martedì 11 febbraio 2014
L'Ultima difesa pontifica di Ancona. Note alla Prima Edizione
Per rispondere a dei cari amici, questa edizione del volume qui rappresentato ha avuto una vita travagliata. Pertanto, utilizzando il sistema di print on domand, si è ritenuto intervenire per cercare di apportare quelle leggere migliorie necessarie per una edizione corretta.
Nel contempo è venuto meno il rapporto di collaborazione con chi aveva sempre sostenuto queste iniziative da dieci anni a questa parte
e quindi si è proceduto ad un adeguamento alla situazione che si è determinata.
Ma la ragione principale è stata la presenza di troppi errori e refusi, tutti di piccolissima parte, dovuti al fatto che non è stato fatto un passaggio con un vero correttore di bozze.
Grazie all'amico Giuliano Cesaretti questo è stato adempiuto e quindi siamo in grado di avere la II Edizione di questa opera
venerdì 7 febbraio 2014
1860 Bibliografia Ragionata 1990-1995
Il Passaggio delle Marche
dallo stato preunitario alo stato nazionale
1990
AA., VV., (
Arpino A. M., a cura di), Storia militare d’Italia 1796-1975, Comitato Tecnico della Società di Storia
Militare, Editalia. Roma. 1990
Ales S., Dall’ Armata Sarda
all’Esercito Italiano, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio
Storico, 1990
Aubert R. , Il Pontificato
di Pio IX,1846-1878) Roma, Edizioni San Paolo, 1990
Coltrinari M.,
Le manovre che determinarono la battaglia
di Castelfidardo 11- 17 settembre
1860, Castelfidardo, Associazione Italia Nostra Sezione di Castelfidardo, 1990
Di Vita G., La liberazione
d’Italia nell’opera della Massoneria, Foggia,
Bastogi, 1990
Ortenburg G., Waffe
und Waffengebrauch im Zeitalter der Einigunskriege, Berlin,
Bernard & Graefe Verlag, 1990
Villani V., Vernelli C., Giacomini
R., Maiolati
Spontini. Vicende Storiche di un castello della Valleesina, Maiolati
Spontini, Comune di Maiolati Spontini, 1990
1991
AA., VV., I Grandi Marchigiani,
Repertorio alfabetico dei personaggi illustri dal 1800 ad oggi, Ancona, Il resto del Carlino –
Regione Marche, 1991
Ceccarelli
R., Le strade raccontano.Piazze, strade e contrade di Cupramontana, Cupramontana, 1991
Cesaroni M., Castelfidardo
celebra la battaglia, in Il Corriere
Adriatico, 21 settembre 1991
Coltrinari
M., Presso Castelfidardo spirò vento di guerra. I precedenti della Battaglia
del settembre 1860, in Il Corriere Adriatico, 6 settembre 1991
Coltrinari M., Il generale De La Moricière , una vita per
la causa pontificia, in "Rivista Pio IX a. XX (1991), Editrice la Postulazione , Città
del Vaticano, 1991.
Coltrinari
M., Tutti gli uomini del Papa. A Castelfidardo un convegno per
l’anniversario della battaglia, in, Il
Corriere Adriatico, 18 settembre 1991
Coltrinari M.,
La Vigilia
della Battaglia di Castelfidardo 17 settembre 1860, Castelfidardo,
Associazione Italia Nostra Sezione di Castelfidardo, 1991
Pasquali
Marinelli G. De Pugna ad Castrumficardum, traduzione dal latino di Massimo
Moroni, commento storico di Massimo Coltrinari, Camerano (Ancona), Cassa Rurale
ed Artigiana, 1991.
Raggi P., La Nona Crociata. I Volontari
di Pio IX in difesa di Roma (1860-1870),
Ravenna, Libreria Tonini, 1991
1992
Brunetti M., Pio IX:
giudizio storico-teologico, Senigallia,
Edizioni ell’Opera Pia Mastai Ferretti, 1992
Coltrinari
M., Le manovre che determinarono la battaglia di Castelfidardo, Italia
Nostra, Castelfidardo, II Serie, 1992.
De Saiclieres
H, Il Risorgimento contro la
Chiesa ed i briganti, Napoli,
Controcorrente, 1992
Francioni L., Le fonti orali:
le testimonianze superstiti della Battaglia di Castelfidardo, in "Tra
Progetto e Ricerca" - Atti del Convegno di Studi "Castelfidardo
nell'età del Risorgimento", Castelfidardo, Italia Nostra, 1992.
