L'Ultima difesa pontificia di Ancona . Gli avvenimenti 7 -29 settembre 1860

Investimento e Presa di Ancona

Investimento e Presa di Ancona
20 settembre - 3 ottbre 1860

L'Ultima difesa pontificia di Ancona 1860

L'Ultima difesa pontificia di Ancona 1860
Società Editrice Nuova Cultura. contatti: ordini@nuovacultura.it

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Onore ai Caduti

Onore ai Caduti
Sebastopoli. Vallata di Baraclava. Dopo la cerimonia a ricordo dei soldati sardi caduti nella Guerra di Crimea 1854-1855. Vedi spot in data 22 gennaio 2013

Il combattimento di Loreto detto di Castelfidardo 18 settembre 1860

Il combattimento di Loreto detto di Castelfidardo 18 settembre 1860
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La sintesi del 1860

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Il combattimento di Loreto, detto di Castelfidardo 18 settembre 1860

Il Volume di Massimo Coltrinari, Il Combattimento di Loreto detto di Castelfidardo, 18 settembre 1860, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2009, pagine 332, euro 21, ISBN 978-88-6134-379-5, è disponibile in
II Edizione - Accademia di Oplologia e Militaria
- in tutte le librerie d'Italia
- on line, all'indirizzo ordini@nuova cultura.it,
- catalogo, in www.nuovacultura.it
- Roma Universita La Sapienza, "Chioschi Gialli"
- in Ancona, presso Fogola Corso Mazzini e press o Copyemme

venerdì 27 aprile 2012

Bibliografia Ragionata 1910 - 1919

1910
==,==, (Anonimo), Notice sur le T.R.P. Antonin Doissot domenicani aumorier des Zuaves Pontificaux. Qui sauva leur drapeau le 2 dicembre 1870 apres la journée de Patay-Loigny et mourut exilé de France en Belgique le 17 mars 1904, Paris, Levé, 1910
==,==, (Anonimo), Souvenir du cinquantenaire des Zouaves Pontificaux, Lille-Paris, Desclée-De Brouwer, 1910
==,==, Matricule des Zouaves pontificaux et  des Volontaires de l’Ouest, Lille, 2 Voll., 1910
AA.VV., L’Epopea italiana del 1860 commemorata mel primo cinquantenario, 1910
AA.VV., Le cinquantenaire de la Fondazion di Régiment des Zouaves Pontificaux, Rome 2 juin 1860 Paris 2 Juin 1910, Lille, Dicoulombier, 1910
Alessandrini A., I fatti politici delle Marche dal 18 gennaio 1859 all’epoca del plebiscito, Libreria Editrice Marchigiana, Macerata, 1910
Associazione Marchigiana per la Storia del Risorgimento, (a cura di), Per il primo cinquantenario della Liberazione delle Marche, 1910
Colleville Comte de, Un crime du second Empire, Paris, Juven, 1910
De Kervyn, Charette et la Vandéè, Lille, Desclée, 1910
De La Moricière C., Relazione del generale De La Moricière al Pro Ministro per le Armi di S.S. Pio IX Mons. De Merode, in A. Alessandrini, I fatti politici delle Marche dal 1 gennaio all'epoca del plebiscito, Macerata, 1910
Degli Azzi G., Per la liberazione di Perugia e dell’Umbria, Perugia, Bartelli, 1910
Di Prampero A., La Brigata Regina da Bologna per Castelfidardo a Gaeta - 1860-1861 - Diari, corrispondenza e ricordi, Udine, Doretti, 1910
Fichaux C., Don Sébastien Wyart, Paris, Haschette, 1910
Giangiacomi P., Cialdni invece di Garibaldi, in La liberazione delle Marche nel 1860. Numero unico pubblicato nel 50° anniversario della Battaglia di Castelfidardo dell’Associazione marchigiana per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1910
Giglio V., Da Castelfidardo a Gaeta, in “Natura e Arte”, Anno XIX, pp.690-827, 1910
Marini E., La Vittoria di Castelfidardo secondo il racconto di un testimone oculare di Loreto, in La liberazione delle marche nel 1860. Numero unico pubblicato nel 50° anniversario della Battaglia di Castelfidardo dell’Associazione marchigiana per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1910
Nadiesda (Peretti Nadia), Cinquant’anni dopo: 1860-1910, in “Picenum”, Rivista Marchigiana Illustrata, Anno VII, fascicolo VIII-IX, pag. 281, 1910
Pellion di Persano, C., Relazione della presa di Ancona dal lato del mare effettuata dalla regia squadra al Ministro della Marina S. Maestà Vittorio Emanuele II, in A. Alessandrini, Macerata, 1910.
Romiti C., Ricordo del 50° della Battaglia, Firenze, C. Borrani, 1910
Spadoni G. (a cura di), La liberazione delle Marche nel 1860. Numero unico pubblicato nel 50° anniversario della Battaglia di Castelfidardo dell’Associazione marchigiana per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1910
Spadoni G., La città e la provincia di Macerata dalla primavera al novembre del 1860, Macerata, Tipografia Cancerosa, 1910
Tosi R., Da Venezia a Mentana (1848-1867). Impressioni e ricordi di un Ufficiale Garibaldino ordinati e pubblicati a cura del figlio Volturno. Forlì, Bordandini, 1910

1911

==,==, Commemorazione di Castelfidardo, in “Picenum”Rivista marchigiana Illustrata, Fascilo X, 1911
==,==, Cinquantenario della Liberazione delle Marche 1860-1910. Commemorazione fatta a Loreto il 2 ottobre 1910, Citta di Castello, S.Lapi, 1911
==,==, Cinquant’anni di storia italiana. Pubblicazione fatta sotto gli auspici del Governo per cura della Accademia dei Lincei, Milano, Hoepli, 3 Voll., 1911
Giglio V., L’epopea garibaldina e l’unità d’Italia, Milano, Casa Editrice Dr. Francesco Vallardi, 1911
Leti G., Roma e lo Stato Pontificio dal 1849 al 1870. Note di storia politica. Ascoli Picino, G. Cesari, 1911
Lionel d’Albiousse M., Vie du comte d’Albiousse Lieutnant-Colonel des Zouaves Pontificaux, Uzes, Malige, 1911
Marchesini  O., Il monumento al generale Cialdini a Castelfidardo, in Rivista Marchigiana Illustrata, Anno Iv, n. 2, Dicembre 1911, 1911
Mariani M., La Liberazione delle Marche e dell’Umbria ed i giornali del tempo. Settembre 1860, in Le Marche, Tipografia Artigianelli, Fano, pag. 253. 1911
Rava L., L.C. Farini. Epistolario, Bologna, Zanichelli, 4 Voll., 1911-1914
Ricci R., Memorie della baronessa Olimpia Savio, Milano, Fratelli Treves, 1911

1912

==, ==, I ricordi del generale Emilio Castelli - La condotta del generale Cialdini - Lettera ad un giovane clericale, in "Ai vittoriosi di Castelfidardo", numero speciale a cura del "Picenum" autorizzato dal Comitato Pro Monumento, anno IX, Roma, settembre 1912.
==,==, 18 settembre 1860 – 18 settembre 1912, Appunti del Generale Baldassarre Orero, in  "Ai vittoriosi di Castelfidardo", numero speciale a cura del "Picenum" autorizzato dal Comitato Pro Monumento, anno IX, Roma, settembre 1912.
Barbarich E., La Battaglia di Castelfidardo, Roma, Stamperia Reale D. Ripamonti, 1912
Bandi G., I Mille da Genova a Capua, Adriano Salani Editore, Firenze, 1912
Clapier L., Les Zouaves Pontificaux du Var, Le Beausset (Var), 1912
Lecconi G., Epigrafe in latino nell’atrio del Gabinetto del Sindaco nel palazzo Comunale di Castelfidardo all’innagurazione del Monumento “Ai Vittoriosi di Castelfidardo, Castelfidardo, 1912
Di Giacomo G., Sul piedistallo della Gloria. La Figura di Enrico Cialdini, in "Ai vittoriosi di Castelfidardo", numero speciale a cura del "Picenum" autorizzato dal Comitato Pro Monumento, anno IX, Roma, settembre 1912.
De Bosis A., Settembre MDCCCLX –MCMMX, Versi, in Castelfidardo nei tempi antichi e nei tempi moderni, pag. 82., 1912
Marini L. (Lionello), La vittoria di Castelfidardo. Racconto di un testimone oculare di Loreto (Enea Marini), in "Ai vittoriosi di Castelfidardo", numero speciale a cura del "Picenum" autorizzato dal Comitato Pro Monumento, anno IX, Roma, settembre 1912.
Marini L. L’Ossario dei Caduti di Castelfidardo. Gli Ideatori. I Comitati. La Posa della prima pietra. Una Solenne messa per i Caduti. Patrioti Marchigiani., in "Ai vittoriosi di Castelfidardo", numero speciale a cura del "Picenum" autorizzato dal Comitato Pro Monumento, anno IX, Roma, settembre 1912.
Mariotti T., L’epopea italiana del 1860.1861, Città di castelli, Lapi, 1912
Picenum, "Ai vittoriosi di Castelfidardo", numero speciale a cura del "Picenum" autorizzato dal Comitato Pro Monumento, anno IX, Roma, settembre 1912.
Menchetti G.M., Charette! Nell’anniversario del primo zuavo di Roma (10 ottobre 1911 –10 0ttobre 1912), Estratto dal periodico senese “Religione e Civiltà”, Siena, tip. San Bernardino, 1912
Solaris E., Castelfidardo 18 settembre 1860, in Nuova Antologia di Lettere e Arti, Volume CLXI Raccolta CCXLV pag. 295, Roma, 1912
Vecchini A., Epigrafe apposta sul monumento al generale Enrico Cialdini in Castelfidardo, Castelfidardo, 1912
Vecchini A., Per la Battaglia di Castelfidardo. Discorso nel giorno inaugurale del Monumento, Castelfidardo, 1912

1913

Baglioni I., Luigi Vecchiotti, filosofo marchigiano del secolo scorso (1804-1863), Arpino, s.i.e., 1913
Berkeley G.F.H., Gli Irlandesi al servizio del Papa nel 1860, in “Il Risorgimento Italiano” Rivista Storica, Società Nazionale ( Istituto) per la Storia del Risorgimento Italiano, Anno VI, Fascicolo V, 1913
Devigne P., Charette et les Zouaves pontificaux, Paris, 1913
Mehier de Mathusieulx, Histoire des zouaves pontificaux, Tours, A. Mame, 1913
Vigevano A., I Cacciatori delle Marche, Città di Castello, U.A.G., 1913

1914

1915

Cassi G., Il mare Adriatico. Sua funzione attraverso i tempi, Milano, Ulrico Hoepli, 1915

1916

1917

Spezi P., I soldati del Papa nei sonetti del Belli. Con cenni storici sulla milizia pontificia della metà del secolo XVIII fino al 1870, Campobasso, Colitti, 1917

1918

1919

Bianchi N., Particolari importanti ed ignoti sulla Battaglia di Castelfidardo ( tratti da un documento dell’epoca), Roma, Estratto dalla Rivista “”Rassegna Nazionale”, Fascicolo 16 dicembre 1919,  1919

Tesi e progetti di ricerca

Rientrato a Roma, ricordo a tutti gli interessati che l'orario di ricevimento è ripristinato nella sua interezza  (mercoledi dalle 16.00 alle 18.00 a Scienze Politiche.)
Per ogni contatto o informazione in merito prego utilizzare la email accademica: massimo.coltrinari@uniroma1.it 
Chi avesse urgenza o particolari esigenze, può incontrarmi al termine delle lezioni il Lunedi alle ore 17.00 e il Martedi alle ore 17.00
(Sede Via Po, 47)
MC

mercoledì 14 marzo 2012

Nella data anniversaria

Remembering the War of 1812
Talking About History

A FREE series of lectures, discussions, and conversations

Upcoming Lectures

Thursday, March 22, 2012 at 5:00 pm

The War of 1812 in American Caricature

A lecture by Dr. Allison Stagg

St. John's University, St. John's Hall Room 306*

This lecture will consider key events from the War of 1812 by exploring satirical visual imagery. Political cartoons were printed with immediacy, to capitalize on sensational events and to mock prominent politicians and figures, while extolling pride in the American cause. Caricatures of this period, although printed in haste, expose how people in America felt and how they responded to the War of 1812.
This program, which is free and open to the public, is made possible through the support of the New York Council for the Humanities' Speakers in the Humanities program.

*St. John's University, 8000 Utopia Pkwy, Jamaica, NY (2 miles from King Manor Museum). St. John's Hall is the 2nd building on the right after entering Gate 1 at Utopia Pkwy. Parking is available in the general parking lot on the left.


For directions visit: http://www.stjohns.edu/about/general/directions/directions/queens
Monday, April 23, 2012 at 6:30 pm
From Battleground to Empire State: NY and the Legacy of the War of 1812
A lecture by Mr. Alfred Ronzoni
York College Room 3D01**

The War of 1812 has been referred to as America’s “forgotten war.” But it was, in fact the pivotal event in establishing the young United States as an independent nation, here to stay. Victories at the battles of Plattsburgh, Lake Erie, Baltimore and New Orleans gave Americans a new sense of confidence, pride and patriotism. This and the absence of another major war for the next thirty years gave rise to a remarkable period of economic, political, social and technological transformation much of which was spearheaded in the State of New York. This lecture will explore this legacy of the War of 1812 in the creation of New York as the “Empire State.”
This program, which is free and open to the public, is made possible through the support of the New York Council for the Humanities' Speakers in the Humanities program.

**York College, 94-20 Guy R. Brewer Blvd, Jamaica, NY (1/2 mile from King Manor Museum).

Please visit: http://www.york.cuny.edu/about/directions.
For further information:

martedì 28 febbraio 2012

Bibliografia Ragionata 1900-1909

1900

==,==, Inno “La Battaglia di Castelfidardo”, Macerata, Stampa presso la Tipografia Cortesi, Museo del Risorgimento di Macerata, Pannello 65, 15/257, 1900

Mestica G., Epigrafe apposta sulla facciata del palazzo Comunale nel 40° Anniversario della Battaglia di Castelfidardo, Castelfidardo, 1900

1901
Mariani F., L’evoluzione delle artiglierie nel secolo XIX, Roma, Tipografia Enrico Voghera, 1901

1902
Cenni A., Le cavallerie degli Stati italiani dal 1814 al 1870, in “Rivista di Cavalleria”, Roma, 1902

1903
Colini F., Le Marche e i Marchigiani prima e dopo il 1860, Castelplanio, Ancona, 1903
De Villele G., La Noue C., Les français Zouaves Pontificauz 5 mai 1860 – 20 september 1870, Saint Brieuc, Prud’Homme, 1903
Dellagenga F., , Il generale Enrico Cialdini alla Battaglia di castelfidardo, secondo le versioni di due testimoni oculari,in Le Marche Illustrate, Anno III, Fascili I,II,III Fano, Montanari 1903
Flornoy F., Lamoricière, Paris, 1903
Leveille R.P., Un soldat chrétien: Lamoriciéere, Paris, 1903
Ministero della Guerra Reale Corpo dello Stato Maggiore - Ufficio Storico, La Battaglia di Castelfidardo, Tip. del Genio, Roma, 1903.
Orero B., La Battaglia di Castelfidardo. Lettera da Invorio Inferiore (Novara) 27 agosto 1903, in Le Marche Illustrate, Anno III, Fascicoli IV e V, Fano, Montanari 1903

1904
Carletti G.C., L'esercito pontificio dal 1860 al 1870. Quale era, quanto era, cosa operò, Viterbo, Agnesotti, 1904.
Della Genga F., Il generale Enrico Cialdini nella battaglia di Castelfidardo, in, Le marche Illustrate, Anno 1903, Fano Tipografia Artigianelli, 1904
Elia A., Ricordi di un garibaldino (dal 1847/1948 al 1900) Roma, Tipolitografia del Genio Civile, 1904
Flornoy G., Lamorcière, Paris, Hascjette, 1904

1905
Lumbroso A., Il processo dell’ammiraglio Persano, con una prefazione ed una appendice di documenti inediti sulla campagna navale di Lissa, Torino, Bocca, 1905
Matelica Gogna A., Le Marche nella storia del risorgimento d’Italia. 1848-1870, Macerata, Tipografia Sociale, 1905
Orero B. Da Pesaro a Messina - Ricordi del 1860-1861, Torino-Genova, R. Streglio, 1905.
White Mario J., Garibaldi e i suoi tempi, Milano, Treves, 1905

1906
Bandi G., I Mille. Da Genova a Capua, Firenze, Adriano Salani Editore, 1906
Di Giorgio A., Il generale Fanti, in Rivista Militare Italiana, Anno LI, dispensa VI, 16 giugno 1906
Ghetti B., Il Plebiscito del 1860 in Recanati, in Archivio Marchigiano del Risorgimento, Anno I, nn.3-4, 1906
Mazzini G., Edizione Nazionale delle Opere, Imola, P. Galeati, 100 Vo., 1906-1934.

1907
De Cesare R., Roma e lo Stato del ritorno di Pio IX al XX settembre 1870, Forzani e C Tipografi
Editori, 1907
Marchesini O., Il monumento al generale Cialdini a Castelfidardo, in Rivista Marchigiana Illustra, Anno IV, 1907

1908

1909
Cadolini G., Intorno alla “Diversione Zambianchi” da Telamone, Memorie Storiche dello Stato Maggiore dell’Esercito, Cuttà di Castello, Fasc. II, 1909
Debois P.J., Souvenir et memoire d’un vieux soldat. Notices des guerres de Crimée, d’Italie, d’Algerie et franco-allemande, Oran, Imp. Du progrées, 1909
Del Bono G., La spedizione Zambianchi nello stato Romano, Memorie Storiche dello Stato Maggiore dell’Esercito, Città di Castello, Fascicolo II, 1909
Kher P., L’Italia pontificia, Roma, Ed. Barbini, 1909
Leti G., Roma e lo Stato del Pontificio dal 1849 al 1870, Roma, Tipografia dell’Unione Editrice, Vol. II, 1909
Luzzi U., L’Armata del persano ad Ancona nel 66, Milano, Tipografia dell’Unione, 1909
Pariset C., Castelfidardo. Commemorazione tenuta dinanzi all’Ossario dei caduti il 18 settembre 1909, Bologna, Zanichelli, 1909
Pelczar G.S., Pio IX e il suo Pontificato sullo sfondo delle vicende della Chiesa nel sec. XIX, Torino, Ed. Berruti, 1909

Per informazioni risorgimento23@libero.it.    http://www.secondorisorgimento.it/

mercoledì 28 dicembre 2011

Osimo Mostra di Mdellismo

Il Terzo volume sul passaggio delle Marche dallo Stato preunitario allo Stato nazionale

Massimo Coltrinari

L’ultima difesa pontificia di Ancona

7 -29 settembre 1860

La fine del potere temporale dei Papi nelle Marche


Edizioni Nuova Cultura


Il Volume, di prossima uscita, ha il seguente indice

1. Avvenimento oggetto dello studio.
2. Suoi limiti si spazio e di tempo.
3. Scopi e criteri dello studio.

Introduzione x

1. Una serie di errori imperdonabili.
2. La difesa diretta dello Stato: un Governo diviso.
3. La situazione politico-militare ai primi di settembre 1860.
4. “Fate, ma fate presto”

Parte I

In Ancona si organizza la difesa

Capitolo 1 – Ancona, città ribelle x
1.1. Alla perdita delle Legazioni non si aggiunge la perdita di Ancona e delle Marche x
1.2. La Lega dell’Italia Centrale ed Ancona x
1.3. Il piano pontificio di riconquista delle Romagne e quello di Garibaldi per conquistare Ancona: il trionfo delle spie. x
1.4. La difesa delle Stato assume sempre più posizioni drastiche……...… x

