bruxelles. Una lettera scritta da Grimbengen, sede del castello di famiglia di d’Anethan, un mese dopo rimane come un dei primi documenti relativi alla ricerca svolta per gli avvenimenti del 1860 che si riproduce. D’Anethan ebbe poi come destinazione la sede di Accra, come Ambasciatore, e nelle lettere che scriveva da quella città sempre emergeva il grande amore per le Marche, per quel Castelfidardo che, come al solito, tutti amano, non ricambiati.






giovedì 9 giugno 2011

venerdì 10 giugno, ore 9.30

"La politica estera italiana a 150 anni dall’Unità: continuità, riforme e nuove sfide"

Seminario in occasione dell’uscita dell’edizione 2011 dell’annuario
La politica estera dell’Italia

Aula degli Organi Collegiali
(Città Universitaria, Rettorato - Piano terra)
Piazzale Aldo Moro 5, Roma
Contatti: (+39) 06 49910541

venerdì 20 maggio 2011

Presentazione del Volume:Investimento e Presa di Ancona

Biblioteca "L. Orciari"

Marzocca

Venerdi 3 giugno, ore 21, presso i locali ACLI di S. Silvestro,
alla presenza delle autorità civili e religiose avverrà la presentazione del libro, di Massimo Coltrinari

 "L'investimento e la Presa di Ancona".

 Si tratta di un evento culturale di notevole importanza in quanto ricorda lo scontro avvenuto sul territorio comunale, precisamente tra S. Silvestro e S. Angelo, tra le truppe piemontesi e pontificie.

L' evento chiude una lunga serie di iniziative che l' Amministrazione Comunale ha messo in piedi per il 150° dell' Unità d' Italia. L' organizzazione, in questa occasione, ha curato e messo a punto una mostra, gentilmente concessa da una Associazione Culturale di Ancona. Il giorno 5 giugno verrà posta una corona di alloro presso il cippo che ricorda lo scontro. Per quello che concerne la serata del 3 giugno, come in altre simili occasioni, intendiamo porre al centro dell' iniziativa l' autore e il suo libro. L' organizzazione che ha curato nei dettagli l' evento e che ha voluto con forza la tua presenza, è sicura della buona riuscita della serata.

Un cordiale saluto,

Mauro Mangialardi

giovedì 28 aprile 2011

CLXII anniversario della repubblica Romana del 1849

venerdì 29 aprile 2011, ore 9.15
Aula Magna del Rettorato
(Città Universitaria, Palazzo del Rettorato)
Piazzale Aldo Moro 5, Roma


"Italia e Repubblica Romana"

CLXIII Anniversario del Battaglione Universitario Romano



Per il CLXII Anniversario della Repubblica Romana del 1849, la Sapienza Università di Roma celebra il Battaglione Universitario Romano ricordando la data che Garibaldi chiamò «glorioso 30 aprile».

Le celebrazioni del Battaglione Universitario Romano, iniziate nel 1999, vengono ora organizzate dall’Unità di ricerca “Giorgio La Pira” del Consiglio Nazionale delle Ricerche - Sapienza Università di Roma, in collaborazione con il Dipartimento per l’Istruzione del Ministero Istruzione, Università e Ricerca e con l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano-Comitato di Roma.

Partecipano alle celebrazioni l’Associazione “Amici di Righetto”, che nel 2007 ha promosso l’attribuzione del toponimo Battaglione Universitario Romano al viale sito sul Gianicolo, e il Comune di Vallecorsa, patria di Pasquale de’ Rossi, professore di Diritto romano, comandante del Battaglione Universitario.

La S.V. è cordialmente invitata.

Il Rettore Luigi Frati

martedì 26 aprile 2011

Baroni in Camicia Rossa

Mi è gradito segnalarvi un significativo romanzo storico che ricostruisce le vicende dell’agosto 1860 quando le truppe garibaldine dalla Sicilia percorrono la Calabria verso Napoli.


Don Gerardo è un nobile calabrese che, come altri suoi pari è deluso dalla monarchia borbonica e conquistato all'idea dell'Italia unita.
Attraverso le vicende del protagonista - dei suoi numerosi parenti e amici e al coinvolgimento delle fasce popolari - si segue così un momento particolare della grande Storia, quando il Risorgimento consente di immaginare una nuova realtà.
Giovanna Motta riesce a ricostruire con profondità e al tempo stesso con leggerezza narrativa quel mondo e quel momento storico.

sabato 9 aprile 2011

Bibliografia Ragionata 1880 -1890
1880


Allard S. J., Les Zuoaves pontificaux, ou Journal de Mgr Daniel aumonier des zouaves, , Nantes, Imprimerie Bourgeois, 1880

De V. Philippe, Dix ans au service du Roi Pie IX au mémoire d’un zouave pontifical, Friburgo, Impr.de St-Paul, 1880

Delmas J, Un episode de la neuvième croisade ou la Bataille de Castelfidardo, Brest, Imprimerie F. Halègouet, Rue Klebert 11, 1880

Devigne P., Charrette et les Zouaves Pontificaux au journal de Mgr.Daniel, Nantes., 1880

Pellion di Persano C.,, Diario privato, politico, militare, Roux e Favale, Torino, 1880.

1881

D’Azeglio M., I miei ricordi, Firenze, Andrea Croci Editore, 1881

Del Mas J., La Neiviéme Croisade, Paris, Blériot, 1881

Nisco N., Storia d’Italia dal 1814 al 1880, Roma, Ed. Voghera Carlo, 1881



1882

Castaldi B., Pio IX ed i suoi tempi, Roma, Tipografia Sociale, 1882

Ottolino V., La Vittoria di Castelfidardo, Milano, Casa Editrice Guidone, Ristampa, 1882



1883

Atti parlamentari. Camera dei deputati. Sessione 1861-1862, Roma, Botta, Vol. X, 1883

Cialdini E., "Rapporto a S.E. il generale in capo sulle operazioni del IV Corpo d'Armata dall'11 settembre al 29 settembre", in M. Cellai, Fasti militari della guerra d'indipendenza, Milano, Tip. degli Ingegneri, 1883.

Cellai M., I fasti militari, Tipografi e litografia degli Ingegneri, 1883

Chiala L., Lettere edite ed inedite del conte di Cavour, Torino, 1883-1887, vol. IV, 1883

Mariani F., Le guerre per l’indipendenza italiana dal 1848 al 1870. Storia Politico-Militare, Torino, Roux e Favale, Vol. IV, 1883



1884

Rastoul M., Le General De La Moriciere,Lille, 1884.

Maldini G.M., I Bilanci della Marina d’Italia, Roma, Forzani, 1884-1886, Vol. I,



1885

AA.VV., Noces d’argent du Regiment des Zouaves Pontificaux 1860-1885,Basse Motte 28 Juillet 19885, Anvers 30 aout 1885, Rennes-Paris, Oberthr, 1885

Leveille R.P., Un soldat chrétien : Lamoriciére, Paris, 1885
1886

==,== (Anonimo), Principe di Sarsina nel primo anniversario della morte. I Maggio 1886, Roma, Cuggiani, 1886

Besson (Mgr), Frèderic-François-Xavier de Merode, sa vie et ses ouvres, Paris, Retaux-Bray, 1886

Carpi L. Il Risorgimento Italiano. Biografie d’Illustri Italiani Contemporanei, Milano, Francesco Vallardi Editore, 1886

Castelli M., Il Conte di Cavour. Ricordi., a cura di L. Chiala. Torino, Roux e Favale, 1886

Randaccio C., Storia delle marine militari italiane dal 1750 al 1860 e della marina militare italiana dal 1860 al 1870, Roma, Forzani, 1886, vol. 1, 1886



1887

Ambrosi R., De Magistris, Ghiron, Roma nell’unità italiana, Torno, Bocca, 1887

Bonchi R., Pio IX e il papa futuo, Milano, Treves, 1877



1888

Poitevin N., Mgr.de Merode, in Les Contemporains, Paris, s.d. ( ma 1888)

Tivaroni C., Storia critica del Risorgimento Italiano, Torino, Le Roux e Trassati, 1888-1897



1889

Chiala L., Giacomo Diana e l’opra sua nel Risorgimento Italiano, Torino-Roma, Roux e Viarengo, Vol. II 1899,

Stefanoni Luigi, La storia d’Italia narrata al popolo, Roma, E.Perino, 1889

Vannutelli P.V., Il generale Kanzler. Cenni biografici. Roma, Tipografia M. Armanni, 1889

1890

Bonetti A.M., Il volontario di Pio IX, Lucca, 1890

Le Chauff de Kerguenec H., Souvenirs des Zouaves pontificaux, Poitiers, Imp, Oudin, 2Voll., 1890

martedì 5 aprile 2011

Bibliografia Ragionata dal 1870 al 1879

1870


Boggio P.C., Storia politico-militare della guerra d’indipendenza italiana 1859-1860, Torino, 1860-1870

Colleville ( comte de), Un crime du second empire. Un guet-aupes de Castelfidardo, Libraire Felix Juve, Paris, 1870

Corsi C., 1844-1860. Venticinque anni in Italia, Tipografia Faverio e comp., Firenze, 1870

Pellion di Persono C., Diario privato-politico-militare nella campagna navale degli anni 1860-1861, Torino, Araldi, 1870

Ritucci G., Commenti confutatori, Napoli, Stabilimento Tip. Italia, 1870


1871

==,==, (Anonimo, ma Sonetti Antonmaria ex Zuavo pontificio), Il volontario di Pio IX, Bologna, Guidetti, 1871

==,==, “La fedeltà”,Giornale settimanale della Società Romana dei reduci delle Battaglie in difesa del papato, Roma, annate 1871-1872, 1909-1921

Russel-Killough F., Dix année au service pontifical, Paris, 1871

Saint Sernin, Comte de, Au service de Pie IX, Toulose, s.d. ma 1871


1872

==,==, (Anonimo), Le capitaine de Fabry aux zouaves Pontificaux. Rome 1860-1870 et aux Volontaires de l’Ouest. France 1870-1871. Par un de ses Camerades. Marselle, Saint-Lear, s.d. (ma 1872)

Cantù C., Della Indipendenza Italiana. Cronistoria. Torino, Stamperia dell’Unione Tipografica Editrice Torinese, 1872

Rustow G., La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente,(Versione del Dott. G. Bizzozero, Milano, Stabilimento Civelli Giuseppe, 1872

1873

Dupanlop F., Oration funèbre du général De La Moricière, 1873

Fea P., Il generale Efisio Cugia, in « Nuova Antologia » XXIII, Luglio1873, pag. 636-72, 1873

