martedì 21 febbraio 2017
Edizione 2003 Nota II Parte III
massimo coltrinari
(centrostuidcesvam@istitutonastroazzurro.org)
III Parte
Ne1 corso della giornata le truppe sarde occuparono
Chiaravalle; qui si riunirono e immediatamente si rimisero in marcia verso
Jesi.
Occupata tale città nel primo pomeriggio, fu dato
ordine alla Brigata “Como”, al VII ed al XII Battaglione Bersaglieri e alla 4
a Batteria del 5° Reggimento di occupare Torre di Jesi. Il 23 Reggimento Fanteria e il VII
Battaglione Bersaglieri e una Sezione di artiglieria furono mandati in
osservazione sulla strada di Macerata. Il 24° Reggimento Fanteria, il XII
Battaglione Bersaglieri ed i rimanenti pezzi della 4 a Batteria
furono mandati sulle alture di Santa Maria Nuova, in osservazione verso Osimo.
In serata le truppe della 7 a Divisione furono raggiunte da quelle
della 4 a Divisione. La marcia fu molto pesante e tutte le truppe
arrivarono sfinite a destinazione per il caldo soffocante.
Molti si fermarono per strada: più di due terzi delle
truppe erano rimasti indietro, tanto che tre ore dopo 1'arrivo a Jesi della
testa della colonna i ritardatari erano di più della metà.
Alla sera del 15 Settembre, secondo giorno della
attuazione della manovra, la situazione delle truppe sarde del IV Corpo era la
seguente: la 4 a Divisione a
Jesi; 1a 7 a Divisione a Jesi;
Brigata “Como” , VII, XII Battaglione Bersaglieri e 4 a
Batteria a Torre di Jesi; Riserva
d'Armata a Jesi.
Il Generale Cialdini ricevette le notizie circa i
movimenti del De La Moricière: il Comandante Pontificio per raggiungere Ancona
poteva, secondo apprezzamento del suo comando, percorrere le seguenti
strade: Macerata-Monte Cassiano-Monte
Fano- Osimo, di chilometri 31, che era
la più diretta; Macerata-Val
Potenza-Recanati- Castelfidardo, di
chilometri 30, che era la mediana;
Macerata-Monte Lupone-Monte Santo- Santa Maria di Potenza-Porto Recanati
e Loreto, di chilometri 38, che era la più lunga. Al fine di poter intercettare
le truppe Pontificie, Cialdini doveva assolutamente occupare le alture prima di
Osimo, poi tra Osimo e Castelfidardo, e tra Castelfidardo ed il mare.
Quindi nonostante la stanchezza, la difettosa
distribuzione dei viveri ed altri inconvenienti ed impedimenti logistici,
occorreva andare avanti. Oltre a questo era necessario intervenire con azioni
diversive sulle decisioni del Comando Pontificio, costringendolo a prendere decisioni
contrarie ai suoi interessi. Tenendo presente questa ultima esigenza, il
Cialdini ideò quella che poi fu chiamata la “Diversione di Filottrano”.
“Persuaso che le poche forze del Generale De La
Moricière lo costringerebbero per qualche giorno ad essere cauto, volli tentare
di spingerlo a scegliere la strada più lunga, con uno di quegli stratagemmi
volgari, che però riescono quasi sempre in guerra. Feci partir subito uno
Squadrone di Lancieri per Filottrano, che arrivò nel cuore della notte. Secondo
gli ordini avuti il capitano dello squadrone fece gran chiasso, risvegliò e
spaventò tutto il paese, trattò arrogantemente il Municipio ed ordinò 24.000
razioni di pane, che io intendevo di prendere 1'indornani nel mio passaggio da
Filottrano per Macerata. La cosa fu certamente creduta, poiché una gran parte
delle chieste razioni fu preparata ed il municipio non avrà mancato di mandarne
avviso al generale nemico”. [1]
L'azione fu efficace. Infatti il De La Moricière prese
la strada più lunga, sia per salvare il Tesoro dell'Armata Pontificia sia per
mettersi al riparo dell'azione delle truppe sarde. Alle ore 23 del 15 Settembre
le truppe sarde si rimisero in marcia verso Osimo: in testa il VII Battaglione
Bersaglieri seguito da una Sezione della 4 a Batteria, poi di tutta
la Brigata “Como” e dal resto della 4 a Batteria. Le truppe si
misero in marcia quasi digiune, non essendo potuto arrivare a Torre di Jesi,
per la pendenza della strada, il carreggio dei viveri. La marcia durò fino alle
5 del mattino del 16 Settembre. Via via che arrivavano ad Osimo le truppe
prendevano posizione, ove vi arrivarono stremate. Appena giunte si stendevano a
terra, allentandosi le buffetterie e slacciandosi la divisa. La popolazione di
Osimo offrì pane, formaggio e vino. Osimo fu presidiata nel seguente modo: il
24° Reggimento della Brigata “Como”, si pose in riserva al centro della città,
pronto ad intervenire; due battaglioni del 23° Reggimento sempre della Brigata
“Como” furono posti a presidio della porta che guarda verso Ancona; gli altri
due battaglioni del 23° Reggimento si posero a presidio della strada di
Filottrano. Il resto del IV Corpo, si mise in cammino verso Osimo durante la
notte tra il 15 ed il 16 Settembre, tanto che alle cinque del mattino del 16
non vi erano più truppe, tranne quelle di presidio, a Jesi.
Prima si avviarono quelle della 7 a
Divisione, poi quelle della Riserva del Corpo d'Armata e poi quelle della 4
a Divisione. Anche durante la marcia verso Osimo si ebbero momenti di
scollamento nelle colonne sarde: per strada si fermavano, stanchi e provati
molto soldati, che poi raggiungevano con ritardo i propri reparti.
In mattinata (del 16 Settembre) giunse a Cialdini la
notizia che la colonna del De Pimodan da Macerata mostrava 1'intenzione di
puntare su Jesi, via Filottrano. Questa notizia, non certo ritenuta molto
fondata, fu però alla base della decisione di Cialdini di presidiare Torre di
Jesi con il 16° Reggimento Fanteria. Il Comando sardo voleva difendere Jesi, e
quindi la propria retroguardia, nonché la propria base logistica in quanto a
Jesi vi era il parco viveri e vi doveva arrivare il grande parco di riserva.
Le truppe sarde non erano allenate a marce
faticosissime, attuate in pochi giorni. Alle ore 10 del 16 Settembre Cialdini
riteneva che le posizioni raggiunte fossero sufficienti per intercettare il De
La Moricière. Dispose quindi di mandare avanti verso il mare, uno scaglione
così composto, agli ordini del Comandante della Brigata Bergamo: II e XXVI
Battaglione Bersaglieri, Reggimento “Lancieri di Novara” e la 4 a
Batteria. Gli ordini per questo scaglione erano chiari: occupare Castelfidardo
ed il quadrivio delle Crocette, scendere poi nella vallata del Musone e
spiegarsi lungo la riva del fiume e tagliare tutti i ponti verso Loreto e
Recanati. Nel rapporto al Comandante in Capo delle truppe sarde, Manfredo
Fanti, Cialdini ancora una volta sottolineava come le truppe operavano in
condizioni non certo ottimali tanto che giunsero sulle posizioni stremate. Le
truppe erano esauste. Dice il diario del IV Corpo: “Non fu mai vista stanchezza che
uguagliasse quella delle truppe in questa giornata; gettandosi nei fossi e
nelle campagne vicine, erano sorde alla voce dello stesso generale. Si aggiunga
che i carri e i viveri, i parchi e le riserve viveri tutto rimase indietro per
la natura del terreno e la rapidità della marcia. Ond'è che le divisioni
passarono letteralmente 24 ore senza mangiare .”[2]
E il Generale Cialdini nel suo rapporto: “Le salite
e le discese di Torre di Jesi quindi 1'erta di Osimo allontanarono di nuovo i
viveri dai battaglioni; il calore del giorno fu
eccessivo; le truppe arrivarono rassegnate fino ad Osimo, ma quelle che
dovettero avanzare a Castelfidardo ed alle Crocette, oppresse dalla fatica, dalla
sete, dalla sferza del sole e dalla mancanza di sufficiente alimento, giunsero
in uno stato di prostrazione che le faceva assolutamente incapaci di sostenere
il benché minimo combattimento.”[3]
Nella serata del 16 Settembre le truppe mandate avanti a Castelfidardo e a11e
Crocette furono raggiunte dalla Brigata Bergamo, dal XII Battaglione
Bersaglieri e da due pezzi del la 5 a Batteria. La 4 a
Divisione seguiva queste truppe e via via presidiava San Sabino, tra Osimo e
Castelfidardo, 1'Abbadia ed i punti dominanti de11a dorsale. La cavalleria occupò
la vallata dell'Aspio. In pratica le truppe del Cialdini si disposero sia verso
le alture di Loreto che verso Ancona, cioè presero posizioni atte a difendersi
da attacchi provenienti sia dalle truppe mobili Pontificie sia da quelle della
guarnigione di Ancona. Avevano compiuto un notevole sforzo fisico ed alla sera
del 16 Settembre 1860 non erano assolutamente in grado di combattere, anche se
presidiavano posizioni dominanti.
venerdì 10 febbraio 2017
Edizione 2003. Nota I
Lo Scontro di Loreto 18 settembre 1860
massimo coltrinari
(centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
Una battaglia d’incontro:
la fase concettuale
Nella giornata di Castelfidardo si ebbe lo scontro di
due volontà contrapposte: quella sarda e quella Pontificia. Concettualmente la
giornata nasce dalla individuazione
degli obbiettivi politico-militari che le due parti vogliono perseguire.
Tali obbiettivi si possono così identificare:
- i Sardi, in accordo con i disegni del primo ministro
Cavour, devono al più presto portare soccorso alle forze insurrezionali già operanti
nell'urbinate e minacciate dalla reazione Pontificia; in un quadro più
ampio, marciare velocemente verso il meridione d'Italia cercando di avere
ragione speditamente della possibile opposizione militare Pontificia, al fine
ultimo di portare nell'alveo moderato e monarchico la riuscita impresa
garibaldina nel Regno delle due Sicilie.
Obiettivo di primo tempo della campagna era la
conquista di Perugia, ovvero dell'Umbria, e di Ancona , ovvero delle Marche.
Obiettivo di secondo tempo, riunite le forze, marciare su Napoli;
- i Pontifici dovevano cercare di garantire, in ogni
modo e con qualsiasi mezzo, 1'integrità dello Stato e l'inviolabilità delle sue
frontiere, impedendo e, se possibile respingendo, 1'invasione sarda. Per
ottenere questo, data la manifesta inferiorità militare delle Forze Armate
Pontificie, considerando che il Lazio era presidiato dalle forze francesi, e
nella convinzione che la Francia di Napoleone III sarebbe intervenuta nella
guerra, il Comando Pontificio aveva 1'estrema necessità di garantire i
collegamenti con 1'Austria, l'altra potenza alleata ed amica dello Stato
Pontificio. Di conseguenza, era necessario portare tutte le forze mobili
disponibili nelle Marche, racchiudersi nella piazzaforte di Ancona, per
dare tempo agli Austriaci di intervenire. Questo intervento, dato per
scontato dai circoli e dalla corte pontificia, si sarebbe manifestato con
l'arrivo della flotta austriaca davanti ad Ancona e con l'inizio delle
operazioni lungo il confine orientale dell'Esercito Austriaco, che avrebbe
costretto le forze sarde operanti nelle Marche e nell'Umbria a ritirarsi.
In attesa di questo intervento, occorreva affidare la
difesa dell'Umbria alle sole forze presidiarie e di guarnigione, nella
convinzione che presto sarebbero state soccorse
ed aiutate dalle forze francesi di stanza nel Lazio.
In questo
quadro generale, era evidente che l'Esercito Pontificio doveva resistere il
tempo necessario alle grandi potenze, Francia e Austria, per intervenire.
L’obiettivo di
primo tempo era, quindi, radunare tutte le forze e portare tutte le forze
mobili, stanziate lungo 1'asse Terni - Spoleto - Foligno nelle Marche e
rinchiudersi ad Ancona. Le forze presidiare dovevano nel contempo, rinchiudersi nelle piazzeforti e resistere
fino all'arrivo delle forze francesi; obiettivo di secondo tempo, resistere
fino all'intervento franco – austriaco e/o eventualmente tentare delle sortite
di disturbo o per recuperare parte del territorio.
I due schieramenti iniziarono ad operare con velocità
operative diverse: mentre quello sardo aveva un dispositivo, già pronto all'azione, quello Pontificio ne
aveva uno che prevedeva l'attacco da Sud, a seguito di un attacco da parte
delle forze garibaldine; non prevedeva, che come eventualità remota, una
invasione da Nord; quindi il Comando Pontificio dovette impiegare il 10, 1'll,
il 12 Settembre, per cambiare il dispositivo ed avviare nelle Marche le brigate
stanziate in Umbria.
Il dispositivo sardo era il seguente:
Approntato un Corpo di Invasione e posto al Comando
del Generale Fanti, tale Corpo fu ordinato su due Corpi d’Armata, il IV ed il V
Corpo, il primo al comando del gen. Enrico Cialdini, il secondo al comando del
gen. Morozzo della Rocca. Nella sua relazione il gen. Fanti così delinea il
dispositivo Sardo
“In
seguito agli Ordini di S.M., il 10 settembre, concentrai le tre Divisioni del IV Corpo
d’Armata, comandato dal gen. Cialdini, alle frontiere delle Marche sulla linea
del Tavullo, ed una Divisione, più una brigata mista del V Corpo, la quale
venne poi denominata Divisione di Riserva, agli ordini del gen. Della Rocca
alle frontiere dell’Umbria in Arezzo e Borgo San Sepolcro. Preventivamente il
giorno 5 settembre feci imbarcare a Genova un piccolo parco d’assedio di 24
pezzi, che di conserva con la Reale Squadra, agli ordini dell’Contr’Ammiraglio
Persano, doveva recarsi d’innanzi Ancona. Le forze del nemico a combattere
sommavano approssimativamente a 25000 uomini, i quali appoggiavano alle Piazze
di Ancona, Perugia, Pesaro, Urbino, Spoleto, San Leo. Le forze di S.M.
destinate ad operare ammontavano ad un terzo di più.
Sulle
operazioni che il nemico potrebbe eseguire pensai che, concentrando ilo nerbo
delle sue forze, avrebbe cercato:
o di
prendere posizione nelle vicinanze di Ancona;
o di
ritirarsi nella Com’arca e nel Patrimonio di San Pietro;
o
finalmente di prendere posizione a cavaliere dell’Appennino, per esempio in
Gubbio, dove più volte aveva egli eseguito manovre di concentrazione facendo
aprire una strada militare su Fratta in Val Tiberina e stabilire una linea
telegrafica a Fano e a Perugia.
A
prevenire il nemico in queste diverse ipotesi, prescrissi al IV Corpo d’Armata
di marciare su Pesaro, di far rendere prontamente il forte, mandare una Divisione
per Urbino, Cagli, Gubbio, e progredire colle altre due Divisioni, per Fano
Senigallia verso Ancona, e prendere posizione in modo da interporsi fra Ancona
e Macerata. Tale mossa mi era suggerita dalla supposizione che il Generale De
La Moricière avrebbe eseguito su Macerata, il movimento di concentrazione per
ripiegarsi su Ancona, siccome più volte aveva operato a modo di esercitazione.
La 1° Divisione e la Divisione di Riserva del V Corpo, evitando la stretta del
Lago Trasimeno, dovevano operare in Val di Tevere per Città di Castello, Fratta
e Perugia, e prendendo di viva forza nel loro passaggio il forte che domina
quest’ultima, marciare su Foligno, oggettivo di questa operazione. La Divisione
del IV Corpo che riceveva ordine di agire sulla cresta dell’Appennino,
impadronendosi di Urbino, aveva per obbiettivo Gubbio, affine di tenere legati
i due Corpi che operavano separati dall’Appenino. Dalle prese disposizioni
emerge che le varie colonne marciavano scaglionatela sinistra in avanti. E tale
concetto era basato sull’idea che io aveva, che La Moricière essendo uomo più
militare che politico, sarebbe corso là dove il pericolo era più imminente.
Premesso il concetto strategico, le operazioni successive vennero subordinate a
quelle del nemico.”[1]
Il dispositivo Pontificio aveva come presupposto il
concetto che la difesa dello Stato si poteva solo imperniare sulle due
piazzaforti principali: Roma, con Civitavecchia collegata, ed Ancona. Fermo
restando che la guarnigione francese avrebbe in ogni caso presidiato e difeso
Roma, le Forze Pontificie di campagna avrebbero dovuto garantire il controllo
dell’Umbria e tenere ad ogni costo Ancona. Le minacce che si dovevano
affrontare era la rivoluzione interna, e questo avrebbe richiesto un
dispiegamento del disposto quasi a macchia di leopardo; l’altra la difesa, da
Sud dello Stato contro una invasione delle forze di Garibaldi. In questo caso,
con alle spalle Ancona, che avrebbe
garantito i collegamenti con l’Austria tramite Trieste, si dove presidiare la frontiera meridionale
dello Stato, appoggiandosi alle fortezze di Spoleto e Perugia, con punte difensive a Terni. Una minaccia rappresentata
da una invasione dal Nord da parte del Regno di Sardegna era considerata poco
credibile in quanto avrebbe sicuramente, secondo i Pontifici, provocato un
intervento austriaco. Su questo concetto le tre Brigate mobili pontificie arano
schierate a Terni ( 1° Brigata) a Spoleto (2° Brigata) e a Foligno- Perugia (3°
Brigata). Forse di collegamento e copertura garantivo i collegamenti con
Macerata e Ancona ( Brigata De Courthen)
Il conseguimento degli obiettivi delle parti
contrapposte, dopo che i reperivi dispositivi furono armonizzati con gli
obbiettivi, diedero vita a manovre che, nelle linee generali, possono così delinearsi:
Sardi: azione del V Corpo lungo la valle del Trasimeno
con il compito di intercettare le forze Pontificie stanziate in Umbria ed
annientarle; azione del IV Corpo, che
lungo la direttrice marittima, puntare su
Ancona, al fine ultimo di impadronirsene; una divisione (la 13a) doveva
assolvere il compito di raccordo tra i
due corpi agendo lungo la dorsale appenninica; Raggiunti questi obbiettivi, i
due Corpi si sarebbero riuniti e quindi avviarsi verso il meridione.
Pontifici: adunata di tutte le forze mobili a Spoleto
– Foligno; attuata questa, marciare il più celermente possibile verso
Macerata e quindi su Ancona; contemporaneamente le forze operanti nelle
Marche ripiegare lentamente, con movimenti di arresto temporaneo e raccogliersi
a Ancona, senza impegnare seri combattimenti con i Sardi. In questo contesto
prenderanno vita le due manovre principali che porteranno allo scontro di
Castelfidardo.
Nella
pianificazione Sarda vi è la volontà di intercettare le forze mobili Pontificie
ed ingaggiare battaglia al fine di distruggerle: tale compito era affidato al V
Corpo, nella accezioni che tali forze rimanessero in Umbria; pur vera e
considerata era anche l'ipotesi che le forze Pontificie si sarebbero ritirate
su Roma, preferendo una difesa del Lazio ad ogni altra iniziativa. Qualora tale
ipotesi si fosse verificata, non si
sarebbe ottenuto l'annientamento delle forze mobili Pontificie, ma si sarebbe
guadagnato ulteriore tempo per raggiungere il meridione.
Nella pianificazione Pontificia, invece, si prevedeva
in modo accurato l'ipotesi di evitare con ogni mezzo uno scontro in campo
aperto con le forze avversarie. Tutto doveva concorrere a raggiungere Ancona,
nell'accezione che la piazzaforte dorica, forte delle sue tre cinte di difesa,
sarebbe stata inespugnabile in tempi brevi. Fu subito scartata l'ipotesi di una
ritirata delle forze mobili nel Lazio, sia perché il Lazio era presidiato da
truppe francesi sia perché era ormai evidente che Garibaldi non avrebbe potuto raggiungere Roma senza
l'accordo del Governo di Torino.
sabato 28 gennaio 2017
II Edizione 2017
L'INVESTIMENTO E LA PRESA DI ANCONA
n. 8 Collana Storia in laboratorio
II Edizione
Naturale seguito del vol. n. 5 Il Combattimento di Loreto detto di Castelfidardo il presente volume descrive la conclusione della campagna del 1860 nelle Marche
L’Accademia di Oplologia e Militaria di Ancona
promuove l’edizione del presente volume.
Questo volume conferma la tesi,
esposta nel terzo volume che l’Accademia ha sponsorizzato in seconda edizione,
quello dal titolo “Il Combattimento di Loreto detto di Castelfidardo
che la giornata del 18 settembre 1860 non fu
decisiva per la chiusura della campagna d’invasione sarda, che fu combattuta
nella vallata del Musone, sotto Loreto, che i Pontifici sorpresero tatticamente
i Sardi, ma che, per errori dei Comandanti sul campo, non riuscirono a
sfruttare, e quindi permisero la reazione sarda che li costrinse a ripiegare su
Loreto e, quindi, prima a rinunciare a raggiungere Ancona, che era l’obiettivo
fondamentale da conseguire.
Solo il Comandante in Capo, generale De La Moricière
vi riuscì, seguito da 125 cavalieri e da pochi soldati; gli altri, circa 5000,
si dovettero arrendere.
Per riuscire ad avere ragione
della opposizione pontificia, i due Corpi d’Armata sardi, il V al comando del
gen. Morozzo della Rocca, operante in Umbria scavalcò gli Appennini, via
Colfiorito Macerata, per affiancarsi il IV, al comando del gen. Enrico
Cialdini, e, unitesi, investire la piazzaforte pontificia di Ancona. Come se
tutto questo non fosse sufficiente, fu chiamata ad intervenire la Flotta sarda,
al comando dell’amm. Carlo Pellion di Persano, che si presentò nella acque
davanti Ancona 23 settembre 1860. Tutto questo, secondo l’Autore, sta a
significare che la campagna nelle Marche e nell’Umbria poteva dirsi conclusa
solo con la conquista della piazzaforte dorica. Il volume qui presente descrive
tutto questo
L’Accademia di Oplologia e Militaria di Ancona prosegue nella sua
azione di approfondire e valorizzare la Storia di Ancona e delle Marche, nella
speranza che ciò sia utile anche come fonte di aggregazione culturale e sociale
Il Presidente della Accademia di
Oplologia e Militaria
Massimo Ossidi
ACCADEMIA DI OPLOLOGIA E MILITARIA
PALAZZO BOTTONI – VIA CIALDINI 26 – 60122 ANCONA
Sito: http://oplon.jimdo.com/
sabato 31 dicembre 2016
venerdì 23 dicembre 2016
II Edizione. 2017
IL COMBATTIMENTO DI LORETO DETTO DI CASTELFIDARDO
N. 5 Collana storia in laboratori
II Edizione 2017
L'Accademia di Oplologia promuove l'a II Edizione del presente volume, dopo aver promosso l'edizione n. 11 e 12 dei volumi della Collana dedicati alla Difesa pontificia di Ancona
Questo nell'intendo di proporre la Storia scritta dai vinti e quella scritta dai Vincitori
Il volume è acquistabile in tutte le librerie oppure presso la casa editrice:
ordini@nuova cultura.it
Dopo aver pubblicato la visione
dei Pontifici degli avvenimenti che si sono succeduti nelle Marche nel
settembre 1860, presentando la Storia dei Vinti, con questo volume mette a
disposizione dei Soci e dei lettori, in seconda edizione, la versione dei
Vincitori, ovvero quella che comunemente viene intesa come Storia Patria.
E’ la ricostruzione della
Giornata del 18 settembre 1860, durante la quale le forze operative pontificie
furono intercettate nella loro marcia su Ancona provenienti dall’Umbria, dalle
forze del IV Corpo d’Armata al Comando del gen. Enrico Cialdini.
L’Autore sostiene la tesi,
ampiamente esposta e documentata, che la giornata del 18 settembre 1860 non fu
decisiva per la chiusura della campagna d’invasione sarda, che fu combattuta
nella vallata del Musone, sotto Loreto, che i Pontifici sorpresero tatticamente
i Sardi, ma che, per errori dei Comandanti sul campo, non riuscirono a
sfruttare, e quindi permisero la reazione sarda che li costrinse a ripiegare su
Loreto e, quindi, prima a rinunciare a raggiungere Ancona, che era l’obiettivo
fondamentale da conseguire.
Solo il Comandante in Capo, generale De La Moricière
vi riuscì, seguito da 125 cavalieri e da pochi soldati; gli altri, circa 5000,
si dovettero arrendere.