Mariano F., La
Cittadella di
Ancona, in
AA.VV. Castelli, Rocche, Torri, Cinte fortificate delle Marche, Ancona, 1992
Moroni M., Presentazione “De
Pugna ad Castrumficardum”di Giuseppe Pasquali Marinelli, Castelfidardo, 26 Settembre 1992, Relazione, Fondo
Coltrinari, Cast 1, Fasc.002, Foglio27, 1992
Orsomanno E., Balzelli S., Catorci A., Formica E., Atlante iconografico di Piante rare o significative della Selva di Castelfidardo –
Area Flogistica delle Marche, Italia
Nostra, Sezione di Castelfidardo,
Castelfidardo, 1992
Raggi P., La Nona Crociata. I Volontari di Pio IX in difesa di Roma. (1860-1870), Ravenna, Libreria Tonini, 1992
Russo F., La difesa costiera dello
stato pontificio dal XVI al XIX secolo, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore
dell’Esercito, Ufficio Storico, 1992
Valsecchi P., La Battaglia di Castelfidardo. Sei acqueforti con note storiche di
Carlo Fiore, in Quaderni Canevesani N.
2, Torino, Tipografia Spe Fanton , 1992
1993
AA., VV., Il generale Enrico Cialdini
da Castelvetro a Parigi, Atti del Convegno, Vignola, 28 settembre 1991, Ruggeri Edizioni, Modena, 1993
Cittadini G., Melechita. Romanzo storico, Tipografia Acquasanta, 1993
Coltrinari M., Monte San
Pellegrino: posizione chiave della battaglia di castelfidardo, in Castello, n. 4 ottobre 1993
Mariano F., Piazza del
papa in Ancona. Architettura e Scena Urbana,, Ancona, Edizioni l’Incontro, 1993
Solari A., Longarini B., Viaggio dentro
Loreto, Loreto, tecno stampa, 2001
1994
Coltrinari
M., Giuseppe Bandi, in Il Pensiero mazziniano,
Anno XXXIX, N.1 1994
Polverari
M., Ancona Pontificia. L’Ottocento. Un inventario
urbano, Ancona,
Comune di Ancona, 1994
Scirocco
A., L’Italia del Risorgimento, Bologna, Il Mulino, 1994
1995
(La Bibliografia ragionata è in fase di aggiornamento. Ultimo intervento 31 gennaio 2014)
domenica 5 gennaio 2014
Manfredo Fanti Lo Stato di Servizio
Con questo post iniziamo a dare spazio alla figura di MANFREDO
FANTI[1], il fondatore dell'Esercito Italiano ed il personaggio di riferimento della componente moderata e liberale, da contrapporre al personaggio di riferimento della componente progressista, democratica e mazziniana che era Giuseppe Garibaldi. Una figura, quella di Manfredo Fanti, per lo più sconosciuta e fatta regredire nell'oblio, in contrapposizione a quella di Giuseppe Garibaldi esaltata ogni ogni dire. Questa impostazione di ricerca cerca di meglio inquadrare il Risorgimento italiano, che sembra essere dimenticato.
Iniziamo con la pubblicazione dello Stato di Servizio , per poi dedicarsi ai vari aspetti della sua vita(MC)
.Fanti nobile cavaliere Manfredo, figlio del fu
Antonio e della fu Sillea Ferrari nato il 23 febbraio 1806 in Carpi, provincia
di Modena.
Vedovo con prole.
Laureato in Matematica dalla R. Università di
Modena il 3 settembre 1830.
Naturalizzato suddito sardo per R. Decreto delle 26
febbraio 1850.
Senatore del Regno per R. Decreto 29 febbraio 1860.
Servizi e Promozioni
-
Al servizio Estense
. Cadetto del R.
Copro dei Pionieri, 1 novembre 1825
. Cessò da
Cadetto avendo terminato il corso degli studi, 30 settembre 1830.
-
Al servizio del Governo insurrezionale di Modena
. Luogotenente
del Genio e destinato a prestare servizio nel 1° reggimento di Linea, 15
febbraio 1831
. Emigrò in
Francia ove venne aggregato al Corpo del Genio Francese a Lyon alle nuove opere
che hanno costituito una Piazzaforte di quella città, aprile 1831
-
Al Servizio della Regina di Spagna
. Tenente nel V Battaglione
Franco di catalogna, 5 dicembre 1835.
. Tale nei Cacciatori di
Oporto, 1 maggio 1836.
. Capitano in detti, 6
luglio 1838.
. Maggiore in detti, 19
agosto 1838.
. Tenente Colonnello in
detti
. Sottotenente nel 6°
Reggimento Leggiero dell’Armata
Nazionale, 12 settembre
1839.
. Tenente in detto per
merito di guerra, 29 ottobre 1839
. Capitano in detto per
merito di guerra, 20 maggio 1840
. Secondo Comandante in
detto, 12 novembre 1841
. Tale nel Corpo dello
Stato Maggiore Generale, 11 maggio 1843
. Primo Comandante di
Cavalleria dell’Armata, 11 settembre
1843
. Tenente Colonnello di
cavalleria nell’Armata, per merito di
Guerra, 23 ottobre 1847
. E continuò il servizio
sino al 10 luglio 1848.
-
Al Servizio del Governo provvisorio della
Lombardia
. Maggior Generale nella II
Brigata di fanteria, 10 luglio 1848
-
Al Servizio Sardo
. Maggior Generale comandante
la I Brigata Lombarda, 28
Novembre 1848.
. Tale. Membro del Consiglio
consultivo permanente della guerra
Continuando nel suddetto
comando, 6 gennaio 1849
. Tale. Incaricato del comando
della V Divisione Lombarda,
20 marzo 1849.
. Tale. In aspettativa per
scioglimento di Corpo, cessando dalla
Carica di membro del
Congresso consultivo permanente della
Guerra, 3 agosto 1849.
. Grado di Maggior Generale
ed anzianità di Colonnello
dal 23 ottobre 1847, a
mente del R. Decreto del 1 marzo 1851
. Fissatagli l’anzianità di
Maggior Generale nella R. Armata a far
tempo dalli 10 maggio 1849,
per Dispaccio Ministeriale n.3865
Divisione Personale, 22
luglio 1853
. Maggior Generale in
servizio effettivo e destinato al comando
della II Brigata
provvisoria del Corpo d’Armata di spedizione in
Oriente 22 marzo 1855
. Tale, Comandante la Brigata
Aosta, 26 maggio 1856
. Tale, Comandante
provvisorio delle truppe d’ogni stanziate
nelle provincie di Novi,
Tortona, Voghera e Bobbio per
R. Determinazione, 28
gennaio 1859
. Luogotenente Generale,
continuando nel suddetto comando
per R. Decreto 12 marzo
1859.
. Tale, dispensato dal
servizio per dimissione volontaria, con R.
Decreto 1 settembre 1859.
Campagne, ferite, azioni di merito, decorazioni
. Ha fatto
la Campagna dell’anno 1831 contro gli Austriaci, nella
Romagna,
facendo parte delle truppe comandate dal
Luogotenente
generale Carlo Zucchi; si trovò al combattimento
Rimini,
avvenuto il 25 marzo del detto anno; e ripiegando in
seguito in
Ancona fu compreso nella capitolazione avvenuta in
quella
Piazza.
. Ha fatto le Campagne degli anni 1835, 1836, 1837,
1838, 1839,
1840, 1843
e 1844 in Spagna.
. Decorato della croce dell’Ordine Militare di San
Ferdinando di
Spagna li
25 luglio 1837 per la battaglia di Chiva.
. Decorato della croce speciale di Chiva li 15
luglio 1837 per
lo stesso
motivo.
. Decorato una seconda volta della croce dell’Ordine
di San
Ferdinando
di Spagna per l’Assedio di Morella nel 1838
. Decorato della croce di Commendatore dell’Ordine
d’Isabella
La Cattolica
per la sollevazione di Madrid nel maggio 1848
. Ha fatto la campagna di guerra dell’anno 1848 per
l’indipendenza d’Italia.
. Ha fatto quella del 1849 contro gli Austriaci
. Ha fatto parte del Corpo di Spedizione in Oriente
ed
Imbarcatosi
il 3 maggio 1855
. Decorato della croce di Cavaliere dell’Ordine dei
Santi Maurizio
e Lazzaro
per R. Magistral decreto delli 26 luglio 1855
. Decorato della croce di Commendatore dell’Ordine
della
Legion
d’Onore per decreto di S.M. L’Imperatore dei Francesi in
Data 5
giugno 1856
. Decorato della croce di Uffiziale dell’Ordine dei
Santi Maurizio
E Lazzaro
per R. Magistral decreto delli 12 giugno 1856
. Decorato della croce di Commendatore dell’Ordine
Militare
di Savoja
per R. Magistral decreto delli 12 giugno 1856
. Rientrato al Corpo di spedizione in Oriente e
giunto nello Stato
Il 5 maggio
1856
. Ricevette la Medaglia Inglese di Crimea il 15
giugno 1856
. Decorato della croce di Commendatore dell’Ordine
dei
Santi
Maurizio e Lazzaro per R. Magistral decreto delli 27
settembre
1857.
[1]
Archivio di Stato di Torino, Ministero della Guerra, Matricola degli Ufficiali
Generali, 1856, pag. 87.
domenica 22 dicembre 2013
Auguri
Ai lettori di questo blog
UN SINCERO E CORDIALE AUGURIO DI UN
SERENO NATALE
E
DI UN FELICE ANNO NUOVO
giovedì 28 novembre 2013
Ancona 1859. Una città ribelle.
Nota di base. 1849-1959. Scheda di ricerca. Il
decennio di preparazione in Ancona
Pio IX non aveva saputo porre un freno
all’azione repressiva dell’Austria all’indomani della caduta della Repubblica
Romana. Rientrato a Roma da Gaeta aveva avallato la politica antiliberale e
repressiva del Triumvirato dei Cardinali che dal luglio 1849 aveva governato
Roma e lo Stato Pontificio. La principale azione del Triumvirato cardinalizio
fu all’annullamento di tutte le leggi liberali ed innovative della Repubblica
romana e il ripristino della legislazione di Gregorio XVI. Sul piano strettamente
ideologico Pio IX riteneva che la
Chiesa potesse assolvere un ruolo fondamentale nella lotta
contro il liberalismo, ritenuto al tempo una piaga e una eresia da combattere
senza pari. Esponente di questa scelta politica era la rivista Civiltà Cattolica,
espressione dei Gesuiti, che assunse una importante funzione ideologica con
violenti attacchi contro i protagonisti del risorgimento.
Dal 1849 al 1856 operò come commissario
straordinario di Governo pontificio per le Marche, il cardinale Domenico
Savelli[1].
Il Cardinale Savelli operò in Ancona in stretta cooperazione con il Comando
militare austriaco, insediato in città dal giugno 1859. Savelli si rese famoso
soprattutto per i processi celebrati davanti al Consiglio di Guerra.
L’azione fu particolarmente dura e spietata[2].
Soprattutto colpì la pubblica opinione, come si dice oggi, o la credenza
popolare come si diceva allora, le 6 condanne a morte propinate in questo
periodo a persone coinvolte nei moti del 1848-1849, ma che nella realtà non
erano che poveri diavoli coinvolti dagli avvenimenti e presi dagli entusiasmi
più che veri e propri pericoli per lo stato.
Il decennio di occupazione austriaco in Ancona fu
la matrice della ostilità che il Governo Pontificio trovava in Ancona e nelle
Marche. I Delegati pontifici ad Ancona, Pesaro, Fermo, Ascoli e Macerata non
lasceranno un ricordo piacevole: le loro figure si avvicinano più a quella
fantomatica di Scapia, che a veri e propri uomini di Chiesa.
Ad
Ancona operava M. Randì.
La
chiesa governava attraverso i Delegati
Apostolici, veri e propri capi delle province.
A
Pesaro, M. Randì, Tancredi, Bellà
Il loro braccio operativo era la Gendarmeria, vera arma
politica, che operava senza scrupoli e per un non nulla arrestava e carcerava.
Inoltre, come vediamo, si servivano di ogni mezzo lecito ed illecito per avere
informazioni sui “rivoluzionari” e per questo fine si servivano di un servizio
segreto composto da agenti senza scrupoli.
Tutto questo fece si che il potere
governativo ed i suoi esponenti erano visti dalla popolazione, almeno quella
più impegnata, con disprezzo e distacco. Molti avevano paura, e la prudenza
dominava su tutto.
Con la partenza degli austriaci da
Ancona, i Rappresentanti pontifici non cambiarono atteggiamento, anzi
rafforzarono le misure preventive e repressive.
La situazione era quanto mai
difficile per i Pontifici, frutto di una politica decennale repressiva[3]
lunedì 4 novembre 2013
Bibliografia Ragionata: 1980-1989
1980
AA.VV.,
Il Lazzaretto di Luigi Vanvitelli. Recanati, Comune di Ancona, 1980
O’Cleru
P.K., L’Italia dal congresso di
Parigi a Porta Pia, Roma, Centro
Romano Editoriale, 1980
Grillantini
C., Uomini, cose, avvenimenti di Osimo, Pinerolo, 1980
1981
Bislani
R., Castelfidardo nel XIX secolo, in “Il Castelfidardo”,
quaderno n. 2, Recanati, tecnostampa, 1981
Botti
F. La Logistica dell’Esercito
Italiano,(1831-1981), Roma, Ministero
della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Vol. I, 1981
Coltrinari
M., I Martiri di Castelfidardo, in Lucifero, Ancona, 6 settembre 1981
1982
Guerzoni
G., Vita di Giuseppe. Garibaldi, Firenze, vol. 1 1982
Cinti V., Vivere a Jesi
nell’800, Jsi, Banca delle provincie
di Ancona e Macerata, 1982
Coltrinari
M., La prima versione della Battaglia di Castelfidardo secondo il Piceno, in “Ancona Provincia” n 12., dicembre 1983.
Maravigna P., Storia
dell’Arte Militare Moderna, Dalla restaurazione alla Prima Guerra Mondiale, Tomo III, Roma, Ministero della Difesa Stato
Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1982.
1983
Coltrinari
M., La
Manovra del Cialdini, in Ancona Provincia, n. 1, gennaio, 1983
Coltrinari
M., L'attacco dei Pontifici, ore 9,20-11,50,in “Ancona Provincia” n 3. marzo 1983.
Coltrinari
M., L’originaria versione della Battaglia di Castelfidardo, in Il Comune di Castelfidardo, novembre 1983
Falconi
A., Il cardinale Antonelli. Vita e
carriera del Richelieu italiano nella Chiesa di Pio IX, Milano, Mondatori, 1983
Morroni
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battaglia di Castelfidardo, in Ancona
provincia, n. 2, 1983
Rendina
C., I Papi, Storia e segreti, Roma, Newton Compton Editori, 1983
1984
Ademollo A., Le annotazioni
di Mastro Titta carnefice romano, Bologna,
Forni Editore, Ed. anastatica 1886, 1984
Bozzolini G, Le Forze Armate
Sarde a Castelfidardo, Italia Nostra, Castelfidardo, 1984.
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Castelfidardo 18 settembre 1860, Castelfidardo, Associazione Italia Nostra
Sezione di Castelfidardo, 1984
Coltrinari M.,
Castelfidardo: L’enigma di una sciabola.
I Bersaglieri ed il generale de Pimodan 18 settembre 1860, Castelfidardo,
Associazione Italia Nostra Sezione di Castelfidardo, 1984
Coltrinari M.,
Le Forze Armate Pontificie a
Castelfidardo, Castelfidardo, Associazione Italia Nostra Sezione di
Castelfidardo, 1984
Coltrinari M., Il fatto
d'arme di Castelfidardo, in "Corriere Adriatico", Ancona, 22 settembre
1984,
Coltrinari
M., La battaglia di Castelfidardo del 1860. tutta la verità in una lettera
inedita, in “Corriere Adriatico”, Ancona 7 agosto 1984
Coltrinari
M., Ancona, come eravamo in una rarità libraria. Un testo del 1923 di
Palermo Giangiacomi, in “Corriere Adriatico”, Ancona 5 agosto 1984
Coltrinari
M., Svelati in una monografia i piani del gen. Cialdini, in “Corriere
Adriatico”, Ancona 10 luglio 1984
Coltrinari
M., La battaglia di Castelfidardo del 1860. tutta la verità in una lettera
inedita, in “Corriere Adriatico”, Ancona 7 agosto 1984
Coltrinari
M., Anche Toro Seduto……interessato alla
battaglia di Castelfidardo, in “Corriere Adriatico”, Ancona 22
agosto 1984
Coltrinari
M., Un grido di dolore da Castelfidardo:urge salvare il monumento a
Cialdini, in “Corriere Adriatico”, Ancona 21 agosto 1984
Coltrinari M., La flotta di
Persano ad Ancona un grosso mistero della storia, in “Corriere Adriatico”,
Ancona 3 settembre 1984
Corso L., La spedizione nello stato
Romano (maggio 1860) in “Garibaldi condottiero. Storia, teoria, prassi ( a cura di Mazzonis
F.) Franco Angeli Libri, Milano, 1984
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dei Beni Culturali ed Ambientali, Ministero della Difesa, Catalogo della Mostra “Dagli
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Uomini e territorio in un centro collinare marchigiano, Morro d’Alba, Comune di Morro d’Alba, 1985
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Bertinaria
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M., De Pimodan, generale di Pio IX, in Rivista “Pio IX” Anno. XIV
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Coltrinari
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nelle Marche: Castelfidardo, in Musa, Anno III, n. 9, dicembre, 1985
Coltrinari M., La storica
battaglia si svolse in località Colle Oro, in "Corriere
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Coltrinari
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della Provincia di Ancona, Falconara Marittima, Industria Grafiche ERREBI, 1985
Pouraye J, Charette. Il
generale Athanase barone de Charette de la Contrie. 1832-1911. Castelfidardo,
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Alfieri
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portolani e nelle carte nautiche medievali, in AA.VV., Le strade delle Marche. Il problema del tempo. Atti del
convegno (Fano, Fabriano, Pesaro, Ancona) 11-14 ottobre 1984, Ancona, Atti
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Anselmi S. (a cura di) Le Marche, Torino, Einaudi, 1987
Bartocci
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individuale dell’Esercito Piemontese ed Italiano 1814-1914, Firenze, Edibase Enrico Bartocci Editore, 1987
Colombati M., Loreto Città, Loreto, Edizioni della Cassa di Risparmio di Loreto, 1987
Coltrinari
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di), Miscellanea: La Battaglia di
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Pesaro, Ancona) 11-14 ottobre 1984, Ancona, Atti e Memorie. Deputazione di
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Percossi Serenelli E., Silvestrini Lavagnoli M., La vallata del Musone, in, AA.VV., Le strade
delle Marche. Il problema del tempo. Atti del convegno (Fano, Fabriano, Pesaro,
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Patria per le Marche, 1987.
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tempo. Atti del convegno (Fano, Fabriano, Pesaro, Ancona) 11-14 ottobre 1984, Ancona,
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Bigliardi R.,
Pirpaoli E., Urieli C., Incunaboli e raccolte librarie a Jesi tra il Xv ed il
XX secolo, Jesi, Città di jesi,
Assessorato alla Cultura, Biblioteca Comunale, 1988
Graziosi S., Il fondo dei conti Ferretti –
Origini, splendore, decadenza. Falconara Marittima, Comune di Falconara Marittima, 1988
Pellicciari
A., Risorgimento
da riscrivere. Liberali e Massoni contro la Chiesa, Milano, Ed. Ares, 1988
Santarelli
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della Santa Casa. Loreto nella fede, nella storia, nell’arte, Triboli, Pescara, 1988
Urieli C., Montecarotto
attraverso i secoli, Jesi, 1988
1989
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Stato Preunitario allo Stato Nazionale – Aspetti Militari. Guida al Museo
Risorgimentale della Battaglia di Castlefidardo, Castelfidardo, Italia
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Coltrinari
M., La conquista di Ancona nel
1860, in Advertise, Casa Editrice
Marcelli, Anno II, N. 10 Dicembre 1989
Massa
M., La famiglia Calocci in Il Mito di Narciso.
Ritratti della Famiglia Calocci Vespucci, Jesi, Città di Jesi, Assessorato alla
Cultura, Pinacoteca e Musei Civici Biblioteca e Archivi Storici, 1989
Teutoni
E., La Battaglia di Castelfidardo –
Ricerca Scuola Elementare “G. Mazzini” Castelfidardo Classe 5° C., in Scuola Moderna Italiana, Brescia, 15 Novembre, 1989
lunedì 21 ottobre 2013
Errata Corrige
Nel post precedente era stato erroneamente scritta la parola "Piani", con evidente allusione ad espressioni vegetali. Ce ne scusiamo.
sabato 19 ottobre 2013
Piani Operativi del 1860
Si inizia a pubblicare, nel quadro della introduzione al volume " Cialdini era in Osimo Riflessioni tecnico-tattiche sugli eventi del settembre 1860 nelle Marche", di prossima pubblicazione, nel quadro degli approfondimenti della cattedra di Storia Militare all'ISSMI da oggi si inizia ad inserire in blog post relativi ai piani delle parti in causa, Regno di Sardegna e Stato Pontificio. I commenti e le indicazioni, cordialmente richiesti, concorreranno ad un ulteriore affinamento della suddetta pubblicazione e della preparazione degli interventi di Cattedra.
1859: Piano Operativo Sardo contro l'Austria
Le predisposizioni del regno di Sardegna. Il contributi di Manfredo Fanti
Si ritiene utile, per comprendere i
piani che hanno dato corso agli avvenimenti nelle Marche del 1860, iniziare,
seppur a sommi capi, a rendersi edotti sul quadro generale della situazione
generale, dal punto di vista operativo in Italia determinatesi a seguito del
formarsi delle alleanze nel biennio 1859
e 1860. La Francia, grande potenza, voleva limitare l’influenza dell’Austria in
Italia e creare un Regno in Italia abbastanza forte che, nella sua sfera di
influenza, limitasse il predominio austriaco.
La guerra scoppiò il 26 aprile 1859 tra l’Austria e il Regno di Sardegna
a seguito dell’ultimatum, prontamente respinto, avanzato dall’Austria al Regno di Sardegna per un disarmo immediato.
L’Austria era l’attaccante e quindi scattavano così le clausole in vigore con
la Francia sottoscritte a Plombiers. Il Regno di Sardegna non aveva un piano
preciso operativo: doveva solamente assumere una funzione statica ed attendere
una quindicina di giorni in attesa dell’arivo delle forze francesi; si
appoggiava al progetto di mobilitazione redatto dal maggiore di stato maggiore
Govone che prevedeva di organizzare
contemporaneamente a bando di chiamata delle classi i depositi per ogni corpo
collegati ai magazzini d’armi e di vestiario. Da questa mobilitazione il quadro
di battaglia dell’esercito sardo era così costituito:
-
Comandante.