Jacquemont S., La campagna degli Zuavi pontifici in Francia, Bologna, 1873

De Treitschke E., Il conte di Cavour, Firenze, Barbera, 1873

Bresciani A, Olderico ovvero il zuavo pontificio, Milano, S. Muggini e C., 1873

1874

Lamy J., Monseigneur de Meròde, Louvain, Ed. Chat., 1874

Tournon, Comte de, Le Volontaires pontificaux a chéval, Paris, s,d, (ma) 1874


1875

De Charette A., Souvenir du Régiment des Zouaves Pontificaux, Tours, 1875

Bonacci M.A., Primato civile dei Pontifici. Versi. Firenze, le Monnier, 1875


1876

1877

1878

Senato del Regno d’Italia, Presidenza (a cura di ), Vittorio Emanuele II. Discorsi al Parlamento e Proclami all’Esercito, Roma, Tipografia del Senato, 1878

Pellion di Persano C., Lettere di Massimo D’Azeglio a Carlo di persano nel decorso di diciannove anni, Torino, Candeletti, 1878

1879
Keller E., Le general de la Moriciére, Paris, Dumaine, 1879

martedì 22 marzo 2011

Collana Storia in Laboratorio

N. 1. Edoardo Giorni di Vistarono, Alessandro Cicogna Mozzoni.

         Umberto Utili, un generale scomodo. 2008

N. 2. Massimo Coltrinari

          L’8 settembre in Albania
          La crisi armistiziale tra impotenza, errori ed eroismo. 8 settembre- 7 ottobre 1943. 2009

N. 3. Massimo Coltrinari, Laura Coltrinari

          La ricostruzione e lo studio di un avvenimento storico militare. 2009

N. 4. Massimo Coltrinari, Paolo Colombo

          La Divisione “Perugia”
          Dalla tragedia all’Oblio. Albania 8 settembre -3 ottobre 1943. 2009

N. 5. Massimo Coltrinari,

          Il combattimento di Loreto, detto di Castelfidardo. 18 settembre 1860., 2009

N. 6. Giorgio Prinzi, Massimo Coltrinari

          Salvare il Salvabile
          La crisi armistiziale dell’8 settembre 1943: per gli Italiani, il momento delle scelte, 2010


N. 7. Pierivo Facchini

          La campagna di Tunisia. 1942-1943 2010


N. 8 Massimo Coltrinari,

          L’investimento e la presa di Ancona.
          La conclusione della campagna di annessione delle Marche 20 settembre – 8 ottobre 1860,
          2010


N.9 Nicola della Volpe

           I Militari nella Guerra Partigiana (1943-1945)


Per infomarzioni sulla collana, risorgimento23@libero.it; per acquisti diretti ordini@nuovacultura.it

sabato 19 marzo 2011

Bibliografia Ragionata 1864-1869

1864


==, ==, Campagne de Castelfidardo, s.c., Meaux Carro, 1864

==, ==, Il Genio nelle campagne d'Ancona e della Bassa Italia 1860-1861, Torino, Tipografia Favale e C., 1864

AA.VV., La Civiltà Cattolica, Roma, Anno XIV ,Vol. X della serie quinta, 1864

De Segur A., Les Martyres de Castelfidardo, Paris, Bray, 1864

Ministero della Guerra, Operazioni dell’Artiglieria negli assedi di Gaeta e di Messina, Torino, Botta, 1864



1865

Brofferio A., Storia del Parlamento subalpino iniziatore d’indipendenza italiana, Milano, Balzini, 1865-1869

De Montalembert C., Il generale De La Moriciére, Roma, Tip. Dell'Osservatore Romano, 1865

Dupanloup F., Oration funèbre di général De La Moriciére,Nates, 17 ott. 186, s.e.. 1865

De Tournon D., Les Volontaries pontificaux à cheval, Paris, s.d. ( ma 1865)



1866

==, ==, Accademie Royal des sciences lettres et beaux-arts del Belgique, Biographie Nationale, Bruxelles, 1866, Vol 1, Vol II e IV, 1866-1870

Pougeois E., Le Général De La Moricière. Vie militaire, politique et privèè, Paris, Lathielleux, 1866

De Quattrebarbes T., Souvenirs d’Ancone. Siege de 1860,Paris, Douniol, 1866



1867

==, ==, Roma Illustrata. Opera periodica scientifica-letteraria, artistica, politica, religiosa. Firenze, annate
1867-1868

==,==, “La Vera Buona Novella” , Periodico della Cristianità Italiana, Firenze, annate 1867-1868

==,==, Annunario Pontificio,Roma, Tipografia della reverenda Camera Apostolica, 1867

==,==, Les soldats du Pape, journal de deux zouaves bretons, in « Revue de Brétagne et de Vandée, III serie, t.II, 1867

Bartolini C., Il brigantaggio nello Stato Pontificio. Cenno storico anedottico dal 1860 al 1870, Roma, Stabilimento Tipografico dell’Opinione, 1867

C**, La Divisione di riserva nella campagna d’Ancona 1860, in Rivista Militare Italiana, Anno VI e Anno VII, 1866, 1867

Kersabiec A., Kersabiec E., Le soldats du Pape, Namtes, Libaros, 1867



1868

Cellai M., Fasti militari della guerra dell’indipendenza d’Italia dal 1848 al 1862, Milano, Tipografia e Litografia degli Ingegneri, 1868

De Poli O., Les soldats du pape ( 1860-1867), Paris, Amyot, 1868

Guarnieri A., Otto anni di storia militare in Italia. 1859-1866, Firenze, Tipografia Galletti, 1868

Lefebvre de Bellefeuille, Le Canada et les zouaves pontificaux, Montreal, Tip. Nouvea Monde, 1868

Lettellier P., Bernard de Quattrebarbes, Angers, Lainné, 1868

Oheix R., Joseph Rialan, sergent aux zouaves pontificiaux, Parigi, Lecorffre, 1868


1869

Carocci L.P. La Milizia Pontificia. Dissertazione letta nell’Accademia degli Arcadi nella tornata del 30 gennaio 1868, Roma, Propaganda Fide, 1869

Du Reau P. , Bernard de Quattrebarbes, Parigi, Gouipy, 1869

Galanti L., Il Castel Fidardo. Romanzo storico-poetico, Roma, Tipografia Menicanti, 1869

Monnier M., L’Italia all’opera dal 1860 al 1869, Milano,Treves, 1869

Pellion di Persano C., Diario privato politico militare nella campagna navale del 1860-1861, Firenze, Civelli, 1869

Zini L., Storia d’Italiadal 1850 al 1866, Milano, Casa Editrice Italiana M. Guidoni, 1869

giovedì 17 marzo 2011

L’Unità d’Italia e la Santa Sede
L’Unità d’Italia:una storia da difendere

Materiale di Approfondimento

Editoriale
In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, proclamata il 17 marzo 1861, il dibattito storiografico sulla unificazione nazionale sta vivendo un momento di vivacità, almeno a livello politico e mediatico. Il Presidente della repubblica Napoletano ha invitato le istituzioni ed ilPaese a mobilitarsi per celebrare con “orgoglio” la nascita dell’unità d’Italia. Tale iniziativa è stata di recente incoraggiata e sostenuta anche dal Presidente della CEI card. Angelo Bagnasco. L’Invito del Capo dello Stato a Celebrare l’anniversario in spirito di concordia e di unità è ben fondato. Da varie parti infatti, e con diverse motivazioni, vengo espresse sempre pi non solo da opinionisti, ma anche da politici perplessità sul modo in cui fu raggiunta l’unità d’Italia e sulla opportunità della forma dello Stato “accenrato” che fu adottata dalle elite politica piemontese del tempo.

Editoriale. La Civiltà Cattolica, Anno 161 2010 I 423-429, quaderno 3839 5 giugno 2010
Sito web. www.laciviltàcattolica.it; e mail civcatt@laciviltàcattolica.it
L’Unità d’Italia e la Santa Sede
Materiale di Approfondimento

Giovanni Sale, S.I. 
Leone XIII. L’’Unità d’Italia ed i Cattolici Militanti

Il Pontificato di Leone XIII è stato molto studiato dagli storici cattolici, anche perché in quegli anni di fine secolo avvennero in ambito sociale, culturale ed economico cambiamenti rilevanti, a cui il Pontefice non era insensibile, che hanno inciso profondamente nel vissuto delle comunità cristiane, in particolare in Europa, come la cosiddetta rivoluzione industriale e la nascita della questione sociale. In occasione del secondo centenario della sua nascita (2 marzo 1810) ci pare interessante ritornare su alcuni aspetti non troppo approfonditi di quel lungo pontificato, cioè il pensiero di leone XIII sulla questione dell’Unità d’Italia, oggi molto dibattuta, e sul concetto di democrazia cristiana in riferimento all’organizzazione dei cattolici militanti.

Articolo. La Civiltà Cattolica, Anno 161 2010 II 107-119, quaderno 3836, 17 aprile 2010
Sito web. www.laciviltàcattolica.it; e mail civcatt@laciviltàcattolica.it
L’Unità d’Italia e la Santa Sede
Materiale di Approfondimento

La celebrazione del 20 settembre 2010

Editoriale



La celebrazione del 20 settembre per il 140° anniversario di Roma capitale ha visto uniti il presidente Giorgio Napoletano ed il cardinale Tarcisio Berte come segno che questa data non è pi motivo di divisione tra le due Italie. La ricorrenza offre lo spunto per ripercorrere la storia dei rapporti fra lo Stato e la chiesa. La presa di Roma del 1870 ha aperto la questione romana con l’aspro contrasto tra l’Italia e la Santa Sede, che considerava il potere temporale come funzionale per l’esercizio del ministero. Dopo i patti Lateranensi del 1929 e la costituzione dello Stato della Città del Vaticano che assicura al Papa la necessaria indipendenza, si sono superate le passate tensioni e, coe ricordato il card. Bertone, si è aperta la via ad una stretta collaborazione, nell’ambito delle rispettive competenze a beneficio dell’intera società



La Civiltà Cattolica, Anno 161 2010 IV 3-7, quaderno 3847, 2 ottobre 2010
Sito web. www.laciviltàcattolica.it; e mail civcatt@laciviltàcattolica.it
L’Unità d’Italia e la Santa Sede
Materiale di Approfondimento

Giovanni Sale S.I.,
I Moti del 1848 e la lotta per l’indipendenza


L’articolo presenta un pamplet finora inedito, conservato nell’archivio di Civiltà Cattolica intitolato “Parentesi in favore della guerra di indipendenza italiana” . Si tratta di un appello rivolto ai “ popoli pontifici”perché continuino nonostante i rovesci subiti nelle guerre del 1848 a sperare nella causa dell’indipendenza nazionale e a mobilitarsi per una futura guerra contro l’Austria. Il documento coglie bene lo spirito del “Quarantotto” vale a dire quelle idealità, come i principi di libertà, di indipendenza, e di autodeterminazione dei popoli, che mobilitarono in tutta Europa (e in particolare nella Penisola Italiana) forze nuove e vitali fino a quel momento sopite ma che si sarebbero pienamente realizzate soltanto alcuni decenni più tardi.