L’Accademia di Oplologia e Militaria di Ancona prosegue nella sua
azione di approfondire e valorizzare la Storia di Ancona e delle Marche, nella
speranza che ciò sia utile anche come fonte di aggregazione culturale e sociale
Il Presidente della Accademia di
Oplologia e Militaria
Massimo Ossidi
ACCADEMIA DI OPLOLOGIA E MILITARIA
PALAZZO BOTTONI – VIA CIALDINI 26 – 60122 ANCONA
Sito: http://oplon.jimdo.com/
domenica 18 dicembre 2016
Al di là dell'Atlantico
Gent.mi,
vi ricordiamo che stasera a Portland, presso la Central Library,
alle ore 18.00, la prof.ssa Silvia Boero, nostra socia, presenta i volumi:
- La Repubblica romana del 1849, di M. Severini (2011);
- Le pietre della nazione, di AA. VV. (2016).
L'iniziativa sarà inserita nella Newsletter del mese.
Cordiali saluti.
Staff ASC
venerdì 9 dicembre 2016
Club Ufficiali Marchigiani
Carissimi Sodali ed Amici tutti del Club Ufficiali Marchigiani (CUM)
il nostro Presidente, Gen. C.A. Filiberto CECCHI, mi ha chiesto come tradizione (in quanto facente parte del Consiglio Direttivo del Club) di inoltrarvi il Suo Messaggio Augurale per le prossime Festività Natalizie e per il Nuovo Anno.
Veramente lieto di tale compito ho già provveduto a ringraziarlo per le Sue bellissime parole che ci ha voluto indirizzare, le quali costituiscono stimolo e sprono per tutti a mantenere sempre vivo il senso di appartenenza al Club ed alla nostra bellissima ed amata Terra di Origine: le Marche!
Con l’occasione anche da parte mia i più sentiti Auguri a tutti Voi ed ai Vostri Cari tutti per un Santo Natale vissuto nella gioia dei suoi valori più profondi e per un 2016 portatore di salute, serenità, prosperità e tanta fortuna!
Un fraterno abbraccio a tutti Maurizio Leoni
DI SEGUITO IL MESSAGGIO DEL NOSTRO PRESIDENTE
CARISSIMI AMICI ED AMICHE DEL CLUB UFFICIALI MARCHIGIANI ,
NELL'IMMINENZA DELLE PROSSIME FESTIVITA' DI FINE ANNO , E' CON GRANDE PIACERE CHE RIVOLGO A TUTTI VOI ED ALLE VOSTRE FAMIGLIE I PIU' FERVIDI ED AFFETTUOSI AUGURI DI BUON NATALE E , SOPRATTUTTO , DI UN NUOVO ANNO PORTATORE DI ARMONIA , SERENITA' , PROSPERITA' E BENESSERE E CHE VEDA RAFFORZATO IL NOSTRO PREZIOSO LEGAME DI SOLIDARIETA' E DI CAMERATISMO.
NELLA CERTEZZA DI INCONTRARVI TUTTI AL PROSSIMO GRANDE RADUNO, A CAMERANO (AN) IL 24 GIUGNO 2017,
VI SALUTO CALOROSAMENTE ,
VOSTRO FILIBERTO CECCHI .
venerdì 25 novembre 2016
Storia delle marche in Eta Monarchica 1860-1946 II Lezione C48
UNIVERSITA,
CINQUE CASTELLI
LEZIONE 1 - LE MARCHE NEL 1860
LAORGANIZZAZIONE TERRITORIALE PONTIFICIA DAL 1849 AL 1860
ANCONA PIAZZAFORTE PONTIFICIA
6 DICEMBRE 2016 ORE 17.
Massimo Coltrinari
Syllabus 2
Si farà ancora un cenno ad una breve introduzione metodologica* per poi dare un ampio quadro della Delegazione di Ancona nel 1860 e la struttura territoriale della delegazione e la divisione amministrativa della delegazione stessa. Distretto di Ancona, Jesi, ed Osimo, i Governi di Ancona e Montemarciano, per il Distretto di Ancona, il Governo di Jesi, Arcevia,Corinaldo,Montaboddo, MonteCarotto per qUello di Jesi, e per il Distretto di Osimo il Governo di Osimo che aveva come Comuni oe Appodiati Castel Fidardo, Agugliano con l'Appodiato di Castel d'Emilio, Offagna Polverigi.
IN UN VOLUME DEL 1845 SI Scrive:
Inquesto terrirotiro governativo, di Ancona, godono il titolo di COMUNI le borgate di Castelfidardo, Offagna, Agugliano e Poverigi. Fra Osimo e Loreto, in riva al Musone, trovasi castelfidardo nel 1799 vi si raccolse un orda di montanari che sostennero con audacia ripetute zuffe contro la divisione francese acquartiera nel distretto di Ancona ( Era la divisione Monnier)...... Segue Offagna su un altro colle, allu cui falde scorre il Musone Polverigi, già Polverinum, ... reso celebre nei bassi tempi da un trattato di pace fermato nel 1203 dopo la morte di Marcovaldo usurpatore del Piceno: era rogato quel documento da un tal Tancredi notaro d'Ancona..."
(Da Attilio Zuccagnini-Orlandini, Corpgrafia Fisica, Storica e Statistica dell'Italia e delle Sue Isole, Firenze, 1845, Volume Decimo.
Nella seconda ora si farà un rapido cenno ad Ancona Piazzaforte pontificia illustrando i seguenti punti
. La Piazzaforte di Ancona nello Stato Pontificio. La Storia
. Le opere principali della piazzaforte
. I MIglioramenti della Piazzaforte da parte del De La Moriciere nel 1860
. I dati tattici della piazzafrote. Il terreno e le comunicazioni. L'Armamento
. La Guarnigione
. Le caserme
. Il vettovagliamento
. Il Morale
Il sistema integrato della difesa fissa nelle Marche nel 1860
avendo come base il volume qui presentato, che può essere usato come testo per approfondimenti
Testi Consigliati
Parte Metodologica
Coltrinari M., Coltrinari L., La ricostruzione di un avvenimento storico militare, Roma, Societa Editrice Nuova Cultura – Università La Sapienza, 2009,
Parte oggetto della Lezione
Coltrinari M., L'Ultima difesa pontificia di Ancona 7-29 settembre 1860, Roma. Società Editrice Nuova Cultura, Edizione Accademia di Oplologia e Militaria, 2016 (Vds foto)
Un Manuale di Storia in uso presso i Licei Statali
Sitografia
Qui si possono consultare oltre 200 post (cliccare “post più vecchi” per vedere i precedenti). Cliccando sulle foto delle colonne laterali, si rinvia a specifiche documentazioni.