Il re Vittorio Emanuele II
-
Capo
di S.M.: gen. Morozzo della Rocca
-
1a
Divisione (gen. Castelborgo)
-
2a
Divisione (gen. Fanti)
-
3a
Divisione (gen. Durando)
-
4a
Divisione (gen. Cialdini )
-
5°
Divisone (gen.Cucchiari)
-
Divisione
di cavalleria: (gen. Sambuy)
Ogni divisione era composta da 2
brigate di Fanteria,3 battaglioni Bersaglieri, 1 reggimento di Cavalleria, 3
batterie di Artiglieria, 1 compagnia Genio. In totale, 56.000 uomini e 4000
cavalli
La consistenza delle forze francesi era notevole. La sua
costituzione era la seguente
-
Comandante.
Napoleone III
-
Capo
di S.M.: maresciallo Vaillant
-
I
Corpo d’Armata (Baraguay d’Hilliers) con 3 divisioni di Fanteria e 1 di
Cavalleria
-
II
Corpo d’Armata (Mac Mahon) con 2 divisioni di Fanteria e 1 brigata di Cavalleria
-
III
Corpo d’Armata (Canrobert) con 3 divisioni di Fanteria e 1 brigata di
Cavalleria
-
IV
Corpo d’Armata (Neil) con 3 divisioni di Fanteria e 1 brigata di Cavalleria
-
V
Corpo d’Armata (principe Girolamo) con 3 divisioni di Fanteria e 1 brigata di
Cavalleria
-
Guardia
Imperiale (Regnault de Saint-Jean d’Angely), 1 Divisone di Cavalleria.
Ogni divisione aveva 2 Brigate di Fanteria, 1 battaglione
Cacciatori, 2 batterie di Artiglieria, 1 Compagnia Genio.
In totale 140.000 uomini
ed 11.000 cavalli
La consistenza delle forze austriache non era da meno:
Comandante. Feldmaresciallo Giulay
di Moros
-
Capo
di S.M.: col. Kuhn
-
II
Corpo d’Armata (Liechtenstein)
-
III
Corpo d’Armata (Schwarzenberg)
-
V
Corpo d’Armata (Stadiont)
-
VII
Corpo d’Armata (Zobel)
-
VIII
Corpo d’Armata (Benedeck)
-
1a
Divisione di Riserva (Mensdorff)
-
Riserva
di Artiglieria 14 batterie
Ciascun Corpo d’Armata si componeva di due divisioni di
Fanteria, di un reggimento (o mezzo) di Cavalleria e di 1 riserva di
Artiglieria. Ogni divisione aveva 2 o 3 brigate di Fanteria ed ogni brigata 1
reggimento di Fanteria, un battaglione di Cacciatori e una riserva di
Artiglieria.
In totale 150.000 uomini e 15.000 cavalli con in più 70.000
uomini delle varie guarnigioni delle Piazzeforti.
Può apparire sconcertante, ma
l’Esercito Sardo entrò in campagna il 26 aprile 1859 senza un piano
operativo predisposto. Si preferì affidarsi allo svolgersi delle operazioni sul
terreno adottando una condotta condizionata dalle azioni del nemico.
Interessate notare che Manfredo Fanti aveva fatto giungere allo Stato Maggiore
Sardo un piano strategico[1]
ben articolato e circonstanziato. Un “piano
strategico completo,organico, veramente efficiente che era stato concepito,
studiato, ponderato ed analizzato in ogni dettaglio dal Fanti, che non lasciava
nulla alla improvvisazione o alla fortuna e che avrebbe potuto dare subito
serie preoccupazioni agli austriaci,” [2]
che non fu adottato affidandosi alla buona sorte. Del resto anche il piano di radunata delle forze sarde non vi
era un piano organico.[3]
Tutto questo sta a significare che l’esercito sardo anziché adottare
l’iniziativa contro gli Austriaci, mettendoli in difficoltà, si ridusse alla
funzione statica di aspettare l’arrivo dei francesi, affidando a loro nella
sostanza la conduzione della guerra e, quindi, assumendo un ruolo subalterno.
La campagna del 1859 iniziava, quindi, con molto entusiasmo, aperta a molte
speranze ma priva di un concetto operativo militarmente efficiente.
L’adozione del piano proposto da Manfredo Fanti, invece di
averlo confinato in un cassetto, avrebbe sicuramente dato un profilo, anche
politico, alla azione del Regno di Sardegna, che si sarebbe presentato sulla
scena internazionale non come semplice beneficiario dell’azione francese ma
anche come protagonista.