Capitolo 2 – Ancona, Piazzaforte pontificia

2.1. La Piazzaforte di Ancona nello Stato Pontificio. La storia. x
2.2. Le opere principali della Piazzaforte. x
2.3. Il nemico è a conoscenza di tutti i dettagli della Piazzaforte x
2.4. I miglioramenti della Piazzaforte del de La Moricière dall’aprileal settembre 1860 x
2.5. I dati tattici della Piazzaforte: il terreno e le comunicazioni,i punti tatti, l’armamento x
2.6. La Guarnigione, la consistenza teorica e quella effettiva. x
2.7. Le Caserme. x
2.8. Il Vettovagliamento x
2.9. Il Morale x

Capitolo 3 –Le forze disponibili alla difesa:la lotta contro il tempo

3.1 Le istituzioni militari pontificie dal 1849 al 1860..
3.2 Il Corpo di occupazione francese
3.3. L’esercito del de La Moricière
3.4. Una questione di “spazzolini”
3.5. La situazione operativa ai primi di settembre

Capitolo 4 – La riorganizzazione della Piazzaforte. Agosto 1860

4.1. Le Iniziative del De La Moricière per rafforzare Ancona x
4.2. La nomina di Quatrebarbes, a Governatore civile x
4.3. L’azione del de Quatrebarbes per organizzare Ancona. x
4.4. L’azione di spionaggio del Comitato rivoluzionario x

Capitolo 5 – La situazione precipita 1-7 settembre 1860

5.1 Una situazione apparentemente tranquilla.. . x
5.2. Le prime avvisaglie dell’invasione. Gli effetti dell’incontro di Chambery. x
5.3. L’attività del Comitato Rivoluzionario di Ancona e la rivolta generale nelle Marche... x

Parte II

La difesa di Ancona: 8-29 settembre 1860

Capitolo 1 – Dalla proclamazione dello stato d’assedio alla invasione sarda: 8-11 settembre 1860 x

1.1. La giornata del 8 settembre, la prima dell’assedio.Mons. Randi lascia Ancona x
1.2. La giornata del 9 settembre, seconda dell’assedio. Le vettovaglie scarseggiano x
1.3. La giornata del 10 settembre, terza dell’assedio. L’inquietitudine si diffonde x
1.4. La giornata dell’11 settembre, quarta dell’assedio: la difesa di Pesaro; ad Ancona arriva la notizia dell’invasione

Capitolo 2

2.1. La giornata del 12 settembre, quinta dell’assedio. La perdita di Fano x
2.2. La giornata del 13 settembre, sesta dell’assedio. Una situazione incerta. x
2.3. La giornata dell’14 settembre, settima dell’assedio. Lo scontro di San Silvestro. .. x
2.4. La giornata del 15 settembre, ottava dell’assedio.Si accelerano i preparativi di difesa
2.5. La giornata del 16 settembre, nona dell’assedio. Una nave misteriosa . x
2.6 La giornata del 17 settembre, decima dell’assedio. La sortita del de Courten per andare incontro al de La Moriciere

Capitolo 3 – Il cerchio si stringe. 18-22 settembre 1860 x

3.1. La giornata del 18 settembre, undicesima dell’assedio.
a. Il Bombardamento della flotta 18 settembre.
b. L’arrivo del de La Moricière x
3.2. La giornata del 19 settembre, dodicesima dell’assedio.Non arriva quasi nessuno. x
3.3.La giornata dl 20 settembre, tredicesima dell’assedio. Un morale da rafforzare
3.4 La giornata del 21 settembre, quattordicesima dell’assedio Si attendono gli eventi x
3.5 La giornata del 22 settembre, quindicesima dell’assedio Il blocco navale è annunciato. . x

Capitolo 4 – La dichiarazione del blocco navale e le prime azioni contro Ancona. 23-25 settembre x

4.1. La giornata del 23 settembre, sedicesima dell’assedio. Un piccolo successo x
4.2 La giornata del 24 settembre, diciassettesima dell’assedio La perdita della lunetta Scrima. x
4.3 La giornata del 25 settembre, diciottesima dell’assedio. Le distanze si accorciano
Capitolo 5 – Il cattivo presagio. La perdita di monte Pulito e di monte Pelago 26-27 settembre x

5.1. La giornata del 26 settembre,diciannovesimadell’assedio.L’abbandono del Lazzaretto
5.2. La giornata del 27 settembre, ventesima dell’assedio. L’assalto alla cinta interna di difesa

Capitolo 6 – L’ultima difesa. 28-29 settembre 1860 x

6.1 La giornata del 28 settembre, ventunesima dell’assedio. Si decidono le sorti della piazzaforte
6.2 Una bandiera tricolore sventola a Piazza Grande
6.3 La giornata del 29 settembre, ultima dell’assedio. Una notte movi-mentata: le tormentare trattative di resa; Finisce ogni potere in città
6.4 La giornata del 29 settembre, ultima dell’assedio. Una notte movimentata: le tormentare trattative di resa.
6.4 Finisce ogni potere in città

Capitolo 7 – Addio Ancona

7.1. Carlo D’Angiò è il vero simbolo di Ancona?
7.2. La costituzione come prigionieri. La Prima giornata da prigionieri di guerra: 30 settembre
7.3 Le giornate del 1 e del 2 ottobre in Ancona
7.4 Un viaggio movimentato.
7.5 Uno strascico di polemiche.
7.6 La conclusione della campagna. De La Moriciére presenta il suo rapporto a Pio IX
Conclusione.

Una pagina, di una lunga storia, si chiude
Postfazione, di Sergio Sparapani

Documenti

1. Allocuzione di Papa Pio IX tenuta nel concistoro se-greto del 28 settembre 1860 x
2. Convenzione sulla capitolazione di Ancona x
3. Biografia di Cristoforo de La Moricière x
4. Manifesto del Commissario generale agli Anconetani x
5. Indirizzo del Comitato Centrale della Società Nazio-nale agli Anconetani x

Indice dei Nomi.
Bibliografia x


Il Volume può essere richiesto all'indirizzo e mail: ricerca2@libero.it

venerdì 11 novembre 2011

Bibliografia Ragionata 1890-1899

Bonetti A.M., Il volontario di Pio IX, Lucca, 1890

Le Chauff de Kerguenec H., Souvenirs des Zouaves pontificaux, Poitiers, Imp, Oudin, 2Voll., 1890

1891

Bonetti A., I martiri Italiani. Risposta all’opuscolo I Martiri Pontifici ossia storia dei mezzi morali della rivoluzione italiana., Modena, Tipografoa del Commercio, 1891
Keller E., Le Général De La Moricière: sa vie militaire, politique et religieuse, Paris, 1891.
Ruffini F., Lineamenti storici delle relazioni fra Stato e Chiesa in Italia, Torino, Bocca, 1891
Marcotti G., Il Generale Enrico Cialdini Duca di Gaeta, Firenze, Barbera, 1891

1892
==,==, L’Avante Garde, Journal Hebdomadaire Politique e Littéraire, Paris-Lille, 1892-1932
Genova di Revel H., Da Ancona a Napoli – Miei Ricordi, Milano, Dumolard, 1892
Keyes O’Clery P., Come fu fatta l’Italia, 1856-1870, Roma, Ed.Desclèè Lefubure, 1892
Rosa G., White Mario J., (a cura di), C. Cattaneo. Scritti Politici ed Epistolario, Firenze, Barbera, 3 voll., 1892-1901
Vecchj A.V., Storia generale della marina militare, Firenze, Tipografia Cooperativa Editrice, 1892

1893
Biundi G., Di Giuseppe La farina e del Risorgimento italiano dal 1815 al 1893. Memorie storiche e biografiche seguite da documenti editi ed inediti, Palermo e Torino, Clause, 1893
Nisco F., Il Generale Cialdini e di suoi tempi, Napoli, 1893

1894
Rastoul M., Le Général De La Moriciére, Lilla, 1894
Bittard des Portes R., Histoire des zouaves pontificaux, Paris, Bloud et Barral, 1894

1895
Bonetti A., Venticinque anni di Roma capitale d’Italia e i suoi precedenti (1815-1895), Roma, Tipografia della Vera Roma, 1895
De Villele G., De La Noue V.te, Les frrançais zouaves pontificaux. 5 mai 1860 – 20 sept. 1870. Par deux anciens, St Brieuc, 1895
Des Portes Bittard D., Histoire des Zouaves Pontificaux, Paris, Haschette, 1895

1896
Di Pampero A., La Battaglia di Castelfidardo. Ricordi personali volti con lettera al Se. Gaspare Finali, Udine, Tipografia Doret, 1896
Finali G., La battaglia di Castelfidardo, in Nuova Antologia di Scienze Lettere ed Arti, vol. 62°, Roma, 1896.
Finali G., Le Marche. Ricordanze, Ancona, A. Gustavo Morelli Tipografo-Editore, 1896

1897
De Poli O., De Paris à Castelfidardo, Parsi, 1897
Finali G., Le Marche. Ricordanze, in Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Marche, Sezione I., Vol. III, Ancona, Morelli, 1897

1898
==,==, (Anonimo), Adépdat et Emmanuel Dufournel officiers aux Zouaves Pontificaux, Lille-Paris, Desclée-De Brouwer, 1898
Frezzini F., Cronaca osimana dal 1849 al 1860 pubblicato a cura di Cesare Romiti,. Osimo, S.Lampi, 1898
Frezzini F., Cronaca osimana dal 1849 al 1860 pubblicato a cura di Cesare Romiti. Appendice 1861-1876. Osimo, S.Lampi, 1898
Porro G., Guida allo studio della Geografia Militare, Unione Tipografica-Editrice, Torino, 1898
Morozzo della Rocca E., Autobiografia di un veterano. Ricordi storici ed anedottici 1859-1893, Bologna, Ditta Nicola Zanichelli, 1898

1899
Corsi C., Sui monti d’Ancona, in La Rivista di Fanteria, Anno VIII, Fascicolo VI, 30 giugno 1899

La bibliografia ragionata è riferita agli avvenimenti del 1860 nel passaggio delle Marche dallo stato preunitario allo stato nazionale. Ha lo scopo di allargare il campo della ricerca documetale al fine di avviare progetti di studio su basi archivistiche.
E' ordinata per decenni
Su questo blog è stata pubblicata precedentemente quella dal 1861 al 1890

giovedì 20 ottobre 2011

La conquista di Ancona e la conclusione della campagna nelle Marche 29 settembre 1860



Il 29 settembre 1860 è l’ultimo giorno di Ancona sotto la dominazione del Potere temporale dei Papi, iniziato con l’azione dell’Albornoz sei secoli prima. La resa della guarnigione pontificia alle truppe sarde del generale Fanti, che la stringevano d’assedio dal 23 settembre, fu pagata dalla dorica con danni noteVoli tra cui la distruzione di un suo monumento: la Lanterna.