La Civiltà Cattolica, Anno 161 2010 IV 564-575, quaderno 3852, 18 dicembre 2010
Sito web. www.laciviltàcattolica.it; e mail civcatt@laciviltàcattolica.it

mercoledì 16 marzo 2011

Bibliografia Ragionata 1863

AA, VV., Studi per la compilazione di un piano organico della Marina Militare eseguiti per ordine del Ministero della Marina, Roma, Ministero della Marina, 1863;

==,==, Il Trionfo di Pio IX nella sconfitta delle schiere pontificie a Castelfidardo (per un giovane maceratese), PoemaLirico, Prefazione dell’Abate Vincenzo M. Jacoboni, Roma, 1863

==, ==, Studi per la compilazione di un piano organico della Marina Militare eseguiti per ordine del Ministro della Marina, Roma, Ministero della Marina, 1863

AA.VV., La Civiltà Cattolica, Roma, Anno XIV, Vol V della Serie quinta, 1863

AA.VV., La Civiltà Cattolica, Roma, Anno XIV, Vol VIII della Serie quarta, 1863

Bresciani A., Olderico o el zuavo pontifcio, , Barcelona,, Imprenta HH, 1863 (traduzione spagnola)

Cerbelaud Salagnac G., Les Zouaves Pontificaux, Paris, Editions France-Empire, 1863

Michelini A., Storia della Marina Militare del cessato Regno di Sardegna, Torino, Tipografia Eredi Botta, 1863

Monteverde C., La vittoria di Castelfidardo e la presa di Ancona, ossia gli ultimi sforzi della tirannide clericale, Milano, Luigi Ciuffi Editore-Libraio, Vol.I, Vol. II, 1863

Pellion di Persano C., Osservazioni sugli studi sul piano organico della R. Marina Italiana, Genova, 1863

Ottolini G., Castelfidardo, Milano, Sancito, 1863

Veuillot E., Monseigneur De Merode, minister des armes des S.S. Pie IX, Paris, Palmé, 1863

sabato 12 marzo 2011

Il Risorgimento più che celebrarlo, va studiato

Quello che significa sete di potere

In una recente trasmissione di Rai Tre Marche si è sentito finalmente dire che Castelfidardo e gli avvenimenti del 18 settembre 1860 hanno un rapporto squilibrato. Non è il caso di riprendere tesi ormai note, che solo chi è in ritardo sulla conoscenza dei fatti non ne ha preso conoscenza. Quello che stupisce è il fatto che paladini ed ambasciatori delle tesi sopra esposte, sono elementi che, dopo aver sostenuto tesi altrettante cervellotiche, ora si avvicinano, sotto il peso della realtà dei fatti, a sostenere, in modo arruffato e confusionario, alla realtà. La sete del potere e dell’apparire divora e fa perdere la bussola, facendo fare figure pagliaccesche a chi ne è pervaso. Perchè non rimanere ai diletti lavori informatici o percorre la bella strada della botanica

Questi elementi sono deleteri alla causa della storia del Risorgimento. Ripetere, da buoni scolaretti, tesi che sono il frutto di anni di ricerche può ingannare l’ascoltatore occasionale della nostra televisione ciabattona, ma non chì vuole una informazione corretta.. Il verbo giusto da usare sarebbe per costoro usurpatori, ma si corrre il rischio che non ne comprendono il significato, ma più che altro si può usare il termine recitanti di una parte imparata a memoria. Quello che sorprende è il fatto che chi ha responsabilità della informazione si rivolge a simili personaggi per avere cogenza della storia, e della storia risorgimentale in particolare, altro segno di come l’informazione che ci viene propinata deve essere presa con estremo sospetto. Si è sempre sostenuto che il Risorgimento, e soprattutto questa data anniversaria dei centocinquanta anni della nostra unità, più che celebrarlo e celebrarla, necessità conoscerlo e conoscerla. Purtroppo con amarezza si constata che questo avvenimento, che segna un passaggio fondamentale del nostro presente è ostaggio della sete di potere di chi ha perso la bussola e vuole ad ogni costo apparire recitando parti scritte da altri. Per chi vuole andare oltre questi ippopotami morali e vuole avere una informazione documentata, si segnala Il volume, Il combattimento di Loreto detto di Castelfidardo, 18 settembre 1860, Roma, Società Editrice Nuova Cultura, Università La Sapienza, 2010, pag. 331, ill. Euro 21. ISBN 978-88-6134-379-5 che è reperibile in ogni libreria e ad Osimo presso l’edicola sotto le logge.

venerdì 11 marzo 2011

L’Unità d’Italia e la Santa Sede
Italia Materiale di Approfondimento

Gian Paolo Salvini S.I.,
L’Unità d’Italia e la Santa Sede

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, proclamata il 17 marzo 1861, il dibattito storiografico sulla unificazione nazionale sta vivendo un momento di vivacità. Da varie parti e con diverse motivazioni sono state espresse perplessità e critiche sul modo in cui fu raggiunta l’Unità d’Italia e sulla forma di Stato adottata. Civiltà Cattolica ha espresso il suo punto di vistasulla materia in vari articoli ora riuniti insieme ed approfonditi (con una ricca e inedita appendice documentale) in un libro di Giovanni Sale (G. Sale, L’Unità d’Italia e la Santa Sede, Milano, Jaka Book, 2010, 195, Euro 18.00) che esamina la materia fino ai fatti di Porta Pia del 20 settembre 1870.

Editoriale. La Civiltà Cattolica, Anno 162 2011 I 425-431, quaderno 3857, 5 marzo 2011
Sito web. www.laciviltàcattolica.it; e mail laciviltàcattolica.it

giovedì 10 marzo 2011

Bibliografia 1862

==,==, (Anonimo), Il volontario Giuseppe Luigi Guérin del Corpo degli Zuavi Pontifici franco-belgi, Roma, Tipografia Forense, 1862

==,==, (anonimo), Narrazione della battaglia di Castelfidardo e dell’Assedio di Ancona scritta da un Romano , Italia, Roma, 1862

==,==, L’armée pontificale sous le commandement di général De la Moriciére, in Revue Contetemporaine, 15 Nov. – 1 Dic. 1862

A.A.VV., La Civiltà Cattolica, Roma, Anno XIII, Vol IV della Serie quinta, 1862

Bresciani A., Olderico, ovvero il Zuavo Pontificio. Racconto del 1860, Napoli, Giannini, 1862

C** La Divisione di Riserva nella Campagna di Ancona 1860. Da Perugia a Tolentino II, in Rivista Militare Italiana, Tipografia Editrice G. Cassone e Comp., Torino,Volume III Anno VI, Gennaio, 1862

C** La Divisione di Riserva nella Campagna di Ancona 1860. Attacco assalto e pres delle opere avanzate di Ancona IV, in Rivista Militare Italiana, Tipografia Editrice G. Cassone e Comp., Torino,Volume III Anno VI, Marzo, 1862

C** La Divisione di Riserva nella Campagna di Ancona 1860. Da Perugia a Tolentino II, in Rivista Militare Italiana, Tipografia Editrice G. Cassone e Comp., Torino,Volume III Anno VI, Gennaio, 1862

De Segur A. (Comte), I Martiri di Castelfidardo, Bologna, Mareggiani, 1862

Lafond E., Loret et Castelfidardo, Paris, 1862

Latreiche C., Journal des événements de Castelfidardo, Paris, 1862

Rustow G., La guerra italiana del 1860, Milano, Stabilimento Civelli Giuseppe, 1862

Rustow G., La guerre italienne en 1860, Geneve, Cherbuliez, 1862

Olivieri I., La battaglia delle Crocette, Romanza, Edizione Cardi Ascoli Piceno, 1862

Pasquale Marinelli G., De pugna ad Castrum Fidardum, Manoscritto, Camerano, cassa Rurale ed Artigiana, 1862

Venturini D., De vita et mortibus Georgii Pimodani. Ad Cristophorum Lamoricierium, Roma, Tipografia "La Civiltà Cattolica", 1862

Venturini D., Notizie bibliografiche del generale De la Moriciére, Roma, Tipografia del "Vero Amico del Popolo" s.d

Vecchiotti L., Illustrazione della Messa Funebre per i Caduti della battaglia di Castelfidardo, 20 d 2, 31 0S, 2° CCXLII, -6/10, 1862

venerdì 18 febbraio 2011

Inno alla bandiera
 del
 10° reggimento Fanteria Brigata "Regina"



Il 1O° Reggimento Fanteria
con i suoi quattro battaglioni
sostenne l'unrto principale dell'attacco della colonna
De Pimodan
il 18 settembre 1860



Cartolina ritrovata da
Alessandro Duranti
 concerrnnete l'inno alla bandiera
 nel XLV Anniversario di Castelfidardo




mercoledì 9 febbraio 2011

Bibliografia Ragionata Anno 1861

==, ==, Recit de la bataille de Castelfidardo et du siège d’Ancone par Romain, Charles Donniol, Paris, 1861

==,== (Anonimo) (Versione dal Francese di G.A.), Biografia di Giorgio de Pimodan Generale Pontificio, Bologna, Editori delle Piccole Letture Cattoliche, 1861

==,==, Esame di un nuovo opuscolo di De La Guéronniére intitolato La France, Rome, et l’Italie, Roma, Alessandro Befani e C. Tip. 1861

==,==, Cronaca della Guerra d’Italia 1859-1860 Parte Terza, Rieti, Tipografia Trinchi, 1861

==,==, Elenco delle Ricompense accordate da S.M. per la campagna della Bassa Italia 1860-1861,Torino, Fodratti, 1861

==,==, La Campagna di guerra nell’Umbria e nelle Marche. Narrazione Militare. Relazione della presa di Ancona dal lato del mare effettuata della Regia Squadra, in Rivista Militare Italiana, Tipografia Editrice G. Cassone e Comp., Torino, Volume III Anno V, Giugno, 1861

==,==, Relezione del Vice-ammiraglio conte Pellion di Persano a S.E. il conte di Cavour, ministro della Marina, sulle operazioni della R. Squadra nelle acque di Gaeta, in Rivista Militare Italiana, Volume III Anno V, Aprile, 1861

AA.VV., Il volontario Luigi Guérin del Corpo dei Zuavi Franco-Belgi, Roma, 1862

AA.VV., La Civiltà Cattolica, Roma, Anno XII, Vol IV della Serie quarta, 1861

Beales D., England and Italy, London, 1861

C** La Divisione di Riserva nella Campagna di Ancona 1860. Formazione della Divisione di Riserva I, in Rivista Militare Italiana, Tipografia Editrice G. Cassone e Comp., Torino,Volume II Anno VI, Ottobre, 1861

C*** La Campagna di guerra nell’Umbria e nelle Marche. Narrazione Militare. Dall’apertura delle ostilità alla giornata di Castelfidardo III, in Rivista Militare Italiana, Tipografia Editrice G. Cassone e Comp., Torino,Volume III Anno V, Gennaio, 1861

C***, La Campagna di guerra nell’Umbria e nelle Marche. Narrazione Militare. Battaglia di Castelfidardo IV, in Rivista Militare Italiana, Tipografia Editrice G. Cassone e Comp., Torino, Volume III Anno V, Febbraio, 1861

C***, La Campagna di guerra nell’Umbria e nelle Marche. Narrazione Militare. Assedio e presa di Ancona V, in Rivista Militare Italiana, Tipografia Editrice G. Cassone e Comp., Torino, Volume III Anno V, Maggio, 1861

Castella P (cap.), Le dernier jours du siége d’Ancone, s.e., 1861

Cernuschi H, Reponse a une accusation portéé par M. de Cavour, Oaris, E. Dentù, 1861

Cialdini E., "Rapporto a S.E. il generale in capo sulle operazioni del IV Corpo d'Armata dall'11 settembre al 29 settembre", Documenti., in Rivista Militare Italiana, Volume III Anno V, Giugno, 1861

De La Moricière C., Rapporto di S.E. il Generale De L Moriciére a S.E. il Ministro delle Armi intorno alle fazioni guerresche combattute dall’Esercito Pontificio nel settembre 1860, in Civiltà Cattolica, Giornale di Roma, Supplemento al n. 259, Serie quarta, pag. 530, 1861

De La Moricière C., Relazione del generale De La Moricière al Pro Ministro per le Armi di S.S. Pio IX Mons. De Merode, Roma, Tipografia La Civiltà Cattolica, 1861

Fanti M, Relazione sulla campagna di guerra nell'Umbria e nelle Marche, settembre 1860, Tipografia Scolastica di S. Franco, Torino, 1861.

Fanti M., Relazione sulla campagna di guerra nell’Umbria e nelle Marche. Documenti., in Rivista Militare Italiana, Volume III Anno V, Giugno, 1861

Intendenza Generale dell’Armata, Officio Liquidazione, Cicolare n. 43. Liquidazione dei crediti dei Comuni delle Marche e dell’Umbria e dello Stato Napoletano per prestazioni in servizio dell’Armata, Torino, 1 Febbraio 1861, 1861

Gennarelli A., Il Governo pontifico e lo stato pontificio, Prato. Tipografia Alberghetto, s.d. ( ma 1861)

Lecomte F., Italie en 1860. Esquisse des événements militaires et politiques, Tenera, Paris, 1861.

Mistrali F., Ritratti popolari. Vittorio Emanuele, Giuseppe Garibaldi, Camillo Cavour, Napoleone III, Pio IX, Antonelli, De La Moricière…Milano, Gernia ed Erba, 1861

Morozzo della Rocca E., Relazione sulle operazioni del V Corpo d’Armata nella Campagna dell’Umbria e delle Marche a S.E. Il Generale Fanti, Comandante in Capo dell’Armata di Occupazione nell’Umbria e nelle Marche, in Rivista Militare Italiana, Volume III Anno V, Giugno, 1861

Pace U., Teoria delle punterie ad uso dei sottoufficiali dell’artiglieria pontifica, Roma, 1861

De Quattrebarbes T., Souvenir d’Ancone 1860, Paris, 1861

Richter F., Gedchichte der osterreichisch-slavischen und deutschen freiwilligen und ihrer kampfee in Kirchenstaat in jahre 1860, Main, Kirchleim, 1861

Rustow W., Der Italienische Krieg, Zurich, Schulthess, 1861

Valerio L., Le Marche dal 15 settembre al 18 gennaio 1861. Relazione al Ministro dell'Interno del Regno, Milano, Editori del Politecnico, 1861.

Veullot E., Le Piémont dans les étades l’Eglise. Documents et Commentaires. Paris, Gaume et Duprey, 1861

martedì 25 gennaio 2011

Appuntamento culturale
al Consiglio Nazionale delle Ricerche:
come leggere la storia. Il 18 settembre 1860.

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE “IL PONTE”, presieduta da Norberto Nicolai, 21 gennaio 2011, ha organizzato nella sala “Prometeo” del CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE – CNR, a Roma Piazza Aldo Moro un incontro culturale incentrato sui temi del nostro risorgimento, nel quadro delle attività volte a celebrare il 150° anniversario della nostro Unità Nazionale.
E’ stato presentato il volume di Massimo Coltrinari, Il combattimento di Loreto detto di Castelfidardo, 18 settembre 1860, edito dalla Società Editrice Nuova Cultura, operante nell’ambito della Università La Sapienza.

Hanno preso la parola, il Dott. Gino Falleri, Giornalista, Segretario aggiunto del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che ha tratteggiato lo schema generale del volume ed ha sottolineato che la dovizia di particolari e la rigorosità scientifica dell’opera, che nulla lascia alle interpretazioni di comodo, permette di avvicinarsi al Risorgimento veramente con interesse e partecipazione; a seguire ha illustrato alcuni aspetti del 1860, il nostro “anno mirabilis”, l’Ing. Giorgio Prinzi, giornalista, che ha evidenziato come la conoscenza della realtà, come ad esempio la presenza di Cialdini in Osimo la mattina del 18 settembre ed altre situazioni reali, permette di presentare i fatti unitari senza approcci falsi e bugiardi nell’interesse di una memoria condivisa da parte tutti gli Italiani.

L’incontro, che ha riscosso notevole successo, ha visto la presenza, tra le altre, oltre quella dell’Autore, anche dell’Incaricato d’Affari di Taiwan a Roma, che ha gradito molto in dono una copia del volume con dedica.
A.M.

Il Volume, Il combattimento di Loreto detto di Castelfidardo, 18 settembre 1860, Roma, Società Editrice Nuova Cultura, Università La Sapienza, 2010, pag. 331, ill. Euro 21. ISBN 978-88-6134-379-5 è reperibile in ogni libreria e ad Osimo presso l’edicola sotto le logge

martedì 18 gennaio 2011

RAPPORTO LEOTARDI

Dal comandante la 7° Divisione al generale Cialdini, comandante il IV° Corpo d’Armata.

Dal quartier generale di Riocanale, il 20 settembre 1860

A seconda degli ordini ricevuti dalla S.V. mi rivolsi al comandante Goudenhoven ed anche a tutti i comandanti di corpo; ma malgrado la premura loro fatta, non potei ottenere gli stati tutti delle varie nazioni a cui appartengono i prigionieri; riuscii però, mediante il concorso d’un capitano di stato maggiore dietro una richiesta che aveva per viveri, a compilare lo stato che qui le trasmetto compiegato, della precisione del quale non potrei del tutto rispondere, ma che credo però sia assai approssimativo. Il disarmo di eri venne eseguito con tutta la regolarità possibile compatibilmente alla ristrettezze del terreno, del tempo avuto per dare le necessarie disposizioni, ed all’ora tarda; finì ad un’ora dopo la mezzanotte. Le munizioni, armi, buffetterie ecc. vennero già in gran parte spedite a S.Sabino a seconda dell’ordine portato da un ufficiale di artiglieria per parte del colonnello Franzini. Il rimanente si spedirà appena avrò i mezzi di trasporto necessari, dei quali havvi assoluta penuria.

Fin ora ogni cosa si passò in perfetta regola, tranne alcuni piccoli disordini cagionati soprattutto dagli austriaci e svizzeri, ma che vennero tosto repressi.

Trasmetto infine, qui compiegate, ancora alcune dimande inoltrate da vari ufficiali, e rappresento alla S.V. come pressoché tutti i comandanti di corpo, e fra gli altri il principe di Ligne, che trovasi nelle Guide, dimanderebbero di passare per Roma, ove parte dicono aver le loro famiglie, e parte conti da assestare col governo pontificio.

Pregherei la S.V. di volermi far conoscere la sua intenzione a tale riguardo, ed in pari tempo, siccome le difficoltà che s’incontrano ad ogni momento in tutte le operazionisono piuttosto gravi, insisterei acciò si potesse far partire al più presto tale gente, di cui una gran parte non riconosce più nemmeno l’autorità dei propri ufficiali, e da cui è difficilissimo sì di farsi comprendere, che di farsi ubbidire senza ricorrere alla forza.

Il Comandante la 7a Divisione

LEOTARDI.”

domenica 9 gennaio 2011

Biografia Generale De La Moriciére II

Christophe-Louis-Léon Juchault de Lamoricière naquit à Nantes, le 5 février 1806. Après des études au collège de Nantes, il monta à Paris pour préparer l'Ecole polytechnique, car il voulait, comme ses oncles maternels, devenir officier du génie. A la pension Lecomte, il se lia avec Gustave d'Eichtall, qui lui donna comme répétiteur Auguste Comte, et Kergorlay, qui le mit en relation avec Alexis de Tocqueville. Admis en 1824 à l'Ecole polytechnique, élève sous-lieutenant à l'école d'application de l'artillerie et du génie de Metz en 1826, Léon Juchault de Lamoricière fut promu lieutenant en second au 3e régiment du génie, le 31 janvier 1829. Officier d'état-major de cette arme, il fut attaché à la division du général duc des Cars grâce au père de son ami de Kergorlay, pair de France, et il débarqua le 14 juin 1830 à Sidi-Ferruch avec le corps expéditionnaire du maréchal Bourmont. Ce fut lui qui planta le drapeau français sur la Casbah d'Alger. Sympathisant saint-simonien, Lamoricière se passionna pour les hommes et les coutumes de l'Algérie et apprit l'arabe. Ses qualités le firent remarquer du commandement. Ainsi, lorsque Bourmont puis Clauzel mirent sur pied des troupes auxiliaires indigènes recrutées parmi les tribus berbères Zouawa de Kabylie, au début de 1831, Léon de Lamoricière fut affecté au 2e bataillon des zouaves, dont il devint peu à peu le grand spécialiste. Capitaine le 1er novembre 1830, chef de bataillon le 2 novembre 1833 et lieutenant-colonel commandant l'ensemble du corps des zouaves le 31 décembre 1835, il fit de cette troupe un corps d'élite. C'est de Lamoricière que les zouaves reçurent leur costume définitif : une molletière de cuir, une grande ceinture de laine rouge et une chechia ou bonnet rouge à gland bleu.