Email
Massimo Coltrinari:
coltrinari2011@libero.it
lunedì 21 novembre 2016
Storia delle Marche in Età Monarchica
Il Corso di Storia delle marche in Età Monarchica si basa anche sulla consultazione di blog di riferimento indicati dalla Cattedra. Per la Storia Risorgimentale
si deve fare riferimento a questo blog
www,colrinaricastelfidardo1860.blogspot.com
andando a vedere anche i blog meno recenti
Per la parte di fine secolo e della Prima Guerra Mondiale ed in generale per la storia locale
vedasi
www.ancona.lastroiablogspot.com
Per la parte del periodo delle due guerre mondiali vesai
www.guerradiliberazione.lastroia.blogspot.com
www.coltrinarimarche1944.blogspot.com
e
www.secondorisorgimento.blogspot.com
per ogni contatto con il Docente o utilizzare nei blog l'apposta casella di commento oppure scrivere direttamente a
coltrinari2011@libero.it
sabato 29 ottobre 2016
Corso C48 Lezione I Le Marche dal 1846 al 1859. Syllabus
UNIVERSITA,
CINQUE CASTELLI
C48. STORIA DELLE MARCHE NELLA ‘ITALIA
MONARCHICA
LEZIONE 1 - LE MARCHE DAL 1846 AL
1859.
3 NOVEMBRE 2016 ORE 17.
Massimo Coltrinari
Syllabus 1.
Dopo una breve
introduzione metodologica* si trattera prima del Triennio Rivoluzionario nella
marche ( 1846-1849) con la sua conclusione incentrata sulla Caduta della
repubblica Romana e dell’Assedio Austriaco di Ancona del 1849. Poi del Decenne
di Preparazione 1849-1859 in cui le marche, nominalmente sotto la sovranità
dello Stato Pontificio, ma realmente un protettorato austriaco che manteneva
una sua guarnigione di 5000 uomini in Ancona e presidi in tutta la regione
Questo due periodi
saranno illustrati con power point.
Al Termine, come terzo
periodo considerazioni delle azioni del 1859 in Ancona. La figura di Fazioni
come Gonfaloniere e delle attività delle logge massoniche in funzione rivoluzionaria;
la resistenza passiva al potere temprale dei papi rappresentato dalla figura
dei Delegati Opostolici, in particolare mons. Bellà a Pesaro e mons. Randi in
Ancona da parte delle popolazione marchigiana che si riconosceva nel Comitato
Rivoluzionario Segreto presieduto da Alessandro Orsi. Le iniziative di Giuseppe
Garibaldi, vice comandante della Forze Militari della Lega Centrale, i suoi
disegni per occupare Ancona nell’ottobre 1859, i contrasti con Manfredo Fanti,
l’azione del Servizio Segreto Pontificio per assasinarlo e la genesi nel
novembre 1859, della Spedizione dei Mille.
Testi Consigliati
Parte Metodologica
Coltrinari M., Coltrinari L., La ricostruzione di un avvenimento storico militare, Roma, Societa
Editrice Nuova Cultura – Università La Sapienza, 2009,
Un Manuale di Storia in uso presso i Licei Statali
Sitografia
Qui si possono consulrare oltre 200 post
(cliccare “post più vecchi” per vedere i
precedenti). Cliccando sulle foto delle colonne laterali, si rinvia a specifiche
documentazioni.
Email
Massimo Coltrinari:
coltrinari2011@libero.it
domenica 23 ottobre 2016
Università Cinque Castelli. Corso C48. Bibliografia
UNIVERSITA' CINQUE CASTELLI
CORSO - C48 -
STORIA DELLE MARCHE NELL'ITALIA MONARCHICA
bIBLIOGRAFI DI CARATTERE METODOLOGICO
LA RICOSTRUZIONE E LO STUDIO DI UN AVVENIMENTO STORICIO MILITARE,
di Massimo
Coltrinari e Laura Coltrinari, Roma Società Editrice Nuova Cultura, Un. La
Sapienza, Pag. 312, f.to 17x24 ISBN 978886134-2675, Euro 18,50
Il Volume si prefigge di fornire a studenti e ricercatori uno strumento
utile al fine di ricostruire e
studiare, il più correttamente possibile, un evento storico- militare proponendo un metodo di analisi consequenziale
quale è il Metodo Storico. Prendendo a riferimento il fenomeno “guerra”, il
volume propone schemi attagliati, anche in collaborazione tra loro, alla guerra
classica, alla guerra rivoluzionaria e/o sovversiva, con le più varie eccezioni
ed alle recenti “peace support operations” ove, per questo caso, i soggetti
protagonisti passano da due a tre (parti in conflitto/forze di interposizione o
di pace). Sono “note” e suggerimenti che ogni lettore può , anzi deve,
interpretare secondo la sua creatività, nella più ampia accezione della libertà
di studio e di pensiero, rispettando solo i criteri di scientificità e di
coerenza. Un volume che vuole essere uno strumento, quindi più da consultare
che da leggere.
domenica 2 ottobre 2016
2 ottobre 1860 Prigionieri Pontifici.
Il 2 ottobre 1860 si completa l'ammassamento dei prigionieri pontifici in localita' Torretta, Oggi Torrette, sede dell'ospedale Regionale, per poi essere avviati a piedi a Pesaro, Rimini, Bologna, Alessandria, dove nel giro di due mesi furono avviati liberi ai loro domicili.
Gli Ufficiali furono concentrati negli alberghi di Ancona, mentre il De La Moriciere fu ospite dell'ammiraglio Persano a bordo della Maria Adelaide. Il giorno dopo, 3 ottobre 1860 furono tutti imbarcati sulla nave Cavour ed inviati a Genova dove furono lasciati liberi sulla parola di non prendere le armi per un anno contro il Regno di Sardegna.
Gli Ufficiali furono concentrati negli alberghi di Ancona, mentre il De La Moriciere fu ospite dell'ammiraglio Persano a bordo della Maria Adelaide. Il giorno dopo, 3 ottobre 1860 furono tutti imbarcati sulla nave Cavour ed inviati a Genova dove furono lasciati liberi sulla parola di non prendere le armi per un anno contro il Regno di Sardegna.
giovedì 29 settembre 2016
29 settembre 1860. Il tricolore viene issato su Ancona
Accolto da 101 colpi di cannone
Alle ore 11 del 29 settembre 1860
Sul pennone più' alto della fortezza dell'Astagno
Veniva issato il Tricolore nazionale
Nello stesso istante il gen. Manfredo Fanti'
Alla testa delle sue truppe
Entrava in città' da Porta Pia.
La via che percorse da allora e' intitolata
Via XXIX settembre.
mercoledì 28 settembre 2016
28 settembre 1860. Ancona pontificia si arrende.
Alle ore 15,30 del 28 settembre 1860
In virtù' dell'attacco
della fregata Vittorio Emanueledella Reale Marina sarda
La batteria della lanterna,
Posta a difesa del porto di Ancona
Un ora dopo alle 16,30
La guarnigione pontifica Di Ancona chiedeva la resa
domenica 25 settembre 2016
24-25 settembre 1860. Iniziano le operazioni contro Ancona
I Bersaglieri furono i protagonisti degli avvenimenti nella piana del Musone ed integrarono sempre l'azione della fanteria, sostenuta dall'artiglieria da campagna
Il 23 settembre 1860 viene dichiarato il blocco del porto e della piazzaforte di Ancona. I Copri di Armata Sardi iniziano il movimento per serrare sotto le mura, mentre la flotta sarda si presenta davanti alla piazzaforte. Nella notte tra il 24 e 25 settembre si tenta un colpo di mano per tagliare la catena che ostruiva l'ingresso del porto.
Le unità bersaglieri furono le prime ad essere orientate verso Ancona
per dare inizio all'investimento della piazzaforti
venerdì 23 settembre 2016
Il Gen Manfredo Fanti assume il comando delle Forze sarde
Il 23 settembre 1860 arriva a Loreto il gen ManfredoFanti, comandante in capo delle forze di invasione sarde. Assume il comando diretto dei Corpo d'Armata operanti in Umbria e nelle Marche. Il V al comando del generale Morozzo della Rocca e il IV al comando del gen Cialdini. Secondo il piano generale, il primo doveva operare in Umbria ed il Secondo nelle Marche. Dopo i successi del 14 settembre, conquista di Perugia, e del 18 settembre, scontro di Castelfidardo, rimaneva ancora operativa la piazzaforte di Ancona. Il V Corpo d'Armata si mise in marcia, via Colfiorito, per raggiungere Ancona, mentre il IV Corpo si era riordinato e pronto a convergere sulla piazzaforte dorica. Intanto la flotta sarda al comando dell Ammiraglio Carlo Pellion di Persano era giunta nelle acque antistanti Ancona
Manfredo fanti assunse sotto di se tutte queste forze a Loreto, e, dopo una riunione con i Comandi dei Corpi d'Armata, decise di effettuare una ricognizione dal mare di Ancona. Si imbarcò a Porto Recanati sul Monzanbano svolse una accurata ricognizione lungo la costa del Conero fino ad Ancona.
La giornata sottolinea che tutta la campagna del 1860 fu diretta dal punto di vista strategico da Manfredo Fanti e i due sottoposti, Morozzo della Rocca e Cialdini, eseguirono i suoi ordini in modo leale e disciplinato.
La constatazione è semplice: nel 1860 Vi era un comandante, Fanti, ed un piano strategico, che fu puntualmente eseguiti; nel 1866 non vi era un Capo carismatico militare e non vi fu un piano strategico: questo significò l'insuccesso della III Guerra di indipendenza.
massimo coltrinari
coltrinari2011@libero.it
martedì 20 settembre 2016
La Morte e i funerali del gen. Georges de Pimodan
NELLA NOTTE TRA IL 18 ED IL 19 SETTEMBRE, DECEDEVA, NONOSTANTE LE CURE PRESTATAGLI, IL GENERALE GEORGES DE PIMODAN A SEGUITO DI UNA FERITA DA ARMA DA FUOCO CONTRATTA ALLE 11,30 SULLA LINEA DEL FUOCO, AI PIEDI DELLA COLLINA DI MONTE ORO.
LA PERDITA DEL GEN. DE PIMODAN FU FATALE PER L'ESERCITO PONTIFICIO. INIZIO' DAL SUO FERIMENTO LA LENTA RITIRATA VERSO LA PIANURA E QUINDI IL CEDIMENTO FINALE INTRONO ALLE 14 DEL 18 SETTEMBRE.
IL GEN. DE PIMODAN E' UNA ELLE FIGURE PIU INTERESSANTI DELLA GIORNATA DEL 18 SETTEMBRE 1860 PER IL SUO VALORE E LA SUA CAPACITA'
I FUNERALI SI SVOLSERO IL 20 SETTEMBRE 1860 ALLA CHIESA DELLE CROCETTE, ALLA PRESENTA DI UN INTERA BRIGATA DELL'ESERCITO SARDO, CHE RESE GLI ONORI MILITARI, E DI TUTTI I COMANDANTI SARDI, TRA CUI IL GEN. CIALDINI.
LA SALMA FU POI TRASPORTATA ROMA, OVE IL 3 OTTOBRE 1860 ALLA CHIESA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI SI TENNERO I FUNERALI DI STATO.
LA PERDITA DEL GEN. DE PIMODAN FU FATALE PER L'ESERCITO PONTIFICIO. INIZIO' DAL SUO FERIMENTO LA LENTA RITIRATA VERSO LA PIANURA E QUINDI IL CEDIMENTO FINALE INTRONO ALLE 14 DEL 18 SETTEMBRE.
IL GEN. DE PIMODAN E' UNA ELLE FIGURE PIU INTERESSANTI DELLA GIORNATA DEL 18 SETTEMBRE 1860 PER IL SUO VALORE E LA SUA CAPACITA'
I FUNERALI SI SVOLSERO IL 20 SETTEMBRE 1860 ALLA CHIESA DELLE CROCETTE, ALLA PRESENTA DI UN INTERA BRIGATA DELL'ESERCITO SARDO, CHE RESE GLI ONORI MILITARI, E DI TUTTI I COMANDANTI SARDI, TRA CUI IL GEN. CIALDINI.
LA SALMA FU POI TRASPORTATA ROMA, OVE IL 3 OTTOBRE 1860 ALLA CHIESA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI SI TENNERO I FUNERALI DI STATO.
lunedì 19 settembre 2016
La Resa pontificia di Loreto. 19 settembre 1860.