Ancona era assediata dal sud dal V Corpo d’Armata al comando del generale Morozzo della Rocca, da nord, da quelle del IV Corpo al comando del generale Cialdini. Questi era reduce dalla battaglia di Castelfidardo, combattuta il 18 settembre sulle pendici di Colle Oro,davanti a Loreto, che da un punto puramente tattico, si può definire la prima battaglia per la conquista di Ancona, nel quadro della campagna nelle Marche da parte dell’Esercito Sardo. Un notevole contributo a questa giornata vittoriosa fu dato dalla flotta al comando dell’ammiraglio Persano. Infatti la squadra sarda si era presentata davanti alle acque di Ancona il 17 settembre e si era ancorata, la sera, davanti a Senigallia. Qui il Persano scese a terra e raggiunse il Cialdini al auo quartier generale a Sant’Agostino, sotto Castelfidardo, e concertò con lui il piano per il giorno successivo.



Compito suo era quello di trattenere la guarnigione pontificia di Ancona, al comando del De Courthen che proprio quel 17 settembre di buon mattino era uscita con una colonna di 4000 uomini per incontrare le forze pontificie, circa 8500 uomini, provenienti dall’Umbria al comando del De La Moricère. Cialdini voleva evitare che il 18 settembre le forze pontificie avessero la possibilità di riunirsi . Persano doveva presentarsi davanti il porto di Ancona e bombardare i forti e minacciare sbarchi, costringendo così De Courthen a non tentare sortite.

Permettendo a Cialdini di contenere prima e poi a disperdere le forze di De La Moriciere, Persano bombardò tutta la giornata Ancona, bloccando la guarnigione anche con la minaccia di sbarchi, e molti colpi raggiunsero case della dorica, provocando molti danni. Uno di questi è particolarmente interessante da raccontare.

Gli Amici dell’ Albergo “ Roma”, un programma non confermato

I Sardi avevano organizzato un servizio di informazioni, riuniti in un Comitato, all’interno della dorica, che tenne correntemente informato il Comando Sardo dall’andamento delle operazioni pontificie. Alcuni componenti di questo Comitato lavoravano all’ Albergo “Roma”, quello che oggi è l’Albergo Roma e Pace , in via Leopardi, e convinsero il proprietario, vedendo le manovre della Flotta e la chiara intenzione di minacciare sbarchi a preparare per la sera del 18 un ricco menu: i comandanti Sardi sarebbero stati ben accolti da Ancona liberale.

I cuochi e tutto il personale fu eccitato da questa inIziativa e tutto l’albergo partecipava ai preparativi. Purtroppo l’uomo propone e dio dispone; nella fattispece le disposizioni degli dei furono tutte in uno dei ultimi colpi nelle prime ore del pomeriggio sparati dalle navi sarde: questo proietto concluse la sua parabola sul tetto dell’Albergo “Roma” che penetrò all’interno ed arrivò, di piano in piano, fino alle cucine; non fece vittime, ma procurò danni molti calcinacci e molta polvere, che come si può comprendere cadde sui preparativi e sui cibi per la grande cena della liberazione.Oltre al danno per i nostri patrioti non poteva non esserci che la beffa.

Il De La Moricière, sconfitto a Colle Oro, verso del due del pomeriggio del 18 settembre raggiunse Umana e per un soffio non fu fatto prigioniero, raggiunse il convento dei Camaldolesi sulla cima di Monte Conero, scese poi al Poggio e raggiunse, attraverso la valle degli Orti, quello che oggi è il quartiere Adriatico, Porta Calamo ( Piazza Roma) e fu accolto dalle autorità pontificie di Ancona sulla piazza davanti alle Muse. Qui comunicò le tristi notizie della giornata ( erano le 17,30 del 18 settembre) e un’ora dopo fu accompagnato all’albergo “Roma”, per riprendersi dalle fatiche e strada facendo fu informato, perché ieri come oggi, ad Ancona si sa tutto, dei progetti del patrioti dell’Albergo “Roma”.



Messo di buon umore, ben accetto di mettersi a tavola e, insieme ai suoi comandanti, De La Moricière consumò la cena, tra risate e un po’ di scherno, non preparata per lui, sotto gli occhi di chi avrebbe preferito vedere altri generali al suo posto.



Una flotta all’attacco



Ma la cena con i desiderati protagonisti era solo rinviata. Dopo Castelfidardo tutte le forze sarde ebbero l’ordine da Fanti di confluire su Ancona. IL 23 settembre, proprio Persano dichiaro il blocco dal mare della città. Questa,intanto, si preparava all’assedio. Vi erano due linee di difesa: una esterna, che si appoggiava ai forti Scrima, di Monte Pulito, Monte Pelago e Pietralacroce; una interna che andava dal Cardeto, ai Capuccini, lungo le mura ove si aprivano le porte Farina e Calamo, in fondo come detto alla valle degli Orti, l’Astagno con la Cittadella, che dava sostegno al cosidetto campo trincerato, che includeva la Lunetta Santo Stefano con la relativa porta (qui arrivava la strada postale per Roma), e verso nord la Porta di Capodimonte terminando a Porta Pia, cerniera tra terra e mare con il Lazzaretto.



Lungo il Porto vi erano i bastioni di Santa Lucia e d’Agostino fino al molo nord in cui si eregeva La Lanterna. Il De La Moriciere in queste mura, ad Aprile del 1860 quando ispezionò Ancona per la prima volta fece aprire un varco quello che oggi è tra la Banca d’Italia e il Palazzo della RAI, a piazza delle Muse, per dare più respiro al Porto. I vecchi anconetani lo chiamavano il “delamoriciere”. Il porto era chiuso da una catena collegata dal molo, a sud, e a nord alla base della Lanterna.

Purtoppo la difesa non aveva abbastanza forze per occupare tutte queste posizioni. Sarebbero occorse oltre 8/9000 uomini; ve ne erano solo 4000 disponibile. Quindi ai primi attacchi la difesa esterna doveva essere abbandonata e tutti i difensori dovevano raggiungere le posizioni della difesa interna. Il 26 settembre, quando le truppe di Morozzo della Rocca raggiunsero Pietralacroce, il forte era presidiato da due compagnie pontificie. Senza che ci fosse ordini precisi i fanti del 40° Reggimento iniziarono un cenno di attacco; questo ebbe successo e, coinvolte altre truppe conquistarono il forte, poi arrivarono nell’abitato e proseguirono verso il forte di Monte Pelago e Monte Pulito investendolo. Qui furono fermati. A ricordo di questi combattimento è stato eretto un Monumento, oggi circondato dagli alberi, da una catena, e nascosto alla vista di tutti.



Cavour, anche ministro della Marina, voleva per la Marina Sarda un momento di gloria, e incitava il Persano ad azioni ardite. L’Ammiraglio tentò di prendere Ancona con dei colpi di mano; messe in mare la sera del 25, e poi la sera del 26, delle lance, e l’ultima spedizione la guidò personalmente, tentò di conquistare le posizioni del Lazzaretto. I colpi di mano non riuscirono, ma indebolì le difese del Lazzaretto e il giorno successivo, 27 settembre, i Bersaglieri del IV Corpo, ebbero modo di assaltare la Mole Vanvitelliana e conquistarla.



Questo privò la difesa del porto del suo pilastro sud, cosa che sarà determinante il giorno successivo. La mattina del 28 Persano ebbe l’ordine da Fanti di una azione generale della flotta per saggiare le difese della piazzaforte e mettere a punto l’attacco di terra, essendo ormai tutte le truppe giunte a ridosso di Ancona.

Persano ordinò alle sue navi, (la squadra era composta dalla Maria Adelaide, dal Governolo, dal San Michele, il Cavour, dal Costituzione, dal Vittorio Emanuele II ed altre minori a sostegno.



Le navi manovrarono per iniziare il tiro contro le difese. La Maria Adelaide era in riserva, tutte le altre iniziarono in breve un tiro preciso e mirato. Il mare non era calmo, e soffiava un vento teso di scirocco. Il tiro controcosta da parte di navi era eseguito ancorando le navi il più possibile, per dare agli artiglieri la massima stabilità, da cui dipendeva la precisione del tiro stesso. Il Vittorio Emanuele II, al comando del capitano Albini, vice di Persano, dopo un ora di fuoco, per via del vento che andava rinforzandosi e del fatto che si era ancorato non sufficentemente, veniva dal vento portato fuori dalla linea di tiro.

Il gen Fanti e gli altri comandanti Sardi stavano vedendo l’azione della Marina da Posatora, con i binocoli; Fanti vedendo il tiro efficace della flotta, fece trasmettere alla Maria Adelaide i propri complimenti. Persano, sulla Maria Adelaide li ristramise alle navi in linea di tiro. I saluti non giunsero al Vittorio Emaniele II che nel frattempo era stato portato al largo, arando il fondo. L’Albini, piccato da tutto questo, e irritato che la sua nave non riusciva a mantenere la posizione, chiese libertà di manovra, che gli fu accordata.