A la fin de 1833, en raison de la connaissance qu'il avait acquise des différents dialectes arabes, Lamoricière fut nommé directeur du premier " bureau arabe ", créé par le général Avizard pour traiter toutes les affaires indigènes, observer journellement la situation du pays et s'inquiéter des besoins de la population. La confiance avec laquelle Lamoricière se présentait au milieu des Arabes, une simple canne à la main, gagna peu à peu les tribus voisines, et comme il appuyait parfois ses raisons de coups de canne, on ne le connut plus que sous le nom de " Bou-Arona " (père du bâton). Chargé de reconnaître Bougie, Lamoricière monta lui-même à l'assaut de la place, en septembre-octobre 1833, et il fut promu colonel à la suite du siège de Constantine, où il s'était distingué et avait été blessé par l'explosion d'une mine, en octobre-novembre 1837. Rappelé à Paris en 1839, renvoyé en Afrique en 1840, Lamoricière prit part au combat de Mouzaïa, en mai, et fut promu maréchal de camp, le 21 juin. Mis à la tête de la division d'Oran alors que Cavaignac lui succédait à la tête du corps des zouaves, il mérita par son courage dans l'expédition de Mascara un éloge particulier du maréchal Bugeaud (5 juin 1841) pour ses talents d'administrateur et sa bravoure militaire. Habile à la guerre de surprises, il ravitailla Mascara malgré les troupes d'Abd-el-Kader et il obligea la tribu des Flittas à se soumettre, ce qui lui valut d'être nommé lieutenant général, le 9 avril 1843. Le 30 mai 1844, il repoussa une importante attaque contre le camp de Lalla-Maghnia menée par les Marocains dont Abd-el-Kader avait obtenu le soutien, et il fut fait commandeur de la Légion d'Honneur. Le 14 août 1845, il contribua, pour une large part, à la victoire d'Isly contre les Marocains. En novembre 1845, il reçut de Bugeaud, qui se rendait en France, le commandement intérimaire de l'Algérie. La colonisation de l'Algérie rencontrait alors à la Chambre une vive opposition. Lamoricière qui avait de son côté des idées personnelles sur le système de colonisation, résolut de les porter à la tribune, et dans ce but, se présenta aux élections générales du 12 août 1846, dans le premier arrondissement de Paris, comme candidat de l'opposition modérée ; mais il échoua avec 493 voix contre 750 à Casimir Périer. Il se représenta le 10 octobre 1846 dans le 4e collège de la Sarthe (Saint-Calais) qui avait à pourvoir au remplacement de Gustave de Bourmont. Il fut élu cette fois par 207 voix sur 369 votants et 408 inscrits, parla à la Chambre de l'organisation de l'Algérie et de l'avancement des officiers nommés à des fonctions spéciales. Il ne tarda pas à retourner en Afrique. Le 23 octobre 1847, quatre ans après la prise de la smala d'Abd-el-Kader, Lamoricière reçut l'épée de l'émir, au nom du duc d'Aumale, pour un temps gouverneur de l'Algérie.

La révolution de 1848 accéléra la carrière politique de Lamoricière. Fait grand officier de la Légion d'Honneur le 14 janvier 1848, il fut compris dans la combinaison ministérielle Odilon Barrot-Thiers proposée in extremis par Louis-Philippe pour apaiser le mécontentement populaire (24 février). Ce fut lui qui, en uniforme de la garde nationale dont il venait de recevoir le commandement, fut chargé d'annoncer aux insurgés la constitution du nouveau ministère. Mais à la première barricade, on refusa de l'écouter et de le laisser passer. Après l'abdication, il voulut encore annoncer aux insurgés la régence de la duchesse d'Orléans. Son cheval tomba, frappé de balles, et lui-même fut blessé d'un coup de baïonnette. Lamoricière adhéra au gouvernement provisoire mais refusa le portefeuille de la Guerre qui lui était proposé. Elu le 23 avril député de la Sarthe à l'Assemblée constituante, il siégea parmi les partisans de Cavaignac et fit partie du comité de la Guerre. Cavaignac, chargé par la commission pour le pouvoir exécutif de rétablir l'ordre, le plaça avec le général Bedeau à la tête des 23 000 soldats et des 12 000 gardes mobiles rassemblés pour faire face aux émeutes des 23, 24 et 25 juin. Le 28, Cavaignac rendit ses pleins pouvoirs. La commission pour le pouvoir exécutif céda la place à un Président du Conseil élu par les députés, mais libre de choisir ses ministres. Président du Conseil, Cavaignac confia le ministère de la Guerre à Lamoricière, le 28 juin. Celui-ci put alors faire prévaloir ses idées sur l'Algérie. Il fit voter un crédit de 50 millions pour la création de colonies agricoles, en opposition avec les colonies militaires jusqu'en ici en faveur, créa une commission de révision de la législation dans la colonie, fit payer les indemnités dues depuis le début de la conquête aux indigènes pour les expropriations, fit mettre en place des municipalités, créa des préfectures et fit prévaloir le régime civil.

Ayant pris position contre la candidature du prince Louis-Napoléon à la présidence de la République, Lamoricière dut quitter son ministère dès le 20 décembre. Il retrouva son siège de député de la Sarthe aux élections générales du 13 mai 1849 et se vit confier une mission extraordinaire en Russie auprès du tsar, qui appuyait alors l'Autriche en guerre contre la Hongrie révoltée. Mais la chute du ministère Odilon Barrot lui fit donner sa démission d'envoyé à Saint-Pétersbourg et le général revint siéger à l'Assemblée. Arrêté dans la nuit du 2 décembre 1851, Lamoricière fut incarcéré à Mazas, puis à Ham, et en vertu du décret du 9 janvier 1852, il fut banni et conduit à Cologne. Il refusa en termes très vifs, par une lettre publiée dans la presse (mai), le serment réclamé par le nouveau gouvernement aux officiers qui voulaient rester en activité, et il résida successivement à Bruxelles, Coblence, Mayence, Wiesbaden et Ems. Il avait déjà perdu sa fille aînée en février 1850 ; il fut autorisé à revenir en France après la mort de son fils cadet, Michel, en 1857.

Resté en France, Lamoricière accueillit, en 1860, les ouvertures de son cousin, Monseigneur Xavier de Mérode, ministre des armées du gouvernement pontifical, qui avait persuadé le pape Pie IX de lui offrir le commandement en chef des armées pontificales. Après avoir demandé et obtenu l'autorisation de Napoléon III, le général prit possession de son commandement (8 avril 1860), se trouva en lutte avec le cardinal Antonelli et parvint à rassembler une armée de 16 000 hommes, constituée en majorité de volontaires français et belges qui servirent dans les " zouaves pontificaux ". Mais il se fit battre par l'armée piémontaise à Castelfidardo (18 septembre 1860) et à Mentana (3 novembre 1860). Assiégé dans Ancône, il dut capituler devant l'amiral Persano et fut laissé en liberté à condition de ne pas porter les armes contre les troupes piémontaises pendant un certain temps. De retour à Rome, il s'occupa encore de réformes militaires et publia un rapport qui mettait à nu le désordre administratif du gouvernement pontifical. Le général de Lamoricière se retira alors dans son château de Prouzel, près d'Amiens (Somme), où il mourut le 11 septembre 1865. Lamoricière fut inhumé dans la chapelle de famille, à Saint-Philbert-de-Grandlieu. Après la prise de Rome en 1870, les zouaves pontificaux français passèrent au service de la France.

Dès 1866, une souscription fut lancée à l'initiative du général Changarnier pour faire édifier un tombeau à la gloire de Lamoricière dans la cathédrale Saint-Pierre de Nantes. Ce monument - un cénotaphe en réalité - fut élevé en 1879 dans le transept nord. Conçu par l'architecte Boitte qui s'inspira du monument funéraire de Louis XII et d'Anne de Bretagne à Saint-Denis, il fut réalisé par le sculpteur Masseron, avec le concours de Paul Dubois. Les marbres furent donnés par Pie IX en reconnaissance des services rendus par le général à la papauté. Au chevet du monument, un médaillon représente ses deux filles, Henriette et Isabelle. Aux angles, quatre statues symbolisent le Courage militaire, la Charité, la Foi et la Méditation. Lors des cérémonies officielles de 1879, Monseigneur Dupanloup, évêque d'Orléans, fit l'éloge du défunt, et une délégation de zouaves pontificaux (Salmonière, Andigné, Villèle, Terves, La Perraudière, Polignac) vint rendre hommage à l'ancien commandant en chef des armées pontificales. Lamoricière donna son nom à une ville du département de Tlemcen, située non loin des vestiges de la colonie romaine d'Altava (actuelle Ouled Mimoun). Quant à la statue monumentale due à Jean-Baptiste Belloc et érigée en 1908 à Constantine, elle fut rapatriée à Saint-Philbert-de-Grandlieu au moment de l'indépendance de l'Algérie, et inaugurée en 1969.

Le 21 avril 1847, le général de Lamoricière avait épousé Marie-Amélie Gaillard d'Auberville (1827-1905), issue d'une vieille famille picarde (cf. infra). Le général de Lamoricière et Marie-Amélie Gaillard d'Auberville, eurent une fille et un fils qui moururent en bas âge, et deux filles, Henriette (1850-1869), qui épousa François de Maistre, capitaine d'état-major de l'armée pontificale, et Isabelle (1853-1919), qui épousa en premières noces le comte Aymar de Dampierre.

par l'architecte Boitte qui s'inspira du monument funéraire de Louis XII et d'Anne de Bretagne à Saint-Denis, il fut réalisé par le sculpteur Masseron, avec le concours de Paul Dubois. Les marbres furent donnés par Pie IX en reconnaissance des services rendus par le général à la papauté. Au chevet du monument, un médaillon représente ses deux filles, Henriette et Isabelle. Aux angles, quatre statues symbolisent le Courage militaire, la Charité, la Foi et la Méditation. Lors des cérémonies officielles de 1879, Monseigneur Dupanloup, évêque d'Orléans, fit l'éloge du défunt, et une délégation de zouaves pontificaux (Salmonière, Andigné, Villèle, Terves, La Perraudière, Polignac) vint rendre hommage à l'ancien commandant en chef des armées pontificales. Lamoricière donna son nom à une ville du département de Tlemcen, située non loin des vestiges de la colonie romaine d'Altava (actuelle Ouled Mimoun). Quant à la statue monumentale due à Jean-Baptiste Belloc et érigée en 1908 à Constantine, elle fut rapatriée à Saint-Philbert-de-Grandlieu au moment de l'indépendance de l'Algérie, et inaugurée en 1969.

Le 21 avril 1847, le général de Lamoricière avait épousé Marie-Amélie Gaillard d'Auberville (1827-1905), issue d'une vieille famille picarde (cf. infra). Le général de Lamoricière et Marie-Amélie Gaillard d'Auberville, eurent une fille et un fils qui moururent en bas âge, et deux filles, Henriette (1850-1869), qui épousa François de Maistre, capitaine d'état-major de l'armée pontificale, et Isabelle (1853-1919), qui épousa en premières noces le comte Aymar de Dampierre.


Biografia Famiglia De La Moriciére I

En 1873, Anicet Marie Aymar, comte de Dampierre, fils du marquis Elie, épousa Marie-Isabelle, la plus jeune fille du général de Lamoricière.


La famille de Juchault de Lamoricière et des Jamonières, originaire du comté de Nantes, aurait pour auteur René Juchault, notaire royal au XVIe siècle, dont la postérité se divisa en deux branches. L'aînée dite des Blottereaux s'éteignit au XVIIIe siècle. La cadette eut pour auteur Claude Juchault, seigneur du Perron, secrétaire en la Chambre des comptes de Bretagne, et dont le fils Christophe Juchault, seigneur de Lorme, maître en la Chambre des comptes de Bretagne, fut maintenu dans sa noblesse en 1669. Le mariage du fils de Christophe, lui aussi prénommé Christophe Juchault, seigneur de Lorme, avec Geneviève-Marquise-Prudence Bouhier de La Verrie, en 1703, fit entrer dans la famille Juchault les seigneuries de Lamoricière, des Jamonnières et du Piépain. De cette union naquirent deux fils. Le cadet, Louis Marie Juchault, seigneur des Jamonnières fut l'auteur de la branche des Juchault de Jamonières. L'aîné, Christophe Prudent Juchault (1729-1792), seigneur de Lamoricière et de Monceaux, épousa Marie-Félicité du Chaffault. Lorsqu'éclata la Révolution, Christophe-Prudent Juchault servait dans les mousquetaires du roi. Son corps dispersé, il rejoignit l'armée de Condé avec ses deux fils. Il mourut en 1792, ainsi que son fils aîné. Le cadet, Christophe-Sylvestre-Joachim, passa en Angleterre, à Jersey, débarqua à Granville, rentra en Anjou puis alla rejoindre l'armée de Charette. Ses biens étant placés sous séquestre, Sylvestre de Lamoricière ne possédait plus que la chapelle du Chaffault, à Saint-Philbert-de-Grandlieu.

Après la pacification de la Vendée, Sylvestre de Lamoricière (1774-1821) épousa Louise-Sophie-Désirée Robineau de Bougon et put ainsi racheter sa terre de Lamoricière. Ils eurent trois enfants : Christophe-Louis-Léon, le futur général, une fille qui ne vécut pas longtemps, et un deuxième fils, Joseph, surnommé Josi, qui fut secrétaire d'ambassade au Mexique et qui mourut de la fièvre jaune, en 1838, à bord d'un vaisseau de la flotte française qui bloquait la Vera-Cruz.

Christophe-Louis-Léon Juchault de Lamoricière naquit à Nantes, le 5 février 1806. Après des études au collège de Nantes, il monta à Paris pour préparer l'Ecole polytechnique, car il voulait, comme ses oncles maternels, devenir officier du génie. A la pension Lecomte, il se lia avec Gustave d'Eichtall, qui lui donna comme répétiteur Auguste Comte, et Kergorlay, qui le mit en relation avec Alexis de Tocqueville. Admis en 1824 à l'Ecole polytechnique, élève sous-lieutenant à l'école d'application de l'artillerie et du génie de Metz en 1826, Léon Juchault de Lamoricière fut promu lieutenant en second au 3e régiment du génie, le 31 janvier 1829. Officier d'état-major de cette arme, il fut attaché à la division du général duc des Cars grâce au père de son ami de Kergorlay, pair de France, et il débarqua le 14 juin 1830 à Sidi-Ferruch avec le corps expéditionnaire du maréchal Bourmont. Ce fut lui qui planta le drapeau français sur la Casbah d'Alger. Sympathisant saint-simonien, Lamoricière se passionna pour les hommes et les coutumes de l'Algérie et apprit l'arabe. Ses qualités le firent remarquer du commandement. Ainsi, lorsque Bourmont puis Clauzel mirent sur pied des troupes auxiliaires indigènes recrutées parmi les tribus berbères Zouawa de Kabylie, au début de 1831, Léon de Lamoricière fut affecté au 2e bataillon des zouaves, dont il devint peu à peu le grand spécialiste. Capitaine le 1er novembre 1830, chef de bataillon le 2 novembre 1833 et lieutenant-colonel commandant l'ensemble du corps des zouaves le 31 décembre 1835, il fit de cette troupe un corps d'élite. C'est de Lamoricière que les zouaves reçurent leur costume définitif : une molletière de cuir, une grande ceinture de laine rouge et une chechia ou bonnet rouge à gland bleu.

A la fin de 1833, en raison de la connaissance qu'il avait acquise des différents dialectes arabes, Lamoricière fut nommé directeur du premier " bureau arabe ", créé par le général Avizard pour traiter toutes les affaires indigènes, observer journellement la situation du pays et s'inquiéter des besoins de la population. La confiance avec laquelle Lamoricière se présentait au milieu des Arabes, une simple canne à la main, gagna peu à peu les tribus voisines, et comme il appuyait parfois ses raisons de coups de canne, on ne le connut plus que sous le nom de " Bou-Arona " (père du bâton). Chargé de reconnaître Bougie, Lamoricière monta lui-même à l'assaut de la place, en septembre-octobre 1833, et il fut promu colonel à la suite du siège de Constantine, où il s'était distingué et avait été blessé par l'explosion d'une mine, en octobre-novembre 1837. Rappelé à Paris en 1839, renvoyé en Afrique en 1840, Lamoricière prit part au combat de Mouzaïa, en mai, et fut promu maréchal de camp, le 21 juin. Mis à la tête de la division d'Oran alors que Cavaignac lui succédait à la tête du corps des zouaves, il mérita par son courage dans l'expédition de Mascara un éloge particulier du maréchal Bugeaud (5 juin 1841) pour ses talents d'administrateur et sa bravoure militaire. Habile à la guerre de surprises, il ravitailla Mascara malgré les troupes d'Abd-el-Kader et il obligea la tribu des Flittas à se soumettre, ce qui lui valut d'être nommé lieutenant général, le 9 avril 1843. Le 30 mai 1844, il repoussa une importante attaque contre le camp de Lalla-Maghnia menée par les Marocains dont Abd-el-Kader avait obtenu le soutien, et il fut fait commandeur de la Légion d'Honneur. Le 14 août 1845, il contribua, pour une large part, à la victoire d'Isly contre les Marocains. En novembre 1845, il reçut de Bugeaud, qui se rendait en France, le commandement intérimaire de l'Algérie. La colonisation de l'Algérie rencontrait alors à la Chambre une vive opposition. Lamoricière qui avait de son côté des idées personnelles sur le système de colonisation, résolut de les porter à la tribune, et dans ce but, se présenta aux élections générales du 12 août 1846, dans le premier arrondissement de Paris, comme candidat de l'opposition modérée ; mais il échoua avec 493 voix contre 750 à Casimir Périer. Il se représenta le 10 octobre 1846 dans le 4e collège de la Sarthe (Saint-Calais) qui avait à pourvoir au remplacement de Gustave de Bourmont. Il fut élu cette fois par 207 voix sur 369 votants et 408 inscrits, parla à la Chambre de l'organisation de l'Algérie et de l'avancement des officiers nommés à des fonctions spéciales. Il ne tarda pas à retourner en Afrique. Le 23 octobre 1847, quatre ans après la prise de la smala d'Abd-el-Kader, Lamoricière reçut l'épée de l'émir, au nom du duc d'Aumale, pour un temps gouverneur de l'Algérie.

La révolution de 1848 accéléra la carrière politique de Lamoricière. Fait grand officier de la Légion d'Honneur le 14 janvier 1848, il fut compris dans la combinaison ministérielle Odilon Barrot-Thiers proposée in extremis par Louis-Philippe pour apaiser le mécontentement populaire (24 février). Ce fut lui qui, en uniforme de la garde nationale dont il venait de recevoir le commandement, fut chargé d'annoncer aux insurgés la constitution du nouveau ministère. Mais à la première barricade, on refusa de l'écouter et de le laisser passer. Après l'abdication, il voulut encore annoncer aux insurgés la régence de la duchesse d'Orléans. Son cheval tomba, frappé de balles, et lui-même fut blessé d'un coup de baïonnette. Lamoricière adhéra au gouvernement provisoire mais refusa le portefeuille de la Guerre qui lui était proposé. Elu le 23 avril député de la Sarthe à l'Assemblée constituante, il siégea parmi les partisans de Cavaignac et fit partie du comité de la Guerre. Cavaignac, chargé par la commission pour le pouvoir exécutif de rétablir l'ordre, le plaça avec le général Bedeau à la tête des 23 000 soldats et des 12 000 gardes mobiles rassemblés pour faire face aux émeutes des 23, 24 et 25 juin. Le 28, Cavaignac rendit ses pleins pouvoirs. La commission pour le pouvoir exécutif céda la place à un Président du Conseil élu par les députés, mais libre de choisir ses ministres. Président du Conseil, Cavaignac confia le ministère de la Guerre à Lamoricière, le 28 juin. Celui-ci put alors faire prévaloir ses idées sur l'Algérie. Il fit voter un crédit de 50 millions pour la création de colonies agricoles, en opposition avec les colonies militaires jusqu'en ici en faveur, créa une commission de révision de la législation dans la colonie, fit payer les indemnités dues depuis le début de la conquête aux indigènes pour les expropriations, fit mettre en place des municipalités, créa des préfectures et fit prévaloir le régime civil.

Ayant pris position contre la candidature du prince Louis-Napoléon à la présidence de la République, Lamoricière dut quitter son ministère dès le 20 décembre. Il retrouva son siège de député de la Sarthe aux élections générales du 13 mai 1849 et se vit confier une mission extraordinaire en Russie auprès du tsar, qui appuyait alors l'Autriche en guerre contre la Hongrie révoltée. Mais la chute du ministère Odilon Barrot lui fit donner sa démission d'envoyé à Saint-Pétersbourg et le général revint siéger à l'Assemblée. Arrêté dans la nuit du 2 décembre 1851, Lamoricière fut incarcéré à Mazas, puis à Ham, et en vertu du décret du 9 janvier 1852, il fut banni et conduit à Cologne. Il refusa en termes très vifs, par une lettre publiée dans la presse (mai), le serment réclamé par le nouveau gouvernement aux officiers qui voulaient rester en activité, et il résida successivement à Bruxelles, Coblence, Mayence, Wiesbaden et Ems. Il avait déjà perdu sa fille aînée en février 1850 ; il fut autorisé à revenir en France après la mort de son fils cadet, Michel, en 1857.

