Da R. Scarponi, M. Moroni, S. Solari, L.Falasco, Villa Musone, una strada un paese, Villa Musone 1988.
sabato 17 settembre 2011
Villa Musone e la tradizione orale
Il Combattimento del 18 settembre 1860
“La mattina del 18 settembre 1860 nessuno degli abitanti della contrada andò per i campi. Quei pochi che avevano già portato le bestie le avevano ricondotte in fretta nelle stalle, perché a Loreto scendevano verso Villa Berghigna i soldati “papalini”in gran numero, con cavalli, cannoni, e non c’era da scherzare trovandosi in mezzo. Uno che si era incontrato con loro era stato scacciato in malo modo “Via Via! Andate via!”Saranno più di mille: macchè saranno almeno seimila e forse di più. In mezzo agli alberi si intravede il movimento delle uniformi colorate, che vengono giù (La Loreto , n.d.a) come una lenta frana. Già da ieri si sapeva che a Loreto s’era adunato tutto l’esercito pontificio, arrivato dall’Umbria, ed i soldati avevano riempito ogni luogo, strade e piazze, passando la notte a dormire accovacciati per terra, o se andava bene, nei carri. Intanto, a castelfidardo, e le colline intorno erano già da qualche giorno occupate dalle truppe piemontesi. L’altro ieri, domenica, il prete che era venuto giù (sempre da Loreto, n.d.a.) a dire la Messa, non aveva spiegato il Vangelo, ma aveva parlato della guerra. Diceva che Garibaldi, quel miscredente, con le sue bande aveva invaso il “Regno” ( così veniva brevemente indicato il Regno delle Due Sicilie), aiutato dai delinquenti del luogo, sopraffacendo i buoni cristiani che difendevano il loro re. Adesso, poi, venivano i piemontesi, che osavano calpestare lo Stato della Chiesa, la terra del Papa, da paragonarli ai mussulmani!. Preghiamo, dunque, che i nostri bravi soldati pontifici possano arrivare in Ancona, senza spargimento di sangue; perché loro non vogliono fare battaglia, ma riparare in quella fortezza e tenerne il possesso, finché l’Austria e la Francia sistemeranno ogni cosa, costringendo, con le buone o con le cattive, tutti gli invasori a ritirarsi.
Cosi aveva parlato il prete. E la gente non sapeva cosa dire: ogni commento era pericoloso. Tutti se ne stavano in silenzio, con grande trepidazione. Per fortuna, i soldati non passavano di qui, ma andavano a varcare il Musone più verso il mare, alla larga da Castelfidardo. Dunque quella mattina tutti stavano tappati in casa: le donne recitando il rosario, e gli uomini guardandosi introno, senza sapere cosa fare. Verso le 9,30 s’udirono spari lontani di fucileria; poi anche qualche cannonata. Qualcuno provava ad affacciarsi fuori della porta di casa, ma subito interveniva piagnucoloso un figlio “O Bà, e venite dentro!”
Alle 11 verso le Crocette pareva che si fosse scatenato l’inferno, come un temprale d’Agosto, e si vedeva lassù un polverone che metteva paura.
Reparti pontifici avevano assalito il colle di Montoro, per consentire al resto delle loro truppe di passare in basso verso le piane dell’Aspio. Ma i piemontesi avevano contrattaccato e poi s’erano spinti fino a Camerano e poi a Sirolo, chiudendo ogni possibilità di transito verso Ancona. Ci furono spari e combattimenti fin verso le due del pomeriggio.
Da R. Scarponi, M. Moroni, S. Solari, L.Falasco, Villa Musone, una strada un paese, Villa Musone 1988.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento