Mostra a Pietralacroce

Mostra a Pietralacroce
Il numero della rivista riportala mostra organizzata dagli alunni delle scuole di Ancona a Pietralacroce in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Nella foto, l'assalto e la presa di Monte Pelago, 26 settembre 1860

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Onore ai Caduti

Onore ai Caduti
Sebastopoli. Vallata di Baraclava. Dopo la cerimonia a ricordo dei soldati sardi caduti nella Guerra di Crimea 1854-1855. Vedi spot in data 22 gennaio 2013

Il volume è stato presentato sabato 4 giugno 2011 alle ore 18 a Portorecanati, Sala Comunale

Il volume è stato presentato sabato 4 giugno 2011 alle ore 18 a Portorecanati, Sala Comunale
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La sintesi del 1860

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Il combattimento di Loreto, detto di Castelfidardo 18 settembre 1860

Il Volume di Massimo Coltrinari, Il Combattimento di Loreto detto di Castelfidardo, 18 settembre 1860, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2009, pagine 332, euro 21, ISBN 978-88-6134-379-5, è disponibile in
II Edizione - Accademia di Oplologia e Militaria
- in tutte le librerie d'Italia
- on line, all'indirizzo ordini@nuova cultura.it,
- catalogo, in www.nuovacultura.it
- Roma Universita La Sapienza, "Chioschi Gialli"
- in Ancona, presso Fogola Corso Mazzini e press o Copyemme

Sai dire che cosa è successo il 18 settembre 1860 nella vallata del Musone?