Resté en France, Lamoricière accueillit, en 1860, les ouvertures de son cousin, Monseigneur Xavier de Mérode, ministre des armées du gouvernement pontifical, qui avait persuadé le pape Pie IX de lui offrir le commandement en chef des armées pontificales. Après avoir demandé et obtenu l'autorisation de Napoléon III, le général prit possession de son commandement (8 avril 1860), se trouva en lutte avec le cardinal Antonelli et parvint à rassembler une armée de 16 000 hommes, constituée en majorité de volontaires français et belges qui servirent dans les " zouaves pontificaux ". Mais il se fit battre par l'armée piémontaise à Castelfidardo (18 septembre 1860) et à Mentana (3 novembre 1860). Assiégé dans Ancône, il dut capituler devant l'amiral Persano et fut laissé en liberté à condition de ne pas porter les armes contre les troupes piémontaises pendant un certain temps. De retour à Rome, il s'occupa encore de réformes militaires et publia un rapport qui mettait à nu le désordre administratif du gouvernement pontifical. Le général de Lamoricière se retira alors dans son château de Prouzel, près d'Amiens (Somme), où il mourut le 11 septembre 1865. Lamoricière fut inhumé dans la chapelle de famille, à Saint-Philbert-de-Grandlieu. Après la prise de Rome en 1870, les zouaves pontificaux français passèrent au service de la France.

Dès 1866, une souscription fut lancée à l'initiative du général Changarnier pour faire édifier un tombeau à la gloire de Lamoricière dans la cathédrale Saint-Pierre de Nantes. Ce monument - un cénotaphe en réalité - fut élevé en 1879 dans le transept nord. Conçu Voir le tableau généalogique numéro 8 (famille Juchault de Lamoricière)

En 1873, Anicet Marie Aymar, comte de Dampierre, fils du marquis Elie, épousa Marie-Isabelle, la plus jeune fille du général de Lamoricière.

La famille de Juchault de Lamoricière et des Jamonières, originaire du comté de Nantes, aurait pour auteur René Juchault, notaire royal au XVIe siècle, dont la postérité se divisa en deux branches. L'aînée dite des Blottereaux s'éteignit au XVIIIe siècle. La cadette eut pour auteur Claude Juchault, seigneur du Perron, secrétaire en la Chambre des comptes de Bretagne, et dont le fils Christophe Juchault, seigneur de Lorme, maître en la Chambre des comptes de Bretagne, fut maintenu dans sa noblesse en 1669. Le mariage du fils de Christophe, lui aussi prénommé Christophe Juchault, seigneur de Lorme, avec Geneviève-Marquise-Prudence Bouhier de La Verrie, en 1703, fit entrer dans la famille Juchault les seigneuries de Lamoricière, des Jamonnières et du Piépain. De cette union naquirent deux fils. Le cadet, Louis Marie Juchault, seigneur des Jamonnières fut l'auteur de la branche des Juchault de Jamonières. L'aîné, Christophe Prudent Juchault (1729-1792), seigneur de Lamoricière et de Monceaux, épousa Marie-Félicité du Chaffault. Lorsqu'éclata la Révolution, Christophe-Prudent Juchault servait dans les mousquetaires du roi. Son corps dispersé, il rejoignit l'armée de Condé avec ses deux fils. Il mourut en 1792, ainsi que son fils aîné. Le cadet, Christophe-Sylvestre-Joachim, passa en Angleterre, à Jersey, débarqua à Granville, rentra en Anjou puis alla rejoindre l'armée de Charette. Ses biens étant placés sous séquestre, Sylvestre de Lamoricière ne possédait plus que la chapelle du Chaffault, à Saint-Philbert-de-Grandlieu.

Après la pacification de la Vendée, Sylvestre de Lamoricière (1774-1821) épousa Louise-Sophie-Désirée Robineau de Bougon et put ainsi racheter sa terre de Lamoricière. Ils eurent trois enfants : Christophe-Louis-Léon, le futur général, une fille qui ne vécut pas longtemps, et un deuxième fils, Joseph, surnommé Josi, qui fut secrétaire d'ambassade au Mexique et qui mourut de la fièvre jaune, en 1838, à bord d'un vaisseau de la flotte française qui bloquait la Vera-Cruz.

(Fine prima parte)

sabato 8 gennaio 2011

Bibliografia Ragionata anno 1860 e precedenti 1

Anni Precedenti il 1860
Bouillet M.N., Dictionnaire universel d’histoire et de geographie, Paris, Librairie de l. Haschette et C., 1851


Ministero dell’Interno, Circolare 66021 del 14 novembre 1857, Statistica numerativa delle popolazioni dello Stato Pontificio alla fine del 1853 col Dipartimento territoriale, modificato secondo i cambiamenti cui è andato soggetto dopo il 1833, Roma, nella Tipografia della reverenda amera Apostolica, 1857

1860

(Anonimo), Matricole du Battalion des Tiralleurs Franco-Belges. Arméè pontificale. 1860. Pubblication de l’Avant-Garde, Lille, Lrel, s.d.

==,==, (Anonimo), Vita del Generale de La Moriciére, Firenze, 1860

==,==,” Proclamazione dello Stato d’Assedio nella città e nella provincia di Ancona” in ”Il Piceno”, Ancona, mercoledì 7 settembre 1860, n° 72 1860

==,==, “Dispaccio da Roma. Tenore del dispaccio.14 settembre 1860” in ”Il Piceno”, Ancona, sabato 15 settembre 1860, n° 73 1860

==,==, “Notificazione agli Anconetani” in ”Il Piceno”, Ancona, sabato 22 settembre 1860, n° 74 1860

==,==, “Il Combattimento di Loreto” in ”Il Piceno”, Ancona, sabato 22 settembre 1860, n° 75 1860

==,== “Notizie Diverse. Notizie del Mattino” in “Il Giornale di Roma”, Marted’ 25 settembre 1860, anno 1860, n. 220, 1860

==,== “Notizie Diverse” in “Il Giornale di Roma”, Venerdì 28 settembre 1860, anno 1860, n. 223, 1860

==,== “Notizie Diverse” in “Il Giornale di Roma”, Lunedì 1 Ottobre, anno 1860, n. 224, 1860

==,== “Notizie Diverse” in “Il Giornale di Roma”, Mercoledì 3 ottobre 1860, anno 1860, n. 226, 1860

==,== “Notizie Diverse” in “Il Giornale di Roma”, Giovedì 4 ottobre 1860, anno 1860, n. 227, 1860

==,==, Gli avvenimenti d’Italia del 1860,Venezia, Cecchetti, 1860

==,==, Descrizione dell’assedio del Forte di san Leo sostenuto per parte dei volontari del Montefeltro. Documenti relativi all’assedio, Torino, Tip. Arpinati, 1860.

Almanacco Romano per l’anno 1859. Raccolta dei Primari Dignitari e Funzionari della Città di Roma, Anno Quinto, Roma, Tipografia Siniberghi, 1860

==,==, Relazione anonima sullo svolgimento della battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860 (Manoscritto coevo), Macerata, Museo del Risorgimento di Macerata, n. 579, 1860

Boggio P.C., Storia politico-militare della guerra d’indipendenza italiana 1859-1860, Torino, 1860-1870

Bonanni G., Lettera all’egregio e colto giovine Signor Pietro Brunomonti, Bevagna Foligno,24 settembre 1860. in Miscellanea, Museo del Risorgimento di Castelfidardo, Pos. C. 4, Intercalare n. 1, 1860

C***, La Campagna di guerra nell’Umbria e nelle Marche. Narrazione Militare I, in Rivista Militare Italiana, Tipografia Editrice G. Cassone e Comp., Torino Volume II Anno V, Novembre, 1860

C***, La Campagna di guerra nell’Umbria e nelle Marche. Narrazione Militare. Notizie intorno agli Eserciti Belligeranti II, in Rivista Militare Italiana, Tipografia Editrice G. Cassone e Comp., Torino Volume II Anno V, Dicembre, 1860

De La Moricière C., Rapport du Géneral de la Moriciére à Monsigneur De Mérode, Ministre des Armes de Sa Santità Pie IX sur les operations de l’armée pontificale contre l’incasion piémontaise dans les Marches et l’Ombrie, Paris, Charles Doumiol Libraire Editeur, 1860

De La Vausserie, Le Vicomte, La croisade d’Italie en 1860 – Histoire de l’arméé pontificale, Paris, Librairie de A. Josse, 1860

De Montlambert C., Il Generale De La Moriciére, Loreto, Archivio Storico della Santa Casa, 1860

Dupanloup F., Orazione funebre dei Volontari Cattolici dell’esercito Pontificio morti per la difesa della Santa Sede, Roma, Monadi, 1860

Fanti M., Relazione della Campagna di Guerra nell’Umbria e nelle Marche a Sua maestà il re Vittorio Emanuele II, Torino, Tipografia degli Ingegneri, 1860

Huzaar E., La Moricière et la contre-revolution, Paris, Imp. Beau, 1860

Laitreiche C., Journal des èvenements de Castelfidardo, Paris, 1860

Morozzo Della Rocca E., Relazione sulle operazioni del V Corpo d’Armata nella Campagna dell’Umbria e delle Marche a S.E. Il Generale Fanti, Comandante in Capo dell’Armata di Occupazione nell’Umbria e nelle Marche, Torino, Gazzetta Ufficiale del Regno N. 253, 1860

Venturini D., Notizie bibliografiche del generale De la Moriciére, Roma, Tipografia del "Vero Amico del Popolo" s.d (ma 1860)

Venturini D., Vita del Generale De La Moriciére comandante in capo delle truppe pontificie, Firenze, Tipografia Fioretti, 1860

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lunedì 3 gennaio 2011

RELAZIONI E RAPPORTI
Riportiamo l’elenco delle relazioni e dei Rapporti che sono disponibili, e che via via pubblicheremo su questo blog, integrati dalla bibliografia ragionata per anno, relativi agli eventi del settembre 1860

Relazioni

Relazione Fanti
Manfredo Fanti, Relazione sulla Campagna di Guerra nell'Umbria e nelle Marche – Settembre 1860, Torino, Tipografia Scolastica di Sebastiano Franco e figli, 1861