ALLE ORE 12 DEL 19 SETTEMBRE 1860 IL GEN. CIALDINI, COMANDANTE DEL IV CORPO D'ARMATA DELL'ARMATA DI INVASIONE DELLE MARCHE E DELL'UMBRIA, AL COMANDO DEL GEN. MANFREDO FANTI, SI RECAVA A VILLA MUSONE PER UN INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI PONTIFICI.
AVEVA GIA' PREDISPOSTO UN ASSALTO IN FORZA CONTRO LE MURA DI LORETO OVE SI ERANO RITIRATE LE FORZE DOPO LO SCONTRO DEL GIORNI PRIMA. L'ATTACCO ERA PREVISTO PER L'INDOMANI, 20 SETTEMBRE.
ALL'INCONTRO DI PRESENTO' IL COL GOUNDHOVEN, L'UFFICIALE PIU' ALTO IN GRADO PRESENTE A LORETO.
IN BREVE IL COL. GOUNDHOVEN CHIESE LA RESA DI TUTTE LE TRUPPE PONTIFICIE SECONDO LE CONVENZIONI IN VIGORE.
ALLA NOTIZIA CHE VI ERANO OLTRE 5000 UOMINI CHE SI ARRENDEVANO, CIALDINI COMPRESE CHE LO SCONTRO DEL 18 SETTEMBRE ERA STATO DECISIVO PER SVENTARE IL PIANO PONTIFICIO DI RAFFORZA LA PIAZZAFORTE DI ANCONA..
SOSPESE L'ATTACCO A LORETO E INIZIO' A DARE DISPOSIZIONI PER INVESTIRE LA PIAZZAFORTE DI ANCONA.
PER I PONTIFICI LO SCONTRO DEL 18 SETTEMBRE DIVENNE LO "SCONTRO DI LORETO", PER I SARDI, CHE NON VOLEVANO USARE IL NOME DELLA CELEBRE BASILICA, DIVENNE, SU INDICAZIONE DI CAVOUR, "lO SCONTRO DI CASTELFIDARDO", DAL NOME DEL PAESE OVE AVEVA SEDE IL Q.G. DEL IV COPRO D'ARMATA
domenica 18 settembre 2016
156° Anniversario dello Scontro del 18 settembre 1860
ALLE 9,20 DEL 18 SETTEMBRE 1860
I CARABINIERI SVIZZERI AL COMANDO DEL MAGGIORE JENNERAT
APRIVANO IL FUOCO CONTRO LE COMPAGNIE BERSAGLIERI DEL XXVI BATTAGLIONE
INIZIAVA LO SCONTRO CHE POSE FINE AL TENTATIVO
DEL GENERALE DE LA MORICIERE
DI RAGGIUNGERE LA PIAZZAFORTE DI ANCONA
CON TUTTE LE FORZE OPERATIVE
UNA RICOSTRUZIONE DI QUESTA GIORNATA
E' STATA IN DUE PUBBLICAZIONI
DI CUI DI SEGUITO RIPORTIAMO QUELLA DEL 2008
"LA GIORNATA DI CASTELFIDARDO 18 SETTEMBRE 1860"
Il passaggio delle Marche dallo Stato Preunitario allo Stato Nazionale
sabato 17 settembre 2016
sabato 10 settembre 2016
venerdì 9 settembre 2016
lunedì 22 agosto 2016
giovedì 28 luglio 2016
Celebrazione per i 150 della III Guerra di Indipedenza
“DA BEZZECCA A CARANO”
Si è tenuta nella serata di domenica
17 luglio presso la Tenuta Garibaldi di Via Carano la manifestazione
commemorativa per i 150 anni della Medaglia d’oro al Valor Militare a Menotti
Garibaldi, figlio primogenito di Giuseppe Garibaldi, Eroe dei Due Mondi.
La medaglia venne conferita a
Menotti a seguito della Battaglia di
Bezzecca nel 1886 durante la terza guerra di indipendenza, della cui vittoria
fu artefice quale Colonnello.
L’iniziativa “Da Bezzecca a Carano” promossa dalla famiglia Ravizza
Garibaldi ha avuto il sostegno di
“Aprilia in Latium”, il marchio caratteristico delle attività produttive e
delle iniziative turistiche locali.
Come da programma è stata organizzata una visita guidata presso
la tenuta, ove sorge il Mausoleo che accoglie le spoglie di Menotti; a seguire
la presentazione del libro “Una Patria, una Nazione, un Popolo” di Pietro
Cappellari.
In riferimento al sacrificio del
popolo italiano durante la prima guerra mondiale (1914- 1918) di cui ricorre in
questi anni il centenario la rappresentazione teatrale “Ignoto Militi”
dell'attore Umberto Fabi, da lui stesso interpretata, che ha riscontrato molto gradimento nel
pubblico .
Presenti alcuni rappresentanti
dell'Amministrazione Comunale, tra cui il Vicesindaco Franco Gabriele,
l'Assessore Mauro Fioratti Spallacci, l'assessore Vittorio Marchitti ed il
Consigliere Comunale Mario Forconi che ha collaborato con Mario Formato e
Federica Calandro alla realizzazione dell'evento.
La manifestazione ha visto la
partecipazione di un folto pubblico con diversi rappresentanti delle
Associazioni apriliane, tra cui la presidente dell'Associazione “Un ricordo per
la pace” che ha in corso un progetto di mostra itinerante per le scuole sul
centenario della Grande Guerra.
A fare gli onori di casa la
gentilissima Signora Costanza Ravizza Garibaldi pronipote di Menotti.
Un momento toccante a chiusura dell'evento l'invito ad
intonare coralmente “L'Inno d'Italia” dedicato a coloro che in ogni tempo hanno
contribuito con il loro sacrificio ed il loro impegno alla grandezza della
nostra Patria Italia.
La serata si è conclusa con un rinfresco ed il
tradizionale “vin d' honneur”.
Un cordiale saluto,
Elisa Bonacini
pres. Ass. "Un ricordo per la pace"- Aprilia
cell. 3280751587
sabato 9 luglio 2016
giovedì 23 giugno 2016
domenica 12 giugno 2016
Iscriviti a:
Post (Atom)


