martedì 21 ottobre 2008

"La battaglia di Castelfidardo" a Spoleto

“La battaglia di Castelfidardo” a Spoleto
di Giovanni Cecini
Sezione UNUCI di Spoleto
Confrenza di Massimo Coltrinari su
"Lo scontro del 18 settembre 1860 a Castelfidardo"
di
Giovanni Cecini
L’anno 2008 si colloca alla vigilia di importanti appuntamenti di rievocazione storica, legati all’Italia e al suo Risorgimento nazionale. Il 150° anniversario dell’Unità non appare solo un arido formalismo, da celebrare per dovere d’ufficio, ma l’occasione per rinsaldare in un’unica circostanza i valori fondanti del Paese. Essi trovano il loro pieno ed effettivo compimento nell’arco di cento anni, perché espressi sia nel periodo risorgimentale contro l’oppressione conservatrice e straniera, sia nel periodo postfascista, dove il riscatto della Nazione si è sviluppato nel “secondo” Risorgimento con la lotta contro il totalitarismo, per poi trovare significato nella scelta repubblicana e nella promulgazione della Costituzione del 1948.
E’ con questo clima che nel pomeriggio del 30 settembre presso la sede Unuci di Spoleto si è svolta un’importante iniziativa di tipo storico-culturale: un’attenta esposizione del generale di brigata Massimo Coltrinari sulla battaglia di Castelfidardo del 1860.
Dopo gli onori di casa del generale Franco Fuduli, presidente della sezione, Coltrinari ha inquadrato gli avvenimenti nello scenario socio-politico del biennio 1859-60, in particolar modo analizzando la figura di Giuseppe Garibaldi, nella sua poliedrica espressione di patriota, generale, rivoluzionario e massone. Proprio l’«Eroe dei due Mondi» appare indicativo per comprendere la successione degli eventi intercorsi tra l’avvicinamento di Cavour alla Francia di Napoleone III e l’incontro a Teano tra il repubblicano Garibaldi e il « re d’Italia» Vittorio Emanuele II.
Nell’analisi dei fatti, esposti dal generale Coltrinari, è emerso come il contesto internazionale e l’appartenenza massonica della maggior parte dei protagonisti di primo piano di quel periodo siano stati elementi essenziali e imprescindibili per il successo dell’unificazione nazionale sotto l’ala sabauda.
Se l’Italia per secoli era stata campo di battaglia e tenuta di caccia per le principali potenze europee, solo il tacito assenso o addirittura la piena partecipazione di paesi, come la Francia o la Gran Bretagna, possono spiegare la facilità e la rapidità con la quale in un biennio si è realizzato il sogno di unificazione politica, fino ad allora inespresso e testimoniato solo dalla lunga e millenaria comunanza culturale dei sudditi residenti dalle Alpi alla Sicilia.
In tal senso va inquadrata la sottile tessitura cavouriana con l’Imperatore «dei francesi» e la simpatia con la quale la società inglese guardava le azioni di Mazzini e di Garibaldi. Proprio seguendo questa analisi retrospettiva, Coltrinari tuttavia ha messo in luce alcuni aspetti molto importanti, rimarcando la provenienza massonica di Garibaldi e di Vittorio Emanuele. Solo questa comunanza segreta poté permettere al primo di avere successo, dove Carlo Pisacane aveva fallito, e trovare nelle logge londinesi un supporto di pressione essenziale contro la debole economia borbonica. In parallelo il Re riuscì, attraverso l’intervento militare piemontese nelle Marche e nell’Umbria e poi giù fino a Teano, nei tre obiettivi fondamentali che si era proposto per divenire l’unico “controllore” della Penisola: spegnere ogni fantasma repubblicano nel Mezzogiorno, magari con a capo Garibaldi stesso; impedire uno sconfinamento nel Lazio di quest’ultimo, che la Francia paladina del Papa avrebbe colto come azione contro di essa; ereditare le vittorie garibaldine ed essere investito dal generale nizzardo come capo indiscusso della Penisola, in questo caso non tanto perché “Re”, ma come “Maestro” massone.
Seguendo questa chiave logica e interpretativa, così si spiega la pronta reazione di Torino sulla dorsale adriatica verso Sud, fino alla battaglia decisiva di Castelfidardo del 18 settembre 1860, dove si scontrarono la compagine con a capo Vittorio Emanuele e le formazioni pontificie, incalzate anche sulla costa dalla flotta piemontese contro la piazzaforte di Ancona. Gli sconti si susseguirono su tutto l’arco appenninico umbro-marchigiano e anche presso Pesaro. L’obiettivo delle truppe mandate da Roma (circa 10.000 uomini), forti di un contingente multinazionale eterogeneo e confuso guidato dal generale francese Cristoforo De Lamoricière, era arrivare al mare a tappe forzate attraverso Foligno, Tolentino e Macerata, per fermare l’avanzata da Nord. La risposta piemontese fu diretta ed energica e i franco-papalini furono bloccati dal doppio fronte, composto da 39.000 soldati, proposto dal generale Fanti e messo in atto dal generale Cialdini.
La battaglia per quanto secondaria nella memorialistica storica, sia perché non inserita nelle classiche “Guerre d’Indipendenza” e sia perché sovrastata dalla contemporanea Spedizione dei Mille, che tutto offuscò e inglobò in sé, rappresenta comunque ancora una tappa fondamentale per la realizzazione dell’Unità. La vittoria a Castelfidardo permise l’avanzata verso Sud e portò, con l’incontro campano tra il Savoia e il repubblicano Garibaldi, la confluenza di intenti nel compiere il primo passo verso l’Italia, una, indipendente e libera. Per raggiungere il quarto aggettivo mazziniano di «repubblicana» bisognerà aspettare oltre 80 anni, ma in quel momento già appariva molto anche per lo stesso Garibaldi.
L’aspetto politico, oltre quello militare, non fu secondario. La società cattolica francese aveva come missione la difesa del Papa, ma Napoleone III comprese che fermare i garibaldini era anche per Parigi un fondamentale elemento di stabilità, non avendo Vittorio Emanuele II propositi espliciti su Roma. Le intuizioni di Cavour, i timori di ritrovarsi una Repubblica partenopea una volta scacciati i Borbone, l’opportunità di addomesticare Garibaldi nei suoi possibili intenti rivoluzionari fecero il resto, essendo tutti tasselli che imposero una volta su tutte il predominio del piccolo e battagliero Piemonte sulla scena internazionale.
Poco più di dieci anni prima l’esercito di Carlo Alberto era stato annichilito e ricacciato oltre il Ticino. Nel 1860 quello stesso esercito controllava virtualmente lo Stivale dal Mincio alla Sicilia, presupposto fondamentale per il nuovo assetto statale e nazionale d’Italia.
Al termine della serata di studi, il generale Coltrinari ha colto l’occasione per proporre alle insegnanti e agli alunni presenti in sala un’iniziativa già collaudata negli anni passati con la rivista “Il Secondo Risorgimento d’Italia”. In un periodo in cui molto spesso la Memoria e il Ricordo sono oggetto di dibattiti e talvolta di strumentalizzazioni, “La storia in laboratorio” rappresenta un’occasione per avvicinare la didattica classica a metodi extrascolastici di apprendimento sul campo. L’alunno e lo studente non sono più soggetti passivi dell’insegnamento, ma protagonisti di elaborati, articoli, progetti grafici finalizzati allo stimolo individuale e al lavoro di gruppo. In questo modo le giovani generazioni possono trovare un approccio nuovo e stimolante (attraverso incontri, testimonianze e attività ludico-ricreative) allo studio e alla comprensione di tematiche di carattere storico, fondamentali per diventare buoni e responsabili cittadini del domani.

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