Relazione De La Moriciére
Cristofaro De La Moricière, Rapporto di S. E. il generale De La Moricière a S.E. il Ministro delle Armi intorno alle fazioni guerresche combattute dall’Esercito Pontificio nel settembre 1860, Roma, Tipografia Civiltà Cattolica, 1860

Rapporti

Rapporto Avenati.
Rapporto al Sig. Comandante generale la 4° Divisione attiva ( al campo Quadrivio di San Biagio), 22 settembre 1860. Il Comandante la Brigata Regina Colonnello Brigadiere Avenati. In Ufficio Storico dello Stato Maggiore, La Battaglia di Castelfidardo – 18 settembre 1860, Narrazione documentata con uno schizzo ed un piano, Roma, Tipo –Litografia del Genio Civile, 1903

Rapporto Barbavara
Rapporto al Sig. Comandante Generale il IV Corpo d’Armata, Castelfidardo. XXVI Battaglione Bersaglieri. Campo delle Crocette, 19 settembre 1860. Il Comandante il Battaglione cap. Barbavara, riprodotto in “De Pugna ad Castrum Ficardun , a cura di M. Moroni e M. Coltrinari, Camerino, Cassa Rurale e Artigiana “San Giuseppe” Camerano, 1991

Rapporto Bell
Rapporto del maggior Bell, comandante il 2° battaglione del 2° Reggimento Straniero sulla Battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860, Roma 27 n novembre 1860 riprodotto in “De Pugna ad Castrum Ficardun , a cura di M. Moroni e M. Coltrinari, Camerino, Cassa Rurale e Artigiana “San Giuseppe” Camerano, 1991

Rapporto Bossolo
Rapporto al Sig. Comandante la Brigata Regina ( al Campo), lì 21 settembre 1860, 10° Reggimento Fanteria. Il Tenente Colonnello Bossolo riprodotto in “De Pugna ad Castrum Ficardun , a cura di M. Moroni e M. Coltrinari, Camerino, Cassa Rurale e Artigiana “San Giuseppe” Camerano, 1991

Rapporto Becdelièvre
Rapporto del colonnello dei Franco-Belgi, a Sua Eccellenza il Ministro delle Armi sulla Battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860, Roma, Roma novembre 1860 riprodotto in “De Pugna ad Castrum Ficardun , a cura di M. Moroni e M. Coltrinari, Camerino, Cassa Rurale e Artigiana “San Giuseppe” Camerano, 1991

Rapporto Duranti
Rapporto al Sig. Comandante la Brigata Regina. 9° Reggimento fanteria. Dal campo al Quadrivio di San Biagio. Il Tenente Colonnello Comandante Stefano Duranti. In Ufficio Storico dello Stato Maggiore, La Battaglia di Castelfidardo – 18 settembre 1860, Narrazione documentata con uno schizzo ed un piano, Roma, Tipo –Litografia del Genio Civile, 1903

Rapporto Giorgi
Rapporto del comandante il 2° battaglione Cacciatori a S.E. il ministro de Merode.delComandante II Battaglione Cacciatori P. Giorgi, Roma 25 novembre 1860, in Ministero della Guerra Reale Corpo dello Stato Maggiore - Ufficio Storico, La Battaglia di Castelfidardo, Tip. del Genio, Roma, 1903.

Rapporto Jeannerat
Rapport à S.E. Rev. Mgr de Merode, ministre des Armes de S.S. sur le combat de Castelfidardo. Le comandant du bataillon des Carabiniers I. Jeannerat, riprodotto in “De Pugna ad Castrum Ficardun , a cura di M. Moroni e M. Coltrinari, Camerino, Cassa Rurale e Artigiana “San Giuseppe” Camerano, 1991

Rapporto Leotardi
Rapporto del gen. Leopardi. Dal Comandante la 7° Divisione al generale Cialdini, comandate il IV Corpo d’Armata, incaricato di custodire i prigionieri dopo Castelfidardo, riprodotto in “De Pugna ad Castrum Ficardun , a cura di M. Moroni e M. Coltrinari, Camerino, Cassa Rurale e Artigiana “San Giuseppe” Camerano, 1991

Rapporto Morlet
Rapport du caporal Morlet, fourrier à la 8a Compagnie du battaillo de carabiniers sur la conduite qu’il a tenue le 18 septembre 1860 à la bataille de Castelfidardo riprodotto in “De Pugna ad Castrum Ficardun , a cura di M. Moroni e M. Coltrinari, Camerino, Cassa Rurale e Artigiana “San Giuseppe” Camerano, 1991

Rapporto Sparagna
Rapporto del maggiore Ludovico Sparagna a monsignor de Merode sulla battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860, tratto da De Colleville, Un crime du second empire, Paris, Juven, 1910

Rapporto Pes di Villamarina
Rapporto del generale Comandante la 4 divisione attiva Pes di Villamarina al Comandate il IV Corpo d’Armata (minuta), riprodotto in “De Pugna ad Castrum Ficardun , a cura di M. Moroni e M. Coltrinari, Camerino, Cassa Rurale e Artigiana “San Giuseppe” Camerano, 1991

domenica 2 gennaio 2011

Documenti 1

BOLLETTINO DELL’ARMATA PONTIFICIA



La sera del 17 settembre il corpo comandato dal generale De Lamoricière, e composto di cinque compagnie del 2° battaglione del 2° Reggimento Indigeno, del 1° Reggimento estero, del 2° battaglione del 2° Reggimento parimenti estero, di una compagnia battaglione S.Patrizio, dello squadrone delle Guide, di uno squadrone di gendarmeria, ed uno cavalleggeri, nonché di 10 pezzi d’artiglieria, comandati dal tenente colonnello Blumensthil, il tutto ammontante a circa 3500 uomini, occupava la città di Loreto nelle varie sue posizioni in attenzione dell’arrivo della brigata Pimodan, onde tentare il passaggio da Camerano in Ancona; e difatti giunta questa la sera del 17, e composta del 1° e 2° Cacciatori indigeni, 1° Carabinieri, battaglione tiragliatori, del 2° bersaglieri, batteria Stainer, due squadroni dei dragoni e relative ambulanze, formante in tutto circa 3050 uomini, si accampò circa due miglia fra Loreto ed il porto Recanati.

Al rapporto della sera il sig.generale De Lamoricière ordinava che per la dimani mattina, circa alle ore 10 antimeridiane, tutti i corpi fossero al loro posto per cominciare l’attacco, e con ordine che la brigata Pimodan prendesse l’iniziativa.

Occupava l’armata piemontese forte di circa 30000 uomini con l’estrema dritta Recanati, ed estendendosi pe rle alture di Castelfidardo de Osimo, teneva il suo centro al Monte delle Crocette, e l’estrema sinistra verso Camerano, occupando eziandio fortemente il contrafforte del Monte delle Crocette, come posto avanzato della linea.

Difatti appena la colonna Pimodan cominciava ad inoltrarsi lungo la riva destra del fiume Musone, l’avanguardia comandata dal tenente colonnello corbucci, e composta dei corpi 1° Carabinieri, 1° Cacciatori indigeni, battaglione bersaglieri, ed una sezione d’artiglieria, lo guadava vicino alla via detta della Banderuola; allorchè l’inimico spinse in avanti, dalla posizione pel contrafforte, un numero straordinario di bersaglieri onde contrastare il passo, mentre altra linea di bersaglieri sotto un burrone dalla parte destra prendeva di fiancole colonne marcianti. I corpi pontifici che marciavano, avevano all’estrema punta il 1° battaglione carabinieri, ed in sostegno di questi il 1° battaglione cacciatori, battaglione tiragliatori e due pezzi d’artiglieria; e giunti al guado destinato, i carabinieri si spiegarono ed aprirono il combattimento sotto la protezione del quale guidò l’intera colonna, e s’impegnò un combattimento generale che si spinse fino sotto al contrafforte, ricacciando l’inimico al di là della loro posizione, facendo anceh dei prigionieri. Per altro i nemici, protetti da una forte selva situata sul monte stesso alla loro sinistra, e da una seconda posizione più alta, e già fortificata in antecedenza, cominciarono a fulminare dalla loro posizione sulla perduta con mitraglie e granate, in modo non solo da rendere impossibile ogni ulteriore avanzamento, ma di mantenersi nella fatta conquista. Intanto la colonna De Lamoricière, giunta al defilato della via della Banderuola, e guadato il fiume, si pose in ordine serrato; ma tormentata ancor questa dai cannoni rigati dalla posizione piemontese fortificata, e veduta la difficoltà di sostenere la posizione conquistata dopo un’altra ora di vivissimo fuoco, ed accaduta la morte del generale Pimodan sulla posizione presa, il generale in capo ordinò la ritirata, la quale venne eseguita da tutti i corpi sotto il fuoco dell’artiglieria e fanteria nemica per circa due miglia: la maggior parte dei corpi rientrarono in Loreto, lasciando sul campo di battaglia moltissimi morti d’ogni grado, feriti e prigionieri, e tre pezzi d’artiglieria, che non si poterono trasportare per difetto del terreno e perdita dei cavalli. L’inimico ebbe egli ancora delle perdite considerevoli a sua confesione. Il generale in capo, seguito dallo squadrone di cavalleggeri, da due pezzi d’artiglieria, da una parte dei battaglioni Dupasquier e Belle, e da vari plotoni delle riserve d’ogni corpo, presa la via di Sirolo, tentò di dirigersi in Ancona; ma non potè raggiungere lo scopo che il solo generale in capo, seguito da pochi cavalleggeri e due pezzi d’artiglieria, mentre il resto della scorta rimase prigioniera di un corpo nemico appostato colà per l’oggetto.

I soldati, animati dai propri ufficiali, fecero fino all’estremo il loro dovere, e combatterono brillantemente, non curando le maggiori forze e le posizioni formidabili del nemico, e particolarmente i primi corpi che entrarono in combattimento; gareggairono tanto gli ufficiali che i soldati di coraggio e devozione, seguendo così l’esempio del generale Pimodan, che rimase ucciso sul campo.
Il battaglione Fuchman conservò l’ordine, protesse la ritiratam e pel suo forte contegno e valoroso combattere fece sì che il nemico non inseguì che con gran circospezione.

 
Recanati, 20 settembre 1860



mercoledì 29 dicembre 2010

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2011

lunedì 20 settembre 2010

E' uscito il volume:
L'investimento e la presa di Ancona
La conclusione della campagna di annessione delle marche
20 settembre -8 ottobre 1860
di
Massimo Coltrinari

278 pagine, è reperibile in tutte le librerie d'Italia.
Per ordini diretti, via e mail, : ordini@nuovacultura.it oppure
risorgimento23@libero.it
euro 20,00

Il volume riporta la prefazione del Sindaco di Ancona
Prof. Fiorello Gramillano