La manovra del Vittorio Emanuele II, è all’origine della caduta di Ancona. Ripresa la linea di navigazione con un ampio cerchio con andamento nord-est si mise in modo tale da puntare diritto sulla Lanterna. Alla debita distanza virò verso destra, puntando a nord ovest, e mise tutti i suoi cinquanta cannoni della fiancata di sinistra pronti al tiro. Il Vittorio Emanuele II passo a soli cinquanta metri dalla Lanterna; gli artiglieri sulla nave spararono ad alzo zero, in sequenza. L’effetto fu devastante. I colpi finirono di distruggere la batteria “in barbetta”, già colpita, della Lanterna; uno degli ultimi ( le fonti pontificie dicono che rimbalzò varie volte all’interno della casamatta alla base della Lanterna stessa) entrò nella Santa Barbara, che poco dopo esplose. In quel momento uno dei monumenti di Ancona andava in frantumi, seppellendo oltre 125 artiglieri pontifici. Il tremendo boato scosse tutta la città e la nuvola di polvere avvolse ogni cosa; crollava il sostegno della catena, che affondava. Il porto era aperto e libero per le compagnie di sbarco. L’azione dell’Albini ebbe vasta eco nelle marinerie del tempo, in cui si iniziò a pensare che era possibile il tiro contro costa in movimento. Perfino la Royal Nevy mandò ad Ancona, nei mesi successivi, una commissione a studiare come erano andate le cose.

Erano le 16 pomeridiane del 28 settembre 1860. Dopo mezz’ora da tutti i forti di Ancona si alzò la bandiera bianca.

Una nota triste. Comandava la batteria della Lanterna il ten. Wiesenthal. Questi era di ricca famiglia austriaca, ed amava il mestiere delle armi. Un bel giovane, fine, di buone maniere, che la primavera prima aveva conosciuto una ragazza altrettanto bella e di buona famiglia; si innamorarono e progettavano di sposarsi alla fine dell’estate. Poi lui era dovuto partire e la destinazione fu Ancona. Avevano deciso, prima che la guerra scoppiasse, di sposarsi proprio nella Dorica e viverci, data la bellezza della città, a fine settembre. Lei sarebbe giunta appena possibile ad Ancona per sposarsi e Wiesenthal non faceva che chiedere notizie per sapere se la guerra poteva incidere sui suoi progetti.

Faceva vedere la foto a tutti, ed era veramente innamorato. Wiesenthal rimase sotto le macerie della Lanterna. Lei raggiunse Ancona appena libera. Il Quattrebarbes, governatore di Ancona pontifica, che ci racconta questa vicenda, nel suo “Souvenirs d’Ancone” non ci dice quello che accade nei particolari, ma dice che fu “tutto molto triste”. Altre fonti dicono che Lei riportò in Austria il suo Wiesenthal ed Ancona gli rimase sempre nel cuore.



Ma di vicende, non solo tristi, che qui non vi è spazio per narrarle è ricco questo Assedio di Ancona, il terzo, in cinquant’anni, dopo quello del 1799, e del 1849, Un assedio di cui pontifici e Sardi protagonisti di quegli eventi serbarono sempre in gran bel ricordo di Ancona.



De La Moricière mandò i parlamentari di resa a bordo della Maria Adelaide; Persano li rimandò indietro comunicando che solo il gen. Fanti poteva accettare la resa. In questo andirivieni di parlamentari, nonostante che le bandiere bianche fossero esposte, il Fanti alle 22,30 di sera ordinò di riprendere il fuoco con le batterie di campagna. Questo mancanza di rispetto della bandiera bianca fu oggetto in seguito di violente polemiche soprattutto in Francia. La mattina del 29 settembre l’attacco generale era pronto, ma finalmente i parlamentari giunsero davanti alla persona giusta. La resa fu firmata a Villa Favorita, sotto Castro, sede del Comando di Fanti.



Ancorchè caduta il 28 settembre, la resa fu firmata ufficialmente il 29 settembre. Finalmente i nostri amici dell’albergo “Roma” potevano festeggiare come si deve. Ancona era italiana, e come è di regola, pagò la sua libertà ad un prezzo non certo basso. Della Lanterna è rimasto solo il basamento dove fu successivamente costruita l’infermeria della Marina Militare. La via che ancora oggi ricorda quegli eventi, Via 29 settembre 1860, corre lungo la difesa a mare tra Porta Pia e il bastione di Santa Lucia fino al “delamoriciere”.

Ed è un piacere passeggiarci, guardando il porto, la base della Lanterna, porta Pia, spesso pensando anche alla vicenda del tenente Wiesenthal ed alle altre vicende di quei giorni che ti rendono non certo indifferente ed apparire insignificante quel “29 settembre 1860”  Massimo Coltrinari



Per approfondimenti vds. il volume
 "L'Investimento e la presa di Ancona, Roma Edizioni Nuova Cultura, 2010, euro20
il volume è disponibile da Canonici, in Ancona, in Corso garibaldi
 oppure in tutte le librerie d'Italia
 per ordini alla casa Editrice: ordini@nuovacultura.it



Per contattare l'Aurore: massimo.coltrinari@libero.it

mercoledì 28 settembre 2011

Un'altra "battaglia" nelle Marche nel 1860: lo scontro del 13 settembre a San Silvestro

La loro vicenda è presto detta e rappresenta una delle pagine più chiare e vivide della epopea militare pontificia nelle Marche nel 1860. La colonna agli ordini del col. Kanzler era la sera del 12 settembre a Mondavio. Qui riceve l’ordine da parte del generale de Courten di desistere da ogni azione contro i rivoluzionari e di ripiegare nel modo più veloce possibile su Ancona.


Kanzler, a quest’ordine, aveva la possibilità di rientrare ad Ancona utilizzando la strada Corinaldo-Jesi-Osimo-Ancona; era la strada più lunga ma abbastanza sicura, essendo ben distante da possibili eventuali attacchi sardi. Kanzler, invece, sceglie di giocare d’azzardo, e non si hanno documenti che giustificano questo atteggiamento. Decise di percorrere la strada più breve, ovvero puntando su Senigallia, e da qui lungo la strada litoranea arrivare in Ancona, pur sapendo che i sardi avevano già conquistato Pesaro e soprattutto avevano conquisto Fano.

La colonna partì all’alba da Mondavio e si diresse su Corinaldo e poi Brugetto, con un dispositivo di marcia così composto:

avanguardia: al comando del cap. Avensperg

.1a compagnia del III battaglione bersaglieri austriaci

grosso: al comando diretto del Kanzler, con alle dirette dipendenze il magg. Serra

. plotone gendarmi

. II battaglione del 1° reggimento di linea

. sezione d’artiglieria della 1a batteria

. I battaglione bersaglieri austriaci ( sei compagnie)

retroguardia

. due compagnie del I battaglione bersaglieri austriaci, al comando del cap. Rooner

In pratica la colonna muoveva con due compagnie bersaglieri in testa ed in coda con la parte centrale le forze di fanteria sostenute dall’artiglieria da campagna.

La colonna non ebbe ostacoli fino a Brugetto, dove si fermò per qualche ora. Durante questa sosta la colonna fu avvista da pattuglie di cavalleria sarda in perlustrazione. Sulla base di questa constatazione, Kanzler diresse la colonna in Val Misa, e passo alla riva destra del Misano, a circa 5 miglia, all’incirca 9 chilometri da Senigallia. Qui lo raggiunse la notizia che Senigallia era occupata da elementi di cavalleria nemici.

Kanzler, non tenendo in evidenza gli ordini del de Courten che gli imponevano di raggiungere Ancona con tutte le forze alle sue dipendenze, decise di tentare un colpo di mano contro i Sardi a Senigallia, convinto della sua superiorità, in un secondo momento si sarebbe ritirato su Ancona. Un vero e proprio colpo d’arresto alla avanzata sarda.

Erano circa le 12 del 13 settembre 1860. La colonna pontificia si avviò verso Senigallia.

Alle 14 il cap. Centurione dello Stato Maggiore della 7a divisione al comando del generale Leotardi, riuscì a scorgere dagli avamposti di Sant’Antonio la colonna pontificia in movimento verso la costa; immediatamente informò il comandante della brigata Bergamo colonnello Avogadro di Casanova. Questi inviò incontro ai pontifici immediatamente due compagnie di bersaglieri, la 46a e la 48a.

Nel mentre questo movimento era in atto, intorno alle 15 il colonnello Kanzler viene di nuovo informato che Senigallia è stata raggiunta da consistenti forze sarde, tra le quali vi era una forte aliquota dia artiglieria che si faceva ammontare a 24 cannoni. Queste informazioni cambiavano radicalmente il quadro tattico: sarebbe stato veramente da sprovveduti attaccare forze superiori; quindi Kanzler decise di rinunciare seduta stante al colpo di mano e di dare corso agli ordini ricevuti, ovvero raggiungere Ancona il più presto possibile. Presa la ripida strada del Vallone di Sant’Angelo, al fine di arrivare in Ancona, per Case Bruciate, Fiumesino e quindi Ancona.

La catena di comando sarda era già allertata; il gen. Leotardi ordinava verso le 15,30 alla brigata Como rinforzata da un squadrone di Lancieri di Milano, di rimanere in riserva pronta ad intervenire, ordinava alla brigata Bergamo di marciare verso S. Antonio con il 25° reggimento fanteria e uno squadrone di Lancieri di Milano ed una sezione di artiglieria. Ai suoi diretti ordini, una colonna composta dal 26° reggimento fanteria, due squadroni di Lancieri di Milano (2° e 3°) ed i rimanenti pezzi della 5a batteria, con l’intendo di rimontare la vallata del Misa.

Il primo contatto fra le due forza contrapposte avvenne verso le 16 tra la 46a e la 48a compagnia bersaglieri; successivamente anche il I e il II battaglione del 25° reggimento fanteria riuscirono a prendere contatto con la retroguardia della colonna pontificia. Questa retroguardia, come visto , al comando del cap. Rooner iniziò a resistere a nord di Sant’Angelo; presto, vista la superiorità nemica iniziò a ripiegare su San Silvestro. Kanzler la rinforzò con due compagnie del 1° reggimento indigeno e con due pezzi di artiglieria da campagna, con le due compagnie al comando del tenente Roversi e del tenente Venanzi. Queste forze, prendendo posizione a San Silvestro e poi su successive posizioni riuscivano, alternando tempi di arresto fomentati e reazione dinamiche, ad acquistare tempo permettendo al grosso di proseguire verso Montemarciano.

Il generale Leopardi, preso atto che ormai il grosso dei Pontifici stava sfuggendo, spinse in avanti la sua scorta di lancieri, che tentò una carica, ma fu costretta, per l’esiguo numero ed anche per il terreno difficile e poco adatto alla cavalleria, ed anche per la fermezza del nemico, a ritirarsi.