Questo Piano aveva come concetto fondamentale che le truppe
sarde, all’inizio della campagna, avrebbero dovuto trattenere gli Austriaci con
azioni di arresto temporaneo e reazioi dinamice il tempo utile per far affluire
le truppe frances; evitare sempr euna battaglia cmapale e avvolgere o svogere
azioni locali sui fianchi delo grosso austriaco. Fermo restanto che i francesi
sarebbero giunti sia via Mare, Genova, si attraverso le Alpi, avrebbero
costretto Austriaci a ritirarsi fino
all’Oglio. Il congiungimento di Sardi e Francesi, per Fanti, si sarebbe attuato
nei dintorni di Guastalla, costringendo il nimeico a ritirarsi oltre il Mincio.
Francesi e sardi avrebbero preso l’iniziativa di marciare verso i colli
Euganei, per tagliare le comunicazioni tra Verona e Venezia; intanto la flotta
fracnese avrebbe posto il blocco. Gli Austriaci, sviluppatesi questa tenaglia,
non avrebbero altra possibilità che una resa oppure combattere una battaglia
già persa in partenza.
Molto spazio in questo piano era dedicato all’uso tattico
delle ferrovie, all’uso delle comunicazioni e a quello, molto innovativo per
l’epoca, delle formazioni partigiane, o di volontari.
L’importanza di aver un piano già studiato ed elaborato
precedentemente, frutto della esperienza, è una buona base per ulteriori
iniziative. La guerra contro l’Austria era sempre possibile e tutto il piano di
invasione delle Marche e dell’Umbria è basato su questo concetto. Il vero
nemico rimaneva sempre e comunque l’Austria che, come nel 1849, poteva scendere
in campo a difesa del papa e di Roma. Fanti ha sempre un pensiero guida: quello
di controllare da vicino le mosse dell’esercito Austriaco; anche se tutte le
informazioni confermano che in quell’inizio di settembre non vi è alcun ordine
di mobilitazione, Fanti imposta il piano di invasione con una premessa
fondamentale. I due/terzi dell’Esercito sardo deve essere schierato in
Lombardia Dei 200 mila uomini che compongono l’Esercito regio, 150 mila devono
fronteggiare gli Austriaci. L’altro presupposto e che, in caso di attacco
austriaco, la Francia come l’anno prima, sarebbe scesa a difendere il Regno di
Sardegna, essendo ancora in vigore gli accordi di Plombiers. Il Regno di
Sardegna quindi poteva correre rischi calcolati. Il piano di invasione
prevedeva che la gran massa delle forze sarde fronteggiasse l’Austria, ed il
rimanente terzo poteva operare contro le forze Pontificie. In caso di attacco pontificio le masse affidate a Morozzo della Rocca,
operante in Umbria, e Cialdini, operante nelle Marche non sarebbero state perse
o abbandonate a se stesse. Quelle di Morozzo della Rocca, il V Corpo,
richiamate in Emilia dovevano andare a rafforzare le forze ivi esistenti;
quella del Cialdini, IV Corpo, avrebbe dovuto ritornare sui propri passi lungo
la litoranea adriatica e raggiungere la
Romagna, ed avrebbe rinforzato il fronte sud, sulla linea del PO, pronto ad
ogni iniziativa offensiva. Era evidente che, con un intervento austriaco, le
operazioni nello Stato pontificio sarebbero state secondarie.
Fanti, quindi, forte della esperienza del 1859, collega il
piano del 1859 con la situazione attuale. L’intervento austriaco, in cui
speravano ardentemente i Pontificio, dato per certo dall’ambasciatore austriaco
a Roma , Hubner,
non poteva essere una sorpresa; se fosse accaduto tutto era pianificato da
parte sarda per fronteggiarlo.
[1] Il piano strategico porta il titolo di “Pensieri
sul modo di combattere in Italia una guerra contro l’Austria essendo il
Piemonte alleato colla Francia”. Lo si pubblicherà in un successivo post come documento
in modo integrale, in quanto, come si vedrà, rappresenta il riferimento
dottrinale dell’azione del Fanti quando sarà al comando delle forze di invasione
nel settembre 1860.
[2]Bogliari F, Traversi C., Manfredo Fanti, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore
dell’Esercito, Ufficio
Storico, 1980, pag 83
[3] La base dottrinale era un progetto del 1851 della
Commissione Difesa e dello Stato Maggiore dell’esercito; una memoria
topografica del 25 aprile 1853, redatta in francese dal colonnello di Stato Maggiore
Giustiniani; delle considerazioni strategiche del maggiore di Stato Maggiore
Federici sulla difesa del Piemonte verso la frontiera orientale; di una nota
francese dal titolo “Note sur les dispositions à prendre pour assurer en cas de guerre la
jonction de l’armèe fraçaise avec l’armée sarde.” Cfr. Bogliari F, Traversi
C., Manfredo Fanti, cit. pag 80
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