Ordinò al colonnello de Barral, che si pose al comando del 2° e del 3° squadrone dei Lancieri di Milano, con l’appoggio di una sezione di artiglieria, e di due compagnie dei bersaglieri.

Condotti dallo stesso colonnello De Barral i due squadroni caricarono ripetutamente, scompaginando le due compagnie di bersaglieri austriaci, gli uomini delle quali in gran parte furono fatti prigionieri ed i bersaglieri sardi si impadronirono del bagaglio e della cassa di guerra. Le due compagnie indigene, invece, riuscirono a tenere il passo e a rimanere compatte. Lancieri e bersaglieri. Avanzando la sera il colonnello Casanova ritenne di desistere da ogni azione e quindi pose fine all’inseguimento.

Riusciva al colonnello Kanzler di raggiungere con il grosso delle truppe Montemarciano, da dove, temendo che il bivio di case Bruciate fosse occupato, si diresse per Chiaravalle, e qundi per castelferreti e Falconara, ove si fece sosta per qualche ora. Qui trovò il IV battaglione bersaglieri austriaci e due pezzi della 9° batteria, che il de Courten aveva inviato a fiume sino proprio per proteggere la ritirata alla forze in ripiegamento dal Montefeltro.

Uniti tutte queste forze, all’1 dopo mezzanotte del 14 settembre entrava in Ancona, avendo compiuto in 22 ore una marcia di 60 chilometri.

Il bilancio di questo scontro fu, per i Sardi, un soldato ucciso e tre feriti, tra cui il maggiore Groppello, tutti appartenenti ai Lancieri di Milano; questo reggimento ebbe pure 19 cavalli messi fuori combattimento. I Pontifici ebbero, tra feriti e prigionieri, 135 uomini; fra i feriti quattro ufficiali, i capitani Roomer e Paoli, i tenenti Ricetti ed Hovas.

Le considerazioni che si possono fare su questo scontro vengono riassunti dal Vigevano in queste parole:

“La rinuncia del generale Leotardi ad agire contro le truppe pontificie, quando queste erano state segnalate a Brugnetto, causa la stanchezza delle truppe, era riuscita a favorire la ritirata dei Pontifici. Ma il colonello Kanzler colla sua mossa verso Senigallia rinunziò al vantaggio che impensatamente gli veniva offerto di ritirarsi indisturbato e venne a mettersi in una situazione che egli stesso definì criticissima dalla quale si districò con abilità, ma con difficoltà, sacrificando oltreché parte del materiale quasi due compagnie, e a ben maggiore sacrificio avrebbe dovuto sottostare se la cavalleria sarda fosse stata impiegata riunita per prevenirlo o per cadere su un determinato punto della sua linea di ritirata”

Cialdini, giunto a sera a Senigallia, informava in questi termini il Primo Ministro Cavour e il generale Fanti

“13 settembre ore 10,30 pomeridiane. La divisione Leotardi giunta quest’oggi a Senigallia si accampò sulla strada di Ancona. Informato il generale che due battaglioni nemici vagavano per le vicine colline, benché avesse le truppe stanchissime, partì con qualche battaglione e coi Lancieri di Milano a dar loro la caccia. Le disperse e rientrò a tarda sera con 200 prigionieri circa, tutti tedeschi fra i quali alcuni ufficiali. I Lancieri di Milano eseguirono una bella carica, col colonnello De Barral in testa, ed ebbero il maggiore Groppello ferito alla coscia ed una ventina di cavalli fuori combattimento. L’ora tardissima non permise maggiori risultati.”

Da Ancona, di questi avvenimenti venne informati il Comandante in Capo. De La Moricière ne informa il Pro Ministro De Merode con questo dispaccio

“Tolentino 14 settembre 1860. Al Ministro delle Armi. Roma.
De Courten si era ritirato in Ancona, lasciando Kanzler e Vogelsang. Ricevo in questo momento il seguente dispaccio del generale de Courten. Olonna Kanzler e Vogelsang erano state tagliate fuori da Senigallia; entrato in questo momento in Ancona con i loro due pezzi. Circondate a S. Angelo da una intera divisione piemontese, hanno saputo bravamente resistere, aprendosi la strada in mezzo al nemico, percorrendo 45 miglia di strada di montagna. Battaglione bersaglieri ha perduto 60 uomini circa e 4 ufficiali e battaglione Serra (indigeni) poca gente. Il Comandante il Capo de La Moricière.”

Lo scontro di San Silvestro, quindi, rappresenta un'altra sconfitta per i pontificio, caduti nel tranello di accorrere nel Montefeltro a reprimere i moti di rivolta, venendo meno al principio della massa. Anche se il numero varia, si persero dai 60 ai 135 ( Cialdini parla di 200 uomini) soldati perduti, che sarebbero stati utili alla difesa di Ancona. In sostanza, uno scontro che si poteva evitare e che incise negativamente a livello strategico-operativo.

Post Scriptum

Nel quadro delle celebrazioni per il 150° Anniversario dell’Unita d’Italia, il 21 settembre 2011 si è tenuto a Senigallia un convegno dal tema “ La battaglia di Senigallia del 13 settembre 1860”, Il manifesto che annunciava l’evento, riportava anche che al termine dei lavori ci sarebbe stata una degustazione di vini ed altre attività mondane. Ancora una volta si propongono per il Risorgimento dei messaggi forvianti: definire battaglia lo scontro di San Silvestro nei termini in cui è  sviluppato di cui sopra, è errato, come il lettore può facilmente constatare. Se ogni volta che le truppe avversarie vengono a contatto si parla di battaglia, si ha una dimensione alterata del corso degli avvenimenti, oltre a non avere la purchè minima cultura militare. Un minimo di prudenza è richiesto, soprattutto per il rispetto di chi ascolta e per la propria dignità scientifica.

mercoledì 21 settembre 2011

Le cause della sconfitta pontificia il 18 settembre 1860

L’essenza della sconfitta della giornata del 18 settembre 1860 da parte pontificia sta nel fatto che tutti i soldati pontifici, tranne poche decine, non intrapresero la via verso Ancona, che a tutti i costi doveva essere raggiunta, per continuare la lotta, che era il vero motivo per cui ci si era messi in marcia dall’Umbria. Il non averlo fatto, rappresenta la vera sconfitta di quella giornata. Quindi, oltre alle armi sarde, la sconfitta va imputata principalmente alla volontà di non combattere e di sottrarsi con ogni mezzo ad ogni ulteriore impegno da parte della massa delle truppe pontificie.


Si scrive:

“Assedio di Ancona. Narrando la battaglia di Castelfidardo abbiamo visto che il generale Lamoricière scorgendo i sodati, posti direttamente sotto i suoi ordini, da prima sgomentati dal vivo fuco delle artiglierie nemiche piegare, quindi volte le spalle fuggire verso il Musone, fece quanto poteva il più per raggiungere i fuggitivi dietro gli argini del fiume, ricomporre le file e mandarli in Ancona per la via dìUmana; ma il tentativo andò a vuoto ed i comandanti le varie squadre non furono più avventurosi di lui per riuscire a bene in questo disegno. Tutti si ripiegavano verso Loreto e nulla valse a ritenerli. Tal mossa fu veramente deplorevole, perrochè se la voce del generale in capo fosse stata ascoltata, o se gli ufficiali avessero provveduto a dar volta ai loro soldati verso Ancona, piuttosto verso Loreto, è quasi certo, che metà dell’armata papale avrebbe potuto penetrarvi, sendochè i piemontesi non avean tagliata la via di Umana e si rimasero dall’inseguire. Vero che si sarebbero dovuti abbanodare i bagagli dell’armata e le artiglierie, perché la via presa da Lamoricière in parte non è praticabile dai carriaggi, ma siffatta perdita, per spiacente che fosse, non era irreparabile e non comprometteva le sorti dell’armata, essendo in Ancona i magazzini dell’amministrazione militare. Conveniva giungerci, e là poi un serio combattimento avrebbe deciso chi doveva rimanere padrone delle Marche.”

per approfondimenti vds. M. Coltrinari "L'Ultima difesa pontificia di Ancona", Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2011.  oer approfondimento: risosorgimento23@libero.it

martedì 20 settembre 2011

Pianta della Città di Ancona, seconda piazzaforte dello Stato Pontificio, del 1799

lunedì 19 settembre 2011

L'azione concorrente dell'artiglieria il 18 settembre 1860

L’impiego dell’artiglieria nello scontro di Castelfidardo è stato ricostruito dal Vigevano nei minimi particolari. Il generale Pes di Villamarina, comandante la 4a Divisione, ordinò. Intono alle 10 del 18 settembre che soltanto il I ed il II Battaglione del 10° Reggimento Fanteria accorressero dalle crocette sul luogo del combattimento, ancora convinto che si trattasse di un attacco diversivo. Poco dopo, udendo l’intensità dei combattimenti, ordinò che entrassero in linea anche il III ed il IV battaglione del 10° Fanteria ed una sezione della 2a batteria del 5° Reggimento artiglieria, che era la terza sezione, che giunse subito dopo.

Verso le 10,15, il capitano Sterpone, comandante la batteria, aveva ricevuto l’ordine dal generale Villamarina di accorre con una sezione ed il Capitano comandante la batteria aveva stabilito che fosse la 1 sezione. Gli artiglieri di questa sezione stavano prendendo il caffè e consumando il rancio, i cavalli mangiando la biada e perciò occorse un certo tempo per allestirla.

Ancora tempo si erse perché si volle sostituirla in quanto la 1 sezione, fermata alla Crocette e messa in riserva dietro la Chiesa , venne sostituita dalla terza sezione i quanto questa aveva cannoni rigati.
Solo alle 11,15 che questa sezione si mise in posizione. Il tempo perso era stato fatale. Il campo di tiro non era più sgombro in quanto i battaglioni di fanteria si erano lanciati contro la prima linea pontificia. Quindi si era impediti a battere la fanteria nemica. Cominciò, perciò, un fuoco a granata contro l’artiglieria nemica, il classico fuoco di controbatteria, contro l’artiglieria nemica postata nei pressi di Casa Andreani Catena, e, successivamente, sulle truppe di rincalzo pontificie.
Questo tiro ebbe effetto aggiunto nel diffondere il panico tra le file pontificie, già presente oltre il livello di guardia e contribuì a farlo aumentare, generando confusione . L’azione principale dell’artiglieria sarda da Montoro iniziò alle 11,15 e terminò intorno alle 12, quando ormai i fanti erano scesi n pianura ed avevano sostenuto l’azione principale della colonna d’attacco del de Pimodan, neutralizzandola



Per ulteriori informazioni contatta:risorgimento23@libero.it.

domenica 18 settembre 2011

Villa Musone: quel 18 settembre 1860

Poco dopo mezzogiorno comparve nell’abitato un soldato pontificio: senza fucile, senza berretto, la giubba sporca e strappata. Era un ragazzo, avrà avuto vent’anni, e camminava respirando affannosamente, sudato in volto, i capelli arruffati; gli occhi erano sbarrati di paura e arrossati dal pianto. Appena vide la gente (lo guardano con stupore e curiosità) si avvicinò, volgendosi intorno a cercare un viso amico, uno che ispirasse fiducia. Poi chiese da bere, con voce sommessa “Per carità….” Aggiunse. Lo fecero entrare in una casa, che bevesse; e mangiasse qualcosa, che c’era ancor ala tavola apparecchiata.


“Di dove sei?” gli fu chiesto; poi si commentò che se i piemontesi l’avessero trovato l’avrebbero fatto prigioniero, forse l’avrebbero ucciso. E lui, con lo sguardo di cucciolo impaurito, stava li, in un angolo, col bicchiere in mano.

Poi la famiglia si mosse, tutti d’accordo senza essersi detto niente. La nonna andò di là, tornando poco dopo con qualche panno: i calzoni, una giacchetta, ed una camicia del povero marito ( che riposi in pace!); tutta roba vecchia e rattoppata, ma tant’è.. Il padre prese con una mano la roba e con l’altra afferrò per la spalla il soldato e lo condusse nella stalla, a cambiarsi gli abiti. Quando i due tornarono in cucina la vergara aveva preparato in un involto una pagnotta di pane: ma il ragazzo, commosso, esitava a prenderla. Gliela misero a forza sotto il braccio, dicendogli: “adesso và, cerca di arrivare al tuo paese, dai tuoi. Và. Che non c’è nessuno in giro adesso”; ed egli partì furtivo, dopo aver mormorato 2Siate benedetti!” Si avviava per i viottoli, sperando di raggiungere casa sua, forse verso Ascoli, o verso Foligno o verso Viterbo, chissà.

Ne passarono altri, più tardi, e furono anch’essi aiutati dalla brava gente del luogo.

Ma la maggior parte dei soldati pontifici non erano italiani: c’erano svizzeri, francesi, austriaci, irlandesi. Costoro non avevano altra prospettiva di salvezza che raggiungere Roma (come?) o darsi prigionieri, ma che fosse il più tardi possibile. Così cercavano di comprare cibo e vino coi baiocchi che avevano in tasca o di barattarli con lo schioppo, se ancora l’avevano con se.

Loreto divenne il rifugio dei pontifici in ritirata. I feriti, che erano oltre 400, furono sistemati alla meglio, anche dentro la basilica, sopra mucchi di paglia.

I Piemontesi si diressero piuttosto verso Recanati, quasi a dimostrare un dovuto rispetto per il nostro Santuario, che non fosse coinvolto in operazioni militari. Cialdini era rimasto acquartierato in Osimo; soltanto il girono dopo, 19 settembre, scese il ponte di Villa Musone per incontrarsi col colonnello pontificio Gudenhoven e fargli firmare l’atto di resa. Allora un drappello di cavalleria regia, e poi i bersaglieri e la fanteria, e i carri con sopra i feriti,mossero verso Loreto.

La sera a Villa Musone dei Piemontesi si videro soltanto alcune pattuglie, che giravano con le lanterne per vedere se tutto era tranquillo, Si capì che ormai il governo non era più del Papa, ma dei Piemontesi. Cosa succederà adesso?. Si chiedevano tutti……”

Per approfondimenti: scrivere a risorgimento23@libero.it

sabato 17 settembre 2011

Villa Musone e la tradizione orale

Il Combattimento del 18 settembre 1860

“La mattina del 18 settembre 1860 nessuno degli abitanti della contrada andò per i campi. Quei pochi che avevano già portato le bestie le avevano ricondotte in fretta nelle stalle, perché a Loreto scendevano verso Villa Berghigna i soldati “papalini”in gran numero, con cavalli, cannoni, e non c’era da scherzare trovandosi in mezzo. Uno che si era incontrato con loro era stato scacciato in malo modo “Via Via! Andate via!”Saranno più di mille: macchè saranno almeno seimila e forse di più. In mezzo agli alberi si intravede il movimento delle uniformi colorate, che vengono giù (La Loreto , n.d.a) come una lenta frana. Già da ieri si sapeva che a Loreto s’era adunato tutto l’esercito pontificio, arrivato dall’Umbria, ed i soldati avevano riempito ogni luogo, strade e piazze, passando la notte a dormire accovacciati per terra, o se andava bene, nei carri. Intanto, a castelfidardo, e le colline intorno erano già da qualche giorno occupate dalle truppe piemontesi. L’altro ieri, domenica, il prete che era venuto giù (sempre da Loreto, n.d.a.) a dire la Messa, non aveva spiegato il Vangelo, ma aveva parlato della guerra. Diceva che Garibaldi, quel miscredente, con le sue bande aveva invaso il “Regno” ( così veniva brevemente indicato il Regno delle Due Sicilie), aiutato dai delinquenti del luogo, sopraffacendo i buoni cristiani che difendevano il loro re. Adesso, poi, venivano i piemontesi, che osavano calpestare lo Stato della Chiesa, la terra del Papa, da paragonarli ai mussulmani!. Preghiamo, dunque, che i nostri bravi soldati pontifici possano arrivare in Ancona, senza spargimento di sangue; perché loro non vogliono fare battaglia, ma riparare in quella fortezza e tenerne il possesso, finché l’Austria e la Francia sistemeranno ogni cosa, costringendo, con le buone o con le cattive, tutti gli invasori a ritirarsi.

Cosi aveva parlato il prete. E la gente non sapeva cosa dire: ogni commento era pericoloso. Tutti se ne stavano in silenzio, con grande trepidazione. Per fortuna, i soldati non passavano di qui, ma andavano a varcare il Musone più verso il mare, alla larga da Castelfidardo. Dunque quella mattina tutti stavano tappati in casa: le donne recitando il rosario, e gli uomini guardandosi introno, senza sapere cosa fare. Verso le 9,30 s’udirono spari lontani di fucileria; poi anche qualche cannonata. Qualcuno provava ad affacciarsi fuori della porta di casa, ma subito interveniva piagnucoloso un figlio “O Bà, e venite dentro!”

Alle 11 verso le Crocette pareva che si fosse scatenato l’inferno, come un temprale d’Agosto, e si vedeva lassù un polverone che metteva paura.

Reparti pontifici avevano assalito il colle di Montoro, per consentire al resto delle loro truppe di passare in basso verso le piane dell’Aspio. Ma i piemontesi avevano contrattaccato e poi s’erano spinti fino a Camerano e poi a Sirolo, chiudendo ogni possibilità di transito verso Ancona. Ci furono spari e combattimenti fin verso le due del pomeriggio.

Da R. Scarponi,  M. Moroni, S. Solari, L.Falasco,  Villa Musone, una strada un paese, Villa Musone 1988.

martedì 6 settembre 2011

Bibliografia 1880 -1889




Bibliografia Ragionata ordinata per Anno
1880-1889

1880


Allard S. J., Les Zuoaves pontificaux, ou Journal de Mgr Daniel aumonier des zouaves, , Nantes, Imprimerie Bourgeois, 1880

De V. Philippe, Dix ans au service du Roi Pie IX au mémoire d’un zouave pontifical, Friburgo, Impr.de St-Paul, 1880

Delmas J, Un episode de la neuvième croisade ou la Bataille de Castelfidardo, Brest, Imprimerie F. Halègouet, Rue Klebert 11, 1880

Devigne P., Charrette et les Zouaves Pontificaux au journal de Mgr.Daniel, Nantes., 1880

Pellion di Persano C.,, Diario privato, politico, militare, Roux e Favale, Torino, 1880.

1881

D’Azeglio M., I miei ricordi, Firenze, Andrea Croci Editore, 1881

Del Mas J., La Neiviéme Croisade, Paris, Blériot, 1881

Nisco N., Storia d’Italia dal 1814 al 1880, Roma, Ed. Voghera Carlo, 1881



1882

Castaldi B., Pio IX ed i suoi tempi, Roma, Tipografia Sociale, 1882

Ottolino V., La Vittoria di Castelfidardo, Milano, Casa Editrice Guidone, Ristampa, 1882



1883

Atti parlamentari. Camera dei deputati. Sessione 1861-1862, Roma, Botta, Vol. X, 1883

Cialdini E., "Rapporto a S.E. il generale in capo sulle operazioni del IV Corpo d'Armata dall'11 settembre al 29 settembre", in M. Cellai, Fasti militari della guerra d'indipendenza, Milano, Tip. degli Ingegneri, 1883.

Cellai M., I fasti militari, Tipografi e litografia degli Ingegneri, 1883

Chiala L., Lettere edite ed inedite del conte di Cavour, Torino, 1883-1887, vol. IV, 1883

Mariani F., Le guerre per l’indipendenza italiana dal 1848 al 1870. Storia Politico-Militare, Torino, Roux e Favale, Vol. IV, 1883



1884

Rastoul M., Le General De La Moriciere,Lille, 1884.

Maldini G.M., I Bilanci della Marina d’Italia, Roma, Forzani, 1884-1886, Vol. I,



1885

AA.VV., Noces d’argent du Regiment des Zouaves Pontificaux 1860-1885,Basse Motte 28 Juillet 19885, Anvers 30 aout 1885, Rennes-Paris, Oberthr, 1885

Leveille R.P., Un soldat chrétien : Lamoriciére, Paris, 1885





1886

==,== (Anonimo), Principe di Sarsina nel primo anniversario della morte. I Maggio 1886, Roma, Cuggiani, 1886

Besson (Mgr), Frèderic-François-Xavier de Merode, sa vie et ses ouvres, Paris, Retaux-Bray, 1886

Carpi L. Il Risorgimento Italiano. Biografie d’Illustri Italiani Contemporanei, Milano, Francesco Vallardi Editore, 1886

Castelli M., Il Conte di Cavour. Ricordi., a cura di L. Chiala. Torino, Roux e Favale, 1886

Randaccio C., Storia delle marine militari italiane dal 1750 al 1860 e della marina militare italiana dal 1860 al 1870, Roma, Forzani, 1886, vol. 1, 1886



1887

Ambrosi R., De Magistris, Ghiron, Roma nell’unità italiana, Torno, Bocca, 1887

Bonchi R., Pio IX e il papa futuo, Milano, Treves, 1877



1888

Poitevin N., Mgr.de Merode, in Les Contemporains, Paris, s.d. ( ma 1888)

Tivaroni C., Storia critica del Risorgimento Italiano, Torino, Le Roux e Trassati, 1888-1897



1889

Chiala L., Giacomo Diana e l’opra sua nel Risorgimento Italiano, Torino-Roma, Roux e Viarengo, Vol. II 1899,

Stefanoni Luigi, La storia d’Italia narrata al popolo, Roma, E.Perino, 1889

Vannutelli P.V., Il generale Kanzler. Cenni biografici. Roma, Tipografia M. Armanni, 1889

venerdì 2 settembre 2011

Un titolo che dovrebbe essere compreso

Nel corso di un incontro nell’ambito della Sezione Studenti e Cultori della Materia nel determinare le linee programmatiche della Collana Storia in Laboratorio per l’anno 2012 è stata avviata una interessante discussione in merito al Volume, Il combattimento di Loreto detto di Castelfidardo, 18 settembre 1860, Roma.


Di fronte alla ennesima interpretazione minimalista e campanilistica con cui questo volume è stato accolto, in cui si adombra il fatto che si tende a sminuire Castelfidardo, è bene precisare che il volume ha il titolo che racchiude, nella sintesi tipica di un titolo, la versione delle due parti contrapposte.

Quella pontificia (Il combattimento di Loreto) e quella sarda ( Il combattimento di Castelfidardo), che è stato proposto in “Il Combattimento di Loreto, detto di Castelfidardo”

Il de Quatrebarbes, Governatore civile di Ancona, da la versione dei fatti del 18 settembre, con un articolo sul Piceno, il 22 settembre 1860 dal titolo “Il Combattimento di Loreto”

Il Cavour, non poteva per ragioni di evidente opportunità politica definire i fatti del 18 settembre con il nome della sede di uno dei santuari più noti d’Italia. Ne tanto meno poteva scegliere il nome di Osimo, che era, notoriamente, una città ad orientamento cattolico. Pertanto fu scelto il nome di un paese piccolo, e sconosciuto, a ridosso dell’area dei combattimenti che non avesse alcun aggancio con il governo e la tradizione pontificia, e che potesse assurgere proprio per la sua inconsistenza ed astoricità a fasto delle glorie d’Italia, come in effetti avvenne.

Da ricordare che tutte le comunicazioni del Cialdini con Torino erano datate “Osimo”, la località più nota e riportata sulle carte del Primo Ministro, anche se aveva posto il suo Comando avanzato a Sant’Agostino, sotto Castelfidardo.

Se esplicitare tutto questo significa diminuire o sminuire Castelfidardo, si è nella condizione di confezionare versioni funzionali a qualche interesse ( di prestigio, turistico, campanilistico ed altro) che, rimanendo nella conoscenza manualistica liceale, mal si allinea con le esigenze della conoscenza storica a tutto tondo.

Per approfondire ulteriormente questo aspetto, nel quadro delle iniziative dedicate al passaggio delle Marche dallo stato preunitario allo Stato Nazionale, si terrà nel prossimo mese di ottobre una tavola rotonda.

domenica 24 luglio 2011

Omaggio ai caduti della spedizione in Crimea 1854 1855

La Guerra in Crimea del 1854-1855 rappresenta il banco di prova dell’Esercito Sardo che si andava ristrutturando in vista delle prove che necessariamente doveva sostenere nell’ambito della politica di Unità Nazionale perseguita dal governo di Cavour.


L’Aver partecipato a questa spedizione oltremare, accanto alle potenze del tempo, Gran Bretagna e Francia, rappresentò la possibilità di avere intese ed appoggi a livello diplomatico e politico.

Dal punto di vista militare fu una esperienza molto fruttuosa. Sotto il profilo tattico, l’aver combattuto a fianco di fanterie più accreditate sulla carta, permise di confrontare i procedimenti di impiego; per la cavalleria, anche se il corpo di spedizione non aveva unità consistenti di questa arma, si constatò che non vi erano stati sostanziali progressi tattici dall’epoca napoleonica, quaranta anni prima. Per i quadri, sia di vertice che intermedi fu un’ottima esperienza. Vi parteciparono generali come Fanti, Cialdini, Pes di Villamarina ed altri che ritroveremo poi nelle marche nel 1860.

Dove le cose andarono veramente male fu il settore logistico, soprattutto la componente sanitaria, commissario nelle branche del vettovagliamento, dell’alloggiamento e del benessere del soldato.

L’alto numero dei Caduti, oltre 2500, tra cui il fondatore dei bersaglieri La Marmora, fu dovuto alle malattie, soprattutto il colera, e ad altre epidemie, non sufficientemente contrastate; relativamente basso il numero dei caduti in combattimenti e scontri.



Questo Caduti sono ricordati oggi da una Stele, sul campo di Baraclava, nella collina di fronte al posto ove stava il Quartier Generale di Lord Raglan, e guardante nella vallata ove si svolse la celebre carica della Brigata Leggera, forse l’episodio più noto di tutta la Campagna.



L’avere avuto la fortuna di rendere omaggio ai caduti nel 150° anniversario della nostra Unità Nazionale, sommato a giornate intense di studio sul posto di avvenimenti di storia militare patria, rappresenta un significativo passo concreto verso quelle forme di studio della storia basate più sulla realtà documentari e materica che di quella storia ideologica fatta di miti, scelte politiche, funzionale all’interesse di questo e quello; oggi sembra che sia questa l’unica storia possibile, in realtà un ulteriore segno della nostra attuale decadenza.



Di seguito alcune immagini della Cerimonia svoltasi a memoria dei Caduti.

sabato 23 luglio 2011

Bibliografia Ragionata Parte Sesta 1870 -1879

Bibliografia Ragionata del Passaggio delle Marche dallo Stato preunitario allo Stato Nazionale.

Si presenta di seguito la bibliografia riguardante gli avvenimenti concernenti le operazioni per la conquista di Ancona (11-29 settembre 1860) durante la Campagna d'Invasione delle Marche e dell'Umbria. Gli anni di pubblicazione vanno dal 1870 al 1879. In post precedenti sono stati pubblicati gli anni che vanno dal 1860 al 1869
Per igni informazione o ragguaglio contatare

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Bibliografia  Parte Sesta

1870


Boggio P.C., Storia politico-militare della guerra d’indipendenza italiana 1859-1860, Torino, 1860-1870

Colleville ( comte de), Un crime du second empire. Un guet-aupes de Castelfidardo, Libraire Felix Juve, Paris, 1870

Corsi C., 1844-1860. Venticinque anni in Italia, Tipografia Faverio e comp., Firenze, 1870

Pellion di Persono C., Diario privato-politico-militare nella campagna navale degli anni 1860-1861, Torino, Araldi, 1870

Ritucci G., Commenti confutatori, Napoli, Stabilimento Tip. Italia, 1870



1871

==,==, (Anonimo, ma Sonetti Antonmaria ex Zuavo pontificio), Il volontario di Pio IX, Bologna, Guidetti, 1871

==,==, “La fedeltà”,Giornale settimanale della Società Romana dei reduci delle Battaglie in difesa del papato, Roma, annate 1871-1872, 1909-1921

Russel-Killough F., Dix année au service pontifical, Paris, 1871

Saint Sernin, Comte de, Au service de Pie IX, Toulose, s.d. ma 1871



1872

==,==, (Anonimo), Le capitaine de Fabry aux zouaves Pontificaux. Rome 1860-1870 et aux Volontaires de l’Ouest. France 1870-1871. Par un de ses Camerades. Marselle, Saint-Lear, s.d. (ma 1872)

Cantù C., Della Indipendenza Italiana. Cronistoria. Torino, Stamperia dell’Unione Tipografica Editrice Torinese, 1872



Rustow G., La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente,(Versione del Dott. G. Bizzozero, Milano, Stabilimento Civelli Giuseppe, 1872





1873

Dupanlop F., Oration funèbre du général De La Moricière, 1873

Fea P., Il generale Efisio Cugia, in « Nuova Antologia » XXIII, Luglio1873, pag. 636-72, 1873

Jacquemont S., La campagna degli Zuavi pontifici in Francia, Bologna, 1873

De Treitschke E., Il conte di Cavour, Firenze, Barbera, 1873

Bresciani A, Olderico ovvero il zuavo pontificio, Milano, S. Muggini e C., 1873



1874

Lamy J., Monseigneur de Meròde, Louvain, Ed. Chat., 1874

Tournon, Comte de, Le Volontaires pontificaux a chéval, Paris, s,d, (ma) 1874



1875

De Charette A., Souvenir du Régiment des Zouaves Pontificaux, Tours, 1875

Bonacci M.A., Primato civile dei Pontifici. Versi. Firenze, le Monnier, 1875



1876

1877

1878

Senato del Regno d’Italia, Presidenza (a cura di ), Vittorio Emanuele II. Discorsi al Parlamento e Proclami all’Esercito, Roma, Tipografia del Senato, 1878

Pellion di Persano C., Lettere di Massimo D’Azeglio a Carlo di persano nel decorso di diciannove anni, Torino, Candeletti, 1878



1879

Keller E., Le general de la Moriciére, Paris, Dumaine, 1